Vita Cristiana

Pubblicato il 8 Agosto 2014 | di Agenzia Sir

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Il Cristo Misericordioso nell’arte di Franco Cilia

E’ l’ultimo “parto” del famoso maestro ragusano Franco Cilia, una grande tele che da pochi giorni impreziosisce la chiesa di S. Antonio a Modica, raffigura il Gesù Misericordioso che da anni focalizza l’attenzione di milioni di pellegrini che si recano nella Chiesa di Santo Spirito in Sassia a Roma a pochi passi dal Vaticano ( quella chiesa “prediletta” da Papa Giovanni Paolo II° di recente canonizzato cui è dedicato un altare speciale proprio dirimpetto all’altare dove si trova quella raffigurazione di Gesù benedetta da questo Papa-Santo il 23 aprile 1995, e qui accanto si trova anche la statua di Santa Faustina ).

Un evento ecclesiale unico quello vissuto dai presenti durante la cerimonia e del quale riportiamo uno stralcio del discorso di Franco Cilia in risposta alle parole del Vescovo di Noto Mons. Antonio Staglianò, che ha benedetto l’opera del Maestro ibleo , nella Chiesa di S. Antonio da Padova a Modica Alta:… “ Rifacciamo la pace? quest’oggi? qui? Vogliamo ritornare amici? Il Papa ridiventa ancora l’amico degli artisti? . Questi interrogativi furono posti da Paolo VI nella splendida omelia della solennità dell’Ascensione, il 7 maggio 1964, durante la “Messa degli artisti” nella cappella Sistina. Il Papa, con molta franchezza e senza essere scortese ( “non vogliamo questa mattina turbarvi ed essere scortesi” ), osservò: “Voi Ci avete un po’ abbandonato, siete andati lontani, a bere ad altre fontane, alla ricerca sia pure legittima di esprimere altre cose; ma non più le nostre” e confidò ai presenti di sentire una certa ferita nel cuore quando “vi vediamo intenti a certe espressioni artistiche che offendono noi, tutori dell’umanità intera, della definizione completa dell’uomo, della sua santità, della sua stabilità. Voi staccate l’arte dalla vita, e allora… Ma c’è anche di più. Qualche volta dimenticate il canone fondamentale della vostra consacrazione all’espressione; non si sa cosa dite, non lo sapete tante volte anche voi: ne segue un linguaggio di Babele, di confusione. E allora dove è l’arte? L’arte dovrebbe essere intuizione, dovrebbe essere facilità, dovrebbe essere felicità. Voi non sempre ce le date questa facilità, questa felicità e allora restiamo sorpresi ed intimiditi e distaccati “. Nello stesso tempo riconobbe che anche i cristiani avevano delle “colpe”: “vi abbiamo imposto come canone prima la imitazione, a voi che siete creatori, sempre vivaci, zampillanti di mille idee e di mille novità… E poi vi abbiamo abbandonato anche noi… vi abbiamo peggio trattati, siamo ricorsi ai surrogati, all’ “oleografia”, all’opera d’arte di pochi pregi e di poca spesa… siamo andati anche noi per vicoli traversi, dove l’arte e la bellezza e – ciò che è peggio per noi – il culto di Dio sono stati male serviti”.

E su queste parole Franco Cilia – da noi avvicinato – ci propone questa riflessione: “C’è da chiedersi se, a distanza di cinquanta anni, la situazione del rapporto Chiesa-artisti sia significativamente mutata. È certo, però, che la via della bellezza è un valido itinerario per aiutare gli uomini a scoprire quella bellezza di cui Agostino diceva: “Tardi ti ho amato, bellezza tanto antica e tanto nuova, tardi ti ho amato. Ecco: tu stavi dentro di me e io ero fuori e là ti cercavo … Eri con me e io non ero con te … Mi hai chiamato, hai gridato, hai infranto la mia sordità. Mi hai abbagliato, mi hai folgorato, e hai finalmente guarito la mia cecità” Questa mia opera è stata fortemente voluta da Don Gino Tirrito e dalla comunità della Chiesa di S. Antonio da Padova. Spero di non avere deluso le attese e di avere contribuito a far vivere quella bellezza da San Agostino invocata nelle sue “Confessioni”.Gesù della Misericordia, vive in noi, la sua luce ci accompagna sempre, per sempre, nel cammino della nostra vita terrena”.
Naturalmente l’artista a margine dell’evento ha ringraziato il Vescovo della diocesi netina per la Sua partecipazione all’ evento, concludendo…”La sua presenza mi riempie e ci riempie di gioia. Le Sue parole sono state come il sole che squarcia e allontana le tenebre e ci consente di vedere quell’infinito dove Gesù, il misericordioso, illumina il nostro cammino nel breve stagione terrena che chiamiamo vita”.


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