La potente forza della speranza. Così l’arte ci aiuta a leggere la realtà
«L’arte è una menzogna che ci fa comprendere la verità» scriveva Picasso. Spesso pensiamo di avere a che fare con semplici illustrazioni, riproduzioni di personaggi o paesaggi e tutto finisce, chiuso in un museo o immortalato nelle pagine di un libro. E invece Picasso ci insegna che attraverso l’arte possiamo comprendere meglio la realtà. E spesso, oltre ad essere fotografia della realtà, l’arte ha anche un altro potere magico, quello di farci riflettere. Ci troviamo in un momento storico in cui, come funamboli, ci sentiamo in bilico. Tra fede, speranza, incertezza e paura. La stessa sensazione che il pittore francese Théodore Géricault immortala nel dipinto La zattera della Medusa. L’opera rappresenta il naufragio della nave francese “Meduse” avvenuto il 2 Luglio 1816 davanti alle coste dell’attuale Mauritania. La meta era il Senegal, il viaggio era lungo, ma anche allora, come oggi, la fretta di arrivare prima e primi, il desiderio di essere più bravi e più forti, si rivelò fatale. La nave arrivò a incagliarsi sul fondale sabbioso, con conseguenze importanti: 400 superstiti furono trasportati verso la costa a bordo delle scialuppe e circa 140 persone furono dirottate su una zattera della fortuna, che dopo pochi chilometri affondò per il peso degli uomini. Nel quadro Géricault, nonostante la disperazione vuole riprodurre la speranza: i naufraghi sopravvissuti si muovono tra i corpi dei compagni ormai morti e con le ultime forze in corpo tentano disperatamente di farsi notare dalla nave Argus, rappresentata dal puntino bianco in basso a destra, così lontano da esser poco percepibile all’occhio frettoloso. La forza di questo sentimento è potente, anche se accanto ad esso molti personaggi vengono invece scossi dalla delusione e dalla paura che nessuno mai li verrà a salvare. Il personaggio a sinistra è pensoso, ormai sfiduciato e non si oppone al suo triste destino, alcuni guardano verso l’orizzonte nel punto in cui un loro compagno sta indicando col braccio, altri aiutano un marinaio ad alzarsi su di un barile per farsi notare dalla nave lontana. Era il 1816. Sono passati 204 anni. Al di là delle precise coordinate spazio-temporali di quest’opera, chi ci impedisce di guardare a La zattera della Medusa, come a un ritratto della realtà che stiamo vivendo? D’altronde non è difficile vedere somiglianze nella disperazione degli uomini, nella paura di morire da un momento all’altro, nella speranza ultima di trovare una cura e improvvisamente vedersi passare davanti tutta la propria vita come un rapido fotogramma. Eravamo immersi nelle nostre vite e in pochissimi giorni, la nave delle nostre abitudini è naufragata. Ci sentivamo forti e al sicuro e improvvisamente ci rendiamo conto che siamo piccoli e impotenti. La zattera della Medusa si solleva sulle onde e ci mostra quanto l’uomo sia piccolo rispetto alla forza della natura. All’orizzonte la sagoma di quella nave esprime disperazione e insieme speranza, sentimenti contrastanti ma frequenti, ieri come oggi.
Alessia Battaglia
