Annunci di Bellezza Domenica di Pasqua “Cristo, mia speranza, è risorto.”
La Domenica di Pasqua, culmine del cammino quaresimale e centro di tutto l’anno liturgico, costituisce il momento in cui rinnovare la fede nel Dio della vita, che nel suo figlio primogenito Gesù Cristo anticipa l’eredità che spetta a tutti i suoi figli: la resurrezione e la vita eterna. In questo giorno si è chiamati a rinnovare la fede, aiutati dalla testimonianza di Maria di Magdala e degli apostoli Pietro e Giovanni, come ci racconta il brano evangelico previsto per la liturgia. Essi, come primi testimoni della Resurrezione di Gesù, danno in prestito ad ogni cristiano i loro occhi e il loro cuore liberi da ogni condizionamento e plasmati unicamente dalla mano divina. Le parole che Gesù aveva loro rivolto prima di morire hanno seminato in loro una speranza che, dinanzi al sepolcro vuoto, non viene delusa diventando fede viva da comunicare, annunciare e testimoniare a tutti.
La “Resurrezione di Cristo” di Salvatore Fiume, custodita nella Chiesa dell’Annunziata a Comiso, rappresenta una delle opere più significative dell’artista per il contesto sacro siciliano. Questo dipinto, realizzato a olio su tela e completato nel 1987, si distingue per il suo stile contemporaneo, che dialoga con la tradizione cristiana, reinterpretando il tema della resurrezione con un linguaggio visivo potente e simbolico. L’opera è caratterizzata da tonalità vibranti e una composizione che richiama la centralità del mistero pasquale nella fede cristiana. Il Cristo è circondato da un alone luminoso, che esalta il tema della resurrezione come luce che irrompe nelle tenebre del peccato e della morte.
La figura del Risorto è resa con un corpo possente e gesti solenni, il suo volto trasmette serenità e trionfo, in un contrasto che amplifica la sacralità del momento.
Le braccia alzate, che richiamano la crocifissione, diventano segno della sua vittoria definitiva.
La luminosità che lo avvolge crea un netto contrasto con lo sfondo scuro, esaltando il suo ruolo di portatore di speranza e redenzione. Anche i dettagli – come il volto sereno e la barba fluente – aggiungono un senso di sacralità e universalità.
Ai lati, i soldati romani appaiono in atteggiamenti diversi: uno, sulla sinistra, è in posizione di guardia con uno scudo, ma abbassa lo sguardo, suggerendo smarrimento o rassegnazione. Sulla destra, i soldati addormentati o sconfitti enfatizzano il trionfo divino sul mondo umano. Il rosso dei soldati introduce un elemento di drammaticità e potrebbe alludere al sangue della Passione.
L’intera composizione comunica un profondo significato teologico: da una parte, il trionfo di Cristo come luce del mondo; dall’altra, i soldati, immersi nel sonno o nel disordine, simboleggiano le forze terrene impotenti davanti alla potenza divina.
La composizione si sviluppa in verticale, con un forte slancio verso l’alto dato dalla figura di Cristo, bilanciato dagli elementi orizzontali, come il sarcofago in basso e le lance.
L’apertura del sepolcro è simbolo inequivocabile del passaggio fondamentale professato dal nostro Credo. Segna il passaggio dal buio alla luce, dalla morte alla vita, dall’assenza alla presenza. È l’accesso a quell’oltre cui il Risorto ci chiama, invitandoci a vivere rinnovati e vivificati dalla Luce nuova del suo incontro.
Questo dipinto di Salvatore Fiume non è solo un’opera d’arte, ma anche un invito a riflettere sul significato della resurrezione nella nostra vita quotidiana.
La resurrezione è un evento che trasforma il senso della nostra vita presente, facendoci cogliere le fragilità, i limiti, le perdite e il dolore come dimensioni della vita che possiamo attraversare con speranza, forza e fiducia. Con Lui accanto, viviamo nella grazia della consapevolezza grazie alla quale la nostra fede non è ferma alla tomba vuota. È Pasqua quando riconosciamo che solo con l’aiuto di Dio è possibile superare le prove della vita che umanamente ci sembrano insostenibili. È Pasqua quando diveniamo consapevoli che, con il Risorto al nostro fianco, possiamo superare le debolezze e difficoltà del presente, perché riceviamo da Lui il dono della Grazia necessaria per affrontarle.
L’opera ci ricorda che la resurrezione non è un evento del passato, ma una realtà sempre attuale, che ci chiama a vivere con gioia e speranza, certi che Cristo ha sconfitto la morte per noi.
don Marco Diara

