Vita Cristiana

Pubblicato il 20 Luglio 2026 | di Redazione

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800 anni con Francesco

L’uomo può essere felice? Come può esserlo? È implicita la risposta affermativa alla prima domanda, pertanto bisogna comprendere come questo può accadere. Nel corso della storia la questione che cerca di legare le virtù alla felicità ha avuto un ampio dibattito. Cicerone, nelle Tusculanae Disputationes, asseriva che la felicità dell’uomo derivava dalla virtù intesa come adesione al principio di Ragione: quest’ultima sarebbe in grado di conoscere la verità della natura e le sue leggi; così l’uomo sarebbe “l’unico soggetto responsabile delle proprie azioni” (F. Mignini). Cicerone, nell’alveo della filosofia stoica, legava dunque la felicità dell’uomo alle sue azioni virtuose, ovvero a quelle azioni determinate secondo ragione. Tale equivalenza tra esercizio delle virtù razionalmente intese e felicità venne messa in discussione da S. Agostino, il quale trova fallace la filosofia stoica di Cicerone per la sua conseguenza: l’uomo può contare unicamente sulle sue forze per essere felice. S. Agostino, al contrario, sostiene che la vera felicità sia un dono della grazia di Dio in seguito alla morte e alla resurrezione di Cristo e pertanto essa non è radicata nel mero esercizio della virtù. Raggiungere la felicità non equivale al fare qualcosa di virtuoso ma nel confidare nella grazia di Dio. Agostino salva in questo modo le virtù svincolandole però da una dimensione puramente umana e legandole alla sfera divina. Solo in questo modo S. Francesco può salutare le virtù e lodarle come fonte della vera felicità. La sapienza e la semplicità, la povertà e l’umiltà, la carità e l’obbedienza sono le virtù esaltate da S. Francesco nella sua “Lode alle virtù”. Queste ultime “vengono e procedono” da Dio e l’uomo, per averle, deve morire a sé stesso. Per Francesco chi possiede una sola di queste virtù le possiede tutte quante e viceversa chi ne offende una, offende pure le altre. La felicità giunge all’uomo attraverso l’azione precipua delle virtù: porre un freno al vizio. Non esiste più alcuna possibile via di felicità che escluda la dimensione trascendete dalla vita dell’uomo. Ritornano in mente le parole di Benedetto XVI quando, davanti alla sua denuncia del relativismo, proponeva quasi una scommessa all’uomo: mentre il mondo propone di vivere “etsi Deus non daretur” (come se Dio non esistesse), l’uomo deve provare a vivere come se Dio esistesse. Di conseguenza ogni preoccupazione, tristezza, difficoltà che la vita presenta vengono “confuse” (S. Francesco) dalle virtù quali dono divino. Questo non vuol dire che l’uomo non deve fare nulla, bensì il contrario: è la virtù, in quanto dono, a muoverlo all’agire, è la sua volontà unita alla grazia a poter cambiare il “secolo presente” e a indirizzare la vita verso la felicità.

a cura di Emanuele Francesco Cascone

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"Insieme" esce col n° 0 l'8 dicembre del 1984. Da allora la redazione è stata la "casa di formazione" per tanti giovani che hanno collaborato con passione ed impegno.



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