Sanità pubblica in affanno
Tranne stipendi e pensioni, per il resto finanche i costi delle medicine vengono adeguati al caro vita. Come a dire che chi ci governa è meno realista di un re, con la differenza che adesso siamo in una democrazia. E così chi decide per conto del popolo sembra ignorare gli enormi sacrifici che già si fanno per potersi curare. Il primo salasso avviene ogni volta che si entra in una farmacia, senza contare il resto. L’Oki, uno dei farmaci più utilizzati dalle persone, ha avuto un aumento che va oltre ogni logica visto che da 4,28 è arrivato a 7,50 sol perché è diventato di fascia C e cioè a totale carico dei pazienti. Su molti altri farmaci invece l’aumento avviene in modo indiretto perché si usa la strategia di ridurne la quantità e quindi servono più confezioni. Ne va meglio su altri fronti. Dalle guardie mediche adesso si è passati agli ambulatori infermieristici territoriali che tra l’altro sono aperti solo di giorno dalle ore 8 alle 20. Il servizio assicura solo “prestazioni infermieristici di base e attività di orientamento ed assistenza”. In sostanza a parte “la rilevazione dei parametri vitali, il supporto all’autonomo monitoraggio, le medicazioni semplici e la somministrazione di terapie”, per il resto (anche per dei semplici punti di sutura) bisogna far ricorso al medico di famiglia, se è in servizio nelle ore in cui ne hai bisogno, o, soprattutto per i turisti, al pronto soccorso già intasato di suo. Chissà se qualcuno si è accorto che quelli che vengono definiti a livello di statistiche “accessi impropri” sono in realtà una necessità. I disservizi, poi, sono all’ordine del giorno anche quando si tratta di criticità che potrebbero essere superate se chi decide facesse bene il proprio dovere. Negli ultimi mesi stanno arrivando a tante donne lettere inviate dall’Asp per sottoporsi gratuitamente allo screening mammografico. Iniziativa lodevole trattandosi di prevenzione oncologica. Purtroppo, però, ai numeri telefonici che pure vengono indicati nella missiva non rispondono quasi mai, mentre il numero verde, che vale come centralino per effettuare prenotazioni e parlare con gli uffici, funziona ad intermittenza. Eppure si tratta di situazioni già segnalate all’Urp ma, evidentemente, hanno altre priorità. Disservizi si registrano anche al poliambulatorio di Vittoria. Il trasloco nei nuovi locali nella casa di comunità non è stato ancora completato e così i cittadini si trovano sballottati da un posto all’altro anche solo per andare a pagare il ticket. Né va meglio negli (inadatti) uffici preposti alla scelta del medico dove le file non si riescono a smaltire e la gente si ammassa già fin dalle prime luci dell’alba per garantirsi il posto. Sono solo dei piccoli esempi che la dicono lunga su come chi gestisce la sanità pubblica ad ogni livello, e per giunta con le tasse dei cittadini, sembra venire meno ai propri doveri. Qualcosa si può migliorare? Si! Basta crederci e scegliere i responsabili per competenza e non per fedeltà.
