Vita Cristiana

Pubblicato il 5 Ottobre 2026 | di Redazione

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Fra Paolo Messina è il nuovo parroco della Sacra Famiglia

Il tuo ritorno avviene in un momento particolare, segnato dalla prematura scomparsa di fra Giuseppe. Con quali sentimenti vivi questo ritorno e quale significato assume oggi per te tornare a servire questa comunità?

Sicuramente la perdita di Fr. Giuseppe è stata una cosa inaspettata, che ha scosso non solo la fraternità dei frati cappuccini di Sicilia, ma l’intera comunità parrocchiale della Sacra Famiglia. Il tutto pochi giorni dopo la conferma di Fr. Giuseppe come parroco per un altro triennio, quando la comunità guardava con fiducia e speranza ad un altro tempo di crescita insieme a Fr. Giuseppe. Fr. Giuseppe ha lasciato una comunità attiva e impegnata in vari ambiti. Questo sicuramente significa per me un impegno a raccogliere il suo testimone, a mantenere viva la comunità e a continuare il suo lavoro. Il fatto che già conosco questa comunità è sicuramente un vantaggio. Sono consapevole che la parrocchia è cresciuta, diversa da quella che avevo lasciato nel 2019 ma mi sento pronto a servirla con lo stesso entusiasmo con cui l’ho servita per nove anni. Alla Sacra Famiglia trovo poi dei confratelli che in questo tempo difficile dopo la morte di Fr. Giuseppe hanno curato e seguito la comunità parrocchiale. In questo mio nuovo impegno, quindi, non sarò da solo.

Hai vissuto a Gerusalemme da vicino una terra segnata da divisioni, conflitti e sofferenze. Cosa hai imparato dalle persone che hai incontrato, sia israeliane sia palestinesi?

L’esperienza di Gerusalemme mi ha aiutato molto a crescere nell’ascolto delle diverse esigenze anche quando sono opposte tra di loro. Ho imparato che una presenza che non crei divisioni ma che anzi operi per un cammino verso l’incontro può portare frutto. Come frati cappuccini facevamo proprio questo cercando di essere un luogo di accoglienza e di incontro di diverse realtà

In una tua vecchia intervista dicevi: «Quello che ci sorregge è la parola di Cristo, il suo guardare a ciò che unisce. Dopo gli anni vissuti a Gerusalemme, quella Parola ha assunto per te un significato ancora più concreto?

Sicuramente ne sono più convinto. La Parola del Vangelo è una parola che annuncia verità, ma senza divisioni. Il Vangelo, infatti, ci presenta la verità ma senza farci dimenticare il fratello. Anzi è proprio la parola di Gesù che ci aiuta a comprendere le fragilità dell’altro, le sue difficoltà. Quella stessa parola ci invita a prendercene cura e ad assumerci la nostra responsabilità nei confronti del fratello. C’è una via nella quale gli uomini e le donne del nostro tempo possono camminare insieme in solidarietà reciproca. Questa via ce la indica la Parola di Dio.

Oggi, tornando a Ragusa, quale parola del Vangelo senti di voler consegnare alla tua comunità?

Sicuramente una parola che parla di speranza, di un futuro a cui guardare, senza dimenticare il cammino fatto. Penso che quello che la comunità ha sperimentato in questo tempo sia la promessa che Gesù fa ai discepoli alla fine del Vangelo di Matteo: “Ecco, io sono parole che ci aiutano a comprendere chi veramente con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo”. Sono parole che ci aiutano a comprendere chi veramente guida, accompagna, cura, sostiene la comunità parrocchiale. Fr. Giuseppe negli anni passati, io in quelli che il Signore mi farà condividere con questa comunità siamo solo degli strumenti attraverso i quali il Signore, realizza questa sua promessa. Ma è Lui l’unico e vero Pastore della Chiesa.

a cura di Salvatore Burrometo

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"Insieme" esce col n° 0 l'8 dicembre del 1984. Da allora la redazione è stata la "casa di formazione" per tanti giovani che hanno collaborato con passione ed impegno.



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