Società

Pubblicato il 10 Luglio 2026 | di Emanuele Occhipinti

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Il magistero silenzioso di Papa Leone XIV a Lampedusa

Scrivo queste righe ancora con la salsedine del molo addosso e negli occhi le immagini di una giornata che non dimenticherò facilmente. Sono stato qui, a Lampedusa, per raccontarvi un evento destinato a lasciare il segno: la visita pastorale che Papa Leone XIV ha compiuto sabato 4 luglio, un giorno ai margini estremi d’Europa, accanto a chi un approdo lo cerca disperatamente. Non sono le parole, questa volta, le vere protagoniste del racconto. Sono i gesti del Pontefice. Un Magistero silenzioso, fatto di soste, di sguardi, di mani strette o posate su una targa o su una tomba senza nome: un modo di insegnare che non passa attraverso i discorsi, ma attraverso il corpo del Pastore che si china, che si ferma, che cammina lentamente dove altri passerebbero in fretta.

Vedo l’arrivo del Papa in quel lembo di terra che il Mediterraneo ha reso, suo malgrado, frontiera e simbolo, dai maxi schermi allestiti nel campo sportivo. Già nel suo primo gesto, quello di scendere dall’aereo e fermarsi a stringere mani, salutare volti, si legge un annuncio: prima ancora di parlare, il Papa ha scelto di guardare negli occhi le persone di Lampedusa. “Il Papa continua a camminare con voi” dirà poi.

Il cimitero: una sosta che pesa più di mille parole

La prima tappa non è stata un palco, né un salone d’onore, ma il cimitero dell’isola. Qui Leone XIV si è fermato in silenzio davanti alle tombe dei migranti morti nella traversata, molte delle quali senza nome, senza data, senza una storia da poter raccontare per intero. Tra queste, anche le sepolture di alcuni bambini. Il Papa ha reso un omaggio floreale, ha pregato, ha lasciato che il silenzio del cimitero facesse da cornice a un gesto che vale più di qualunque omelia: inginocchiarsi, o semplicemente sostare, davanti a chi non ha più voce, è già un modo per restituirla.

Alla Porta d’Europa, sguardo sul mare che divide e che unisce

Il corteo papale ha poi raggiunto la Porta d’Europa, l’arco in metallo realizzato nel 2008 dall’artista Mimmo Paladino e dedicato a chi sull’isola si dedica ogni giorno all’accoglienza. Rivolto verso il mare aperto, il Pontefice ha sostato in un momento di raccoglimento che i presenti hanno accolto con commozione visibile. Ancora una volta, non un discorso, ma una presenza: il Papa che si mette di fronte al mare, lo stesso mare che salva e che inghiotte, lasciando che sia quello sguardo silenzioso a parlare. Lo stesso mare che gli ruba la papalina mentre lui dona a tutti noi un sorriso per il buffo siparietto.

Al Molo Favaloro, la benedizione che è un ponte tra due pontificati

Il momento più atteso della mattinata è stata la sosta al Molo Favaloro, l’approdo dove giungono le imbarcazioni di soccorso ai naufraghi. Qui Papa Leone XIV ha benedetto la targa con cui la comunità di Lampedusa e Linosa ha voluto intitolare il molo a Papa Francesco, in memoria della storica visita del luglio 2013, quando il suo predecessore scelse proprio quest’isola come meta del suo primo viaggio apostolico, per denunciare quella che allora definì la “globalizzazione dell’indifferenza”. Un gesto di continuità, prima ancora che un atto simbolico: il nuovo Papa che benedice il ricordo del vecchio, in un luogo dove entrambi hanno scelto di posare i piedi. Rivolgendosi al Sindaco e alla comunità riunita, il Pontefice ha ricordato come quel gesto di intitolazione fosse segno del legame che il suo predecessore aveva stretto con l’isola e con i fratelli migranti, sottolineato da parole semplici e dirette: «oggi sono qui per dirvi che il Papa continua ad accompagnarvi, vi sostiene e vi incoraggia». Anche al campo sportivo cronisti e giornalisti si fermano, silenziosi, ad applaudire, insieme ai fedeli già accomodati tra le transenne.

La Messa e il “Magistero silenzioso” che si fa Eucaristia

La celebrazione eucaristica si è tenuta nel campo sportivo “Arena”, con l’immagine della Madonna di Portosalvo esposta sul palco a vegliare sull’assemblea. Ed è proprio nell’omelia che Papa Leone XIV ha, in un certo senso, offerto la chiave di lettura di tutta la sua visita, spiegando di non essere venuto per fare discorsi, ma per spezzare il pane insieme alla gente dell’isola. Con parole che sembrano scritte apposta per raccontare questa giornata fatta di soste, sguardi e silenzi più che di annunci, il Pontefice ha detto che a Lampedusa «più che le parole, parlano i gesti». È in questa frase, forse, il cuore del racconto che provo a portarvi: un Papa che ha scelto di predicare camminando, fermandosi, benedicendo, pregando in silenzio — un magistero che non ha bisogno di alzare la voce per farsi sentire fino in fondo al cuore.

Un segno che resta

Lampedusa, ancora una volta, si conferma luogo di memoria e di speranza nel cuore del Mediterraneo. E se il messaggio di questa visita dovesse essere racchiuso in una sola immagine, sarebbe forse quella di un Papa che si china su una tomba senza nome, che benedice una targa in memoria del suo predecessore, che si ferma davanti al mare senza dire nulla: gesti che, uno dopo l’altro, hanno composto — più di ogni discorso — l’appello più forte all’umanità di questo nostro tempo.

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Autore

Laureato in Scienze Economiche e Bancarie presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano, ha lavorato dal 1990 presso Banca Agricola Popolare di Sicilia, prima nei servizi di agevolazione e credito alle imprese e successivamente in staff alla Direzione Marketing. E’ impegnato nell’associazionismo e nel volontariato nazionale ed internazionale, settori per i quali svolge anche il ruolo di formatore. Già presidente diocesano di Azione Cattolica, è, in atto, Direttore dell’Ufficio Comunicazioni Sociali della diocesi di Ragusa e membro del Consiglio Nazionale della FISC (Federazione Italiana Settimanali Diocesani).



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