Pensiero sulla Festa di Maria S.S. di Gulfi
La Madonna di Gulfi è molto più di una semplice immagine sacra: è il cuore pulsante di una fede antica, radicata nei cuori delle generazioni. La così chiamata “accianata ra Maronna”, che si tiene ogni anno per la Domenica in Albis, non è solo un cammino fisico, ma un annuale ritorno alle radici di una fede che consola, protegge e rincuora.
La Festa della Beata Vergine di Gulfi vuole che, grazie al fervore e alla devozione dei Chiaramontani verso la Madre di Dio, il venerato simulacro giunga al paese qualche minuto prima delle undici. Stando alla tradizione, la statua di Maria e del Santissimo Salvatore, per sfuggire all’iconoclastia, furono adagiate in delle casse e affidate alla sorte del mare. I due simulacri furono rinvenuti nella spiaggia di Camarina dagli abitanti di Gela e fu comandato che Madre e Figlio fossero posti in delle casse per essere poi trainati dai buoi. Laddove si fossero fermati gli animali, si sarebbero eretti i rispettivi Santuari. Le bestiole che trasportavano la Madonna si fermarono per volontà divina a Gulfi e ivi fu costruito il Santuario.
La gelosia dei gelesi però non venne meno, e questi imposero agli abitanti dell’antica Gulfi di portare in processione la Madre di Dio verso il loro paese, a patto che i fedeli arrivassero entro un’ora.
Agli occhi di un estraneo, la salita della Madonna può apparire come un evento coronato da fanatismo, ma per chi vede in Nostra Signora il riparo dalla tempesta, il pellegrinaggio giunto ormai al 380º anniversario, è un viatico per la fede e la speranza.
È Lei la prova di un amore materno che supera ogni limite, ogni difficoltà. Con le lacrime agli occhi e la tristezza impressa sul Suo volto, accompagnò Gesù fino alla morte, consapevole che l’amore di una madre per il proprio figlio dura fino all’ultimo istante, fino all’ultimo respiro.
Guardiamo quindi Maria come la Mamma che abbraccia i Suoi figli senza distinzione e che cura le nostre ferite quando cadiamo durante la nostra vita. Quando tutto sembra perduto, quando non riusciamo a rialzarci, ci tende la Sua mano e ci guida nuovamente lungo la via da Lei designata.
“Beatam me dicent, omnes generationes”, “Tutte le generazioni mi chiameranno beata”. Sono queste alcune delle parole pronunciate da Maria rispondendo al saluto della cugina Elisabetta; parole che ci suggeriscono che la fede per la Madre di Dio perpetuerà negli anni, sarà tramandata di generazioni in generazioni e tutti la chiameranno beata. Mai si affievolirà il nostro amore per Lei, e mai il Suo per noi.
“Si consacra e a te si inchina”. Così cantiamo durante il novenario: la Regina dell’universo si prostra ai nostri piedi e ci invita ad amare insegnandoci che perdonare è meglio di nutrire rancore.
La Madonna di Gulfi è perciò il fulcro di una storia spirituale che attraversa i secoli, è il cuore di un popolo che trova in Lei conforto nei momenti di difficoltà. “Regina Pacis” che siede nei troni dei nostri cuori, che rovescia i potenti dai troni, che rimanda i ricchi a mani vuote, che innalzi gli umili e i ricchi in amore.
Oh Maria, Tu che anni orsono approdasti in questa terra iblea, Tu che giungesti da lidi remoti, non smettere mai di regnare sulla Tua amata Chiaramonte. Tu che ponesti il Tuo trono di pace e d’amore, proteggici dai poveri di cuore e da chi pensa di allontanare il Tuo affetto verso di noi. Rendici promotori di pace e di concordia, guarda la nostra carità e correggi noi nell’errore. Fa che noi Chiaramontani ti riconfermiamo in eterno come Regina e fa che il tuo impero regale non cessi mai di esistere. Tu che sei la dimora dalla tempesta, fa che ci lasciamo guidare sempre da Te, che sei faro perpetuo nel nostro cammino.
Perciò, Signora Nostra, permettici di rivolgere il nostro sguardo al tuo amore misericordioso, mentre ammiriamo Te rapiti dal Tuo amore, o clemente, o pia, o dolce Vergine Maria!
Simone Ragusa
