Vita Cristiana

Pubblicato il 4 Maggio 2026 | di Enrico Giordano

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E voi chi dite che io sia?

La pratica degli esercizi spirituali è antica e diffusa presso i cristiani, d’altronde se la Chiesa è un popolo in cammino è normale periodicamente fare il “punto” della situazione: la strada percorsa, dove si è arrivati ed in quale direzione procedere e questo non solo come movimento d’insieme, ma anche nella vita personale di ciascuno di noi.

Come ogni anno la Fraternità di Comunione e Liberazione (CL) si è data appuntamento a Rimini per questo pio esercizio, nel 2026 per la prima volta in due tornate: prima la Lombardia e la settimana dopo il resto d’Italia e del mondo (compatibilmente col fuso orario) o ulteriori sessioni per nazioni o aree per un totale di 71 Paesi con traduzione in diretta in sei lingue (tra cui l’arabo). Vista la distanza le isole maggiori, come alcuni Stati esteri, hanno potuto seguire in videocollegamento ed anche quest’anno tutti i siciliani iscritti (ma anche non iscritti, circa 600) si sono concentrati nel Villaggio Athena Resort di Ragusa.

“E voi chi dite che io sia?” è stato il tema svolto dalle lezioni di don Emanuele Silanos, membro della Fraternità Sacerdotale dei Missionari di san Carlo Borromeo (associazione clericale vocata alla missionarietà nata dalla costola di CL) ed è la domanda che, come leggiamo nel capitolo 16 di Matteo, ha fatto tremare i polsi agli apostoli: prima Gesù chiede che cosa pensi di Lui la gente, ma poi li “inchioda” con questa domanda alla quale risponde Pietro: «Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente».

La risposta a questa domanda fondamentale è importante anche per noi del 21° secolo, ma non la si può trovare in «un’etica o a un’emozione passeggera, siete chiamati infatti a riconoscere che Gesù è il centro del cosmo e della storia. Ma soprattutto che è il senso presente della vostra giornata, del vostro studio, del vostro lavoro e delle vostre comunità» come recita il telegramma inviato da papa Leone XIV ai partecipanti.

«Il Cristianesimo – ha fatto idealmente eco mons. Giuseppe La Placa nell’omelia pronunciata alla S. Messa che ha concluso l’evento – non è una dottrina da capire, una morale da seguire o un sentimento da coltivare, ma – come afferma don Giussani – un avvenimento: un fatto che entra nella storia e chiede di essere riconosciuto come presente».

La risposta non può non essere quella di Pietro, ma l’incontro noi qui, ora dove lo facciamo? «Cristo venendo nel mondo non ci ha mostrato solo un Padre, ma anche – risponde don “Lele” – una madre che è la Chiesa, di cui Maria è figura»: figli nel Figlio, ma anche fratelli nel Figlio, con i quali fare comunione («adesione ad un luogo che mi rende familiare la persona di Gesù»), pregare («fare memoria…delle cose meravigliose che Dio ha fatto nella nostra vita»), e «gridare al mondo che Cristo vuole la nostra felicità» testimoniando «la bellezza di quello che abbiamo incontrato» (missione).

Il tema è dato, la traccia esposta (sarà pubblicata a giugno): a noi, quotidianamente, lo svolgimento.

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Autore

Nato a Ragusa nel 1959. Bancario dal 1979 al 2022. Aderisce all’associazionismo ecclesiale ed è dedito al volontariato rivolto verso l’aiuto alimentare agli indigenti e per il rispetto del diritto alla vita. Già direttore di Insieme e presidente del Movimento per la Vita di Ragusa.



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