Annunci di Bellezza – II Domenica di Quaresima “Lasciarsi trasfigurare”
Nella seconda tappa della Quaresima, abbandoniamo il deserto per raggiungere il monte della Trasfigurazione:
«Gesù prese con sé Pietro, Giacomo e Giovanni e li condusse su un alto monte, in disparte, loro soli. E fu trasfigurato davanti a loro e le sue vesti divennero splendenti, bianchissime: nessun lavandaio sulla terra potrebbe renderle così bianche. E apparve loro Elia con Mosè e conversavano con Gesù».
Una settimana dopo aver predetto la sua passione ai discepoli, il Maestro risplende nella luce abbagliante della Pasqua. Pietro, Giacomo e Giovanni sono testimoni privilegiati dell’evento chiamato trasfigurazione. Esso designa Gesù che si presenta diverso, trans-figurato, cioè al di là (trans) dell’aspetto (figura) abituale. Abituati ad incontrare un uomo, ora sperimentano la dimensione ultra umana di Gesù. Sul monte è già paradiso, sul monte è già eternità. Ma il privilegio accordato ai tre discepoli non va considerato a sé stante come un’isola felice, come gratificazione da consumarsi al momento e magari in uno stato di ebbra spensieratezza, bensì come un tonico per riprendere il cammino. Sul monte si è saliti non tanto per restarci, irresponsabilmente separati dalla pianura dove gli uomini combattono la loro battaglia per l’esistenza quotidiana, ma, al contrario, si è saliti per capire in profondità il senso della vita e ridiscendere a riprendere il duro cammino. Ovviamente, meglio corazzati e con una certezza: “Ascoltate Gesù!” è la nuova parola d’ordine, l’imperativo da tradurre nella vita. È un ascolto che si fa docile sequela di Cristo, sulle strade impervie della passione, per accedere, poi, alla gloria della risurrezione.
Rileggiamo questo episodio evangelico nel dipinto «La Trasfigurazione», realizzato nel 1981 da Salvatore Cascone per la Chiesa del SS. Salvatore di Ragusa. Il grande quadro ad olio su tela è un’opera dal forte impatto visivo e spirituale, esempio significativo di arte sacra contemporanea che fonde elementi della tradizione con un linguaggio pittorico moderno.
L’immagine raffigura Cristo, al centro della composizione, con un’aura luminosa attorno al capo, simbolo della sua divinità e gloria, con le braccia aperte in segno di benedizione e accoglienza. Il suo volto esprime serenità e autorità divina. La veste fluida e i movimenti delle braccia trasmettono un senso di elevazione e trascendenza.
Ai lati, due figure, Mosè ed Elia che lo accompagnano, aggiungono solennità alla scena. Mosè è raffigurato con un manto lungo di colore verde scuro ed una veste viola, colori che indicano la saggezza e la legge divina. Anche se in mano tiene la Torah (Legge), l’autore ne ha focalizzato, maggiormente, l’atteggiamento di ascolto e venerazione. I colori blu e ocra delle vesti di Elia simboleggiano la sua natura profetica e il suo legame con la missione divina.
I tre apostoli vedono Gesù come nuovo, come risorto, non con gli occhi del corpo ma con gli occhi dello spirito, illuminati da Dio. In altri termini lo scrive Antoine de Saint-Exupéry quando, riprendendo san Paolo (Efesini 1,17-18) – «il Dio del Signore nostro Gesù Cristo, illumini gli occhi del vostro cuore per farvi comprendere a quale speranza vi ha chiamati» – fa dire alla volpe, nel racconto «Il Piccolo Principe»: «non si vede bene che col cuore. L’essenziale è invisibile agli occhi».
Pietro rappresenta la fede iniziale, che spesso vacilla di fronte al mistero divino, ma che è destinata a rafforzarsi. Giacomo rappresenta la disponibilità a seguire Cristo, ma anche la difficoltà dell’uomo nel comprendere pienamente la gloria divina e, infine, Giovanni rappresenta l’Amore e la purezza, ma anche il limite umano davanti alla grandezza di Dio.
In basso, troviamo gli apostoli in diverse pose e atteggiamenti. Alcuni sono seduti, altri sdraiati o in ginocchio, con espressioni di stupore, timore e adorazione. Essi rappresentano l’umanità nella sua fragilità e nella ricerca della fede. La varietà delle posture e dei gesti evidenzia la reazione umana di fronte alla manifestazione divina. Alcuni appaiono dubbiosi o confusi, altri estasiati, a sottolineare il percorso interiore che ogni credente compie nel riconoscere Cristo risorto. Le figure stilizzate e allungate, i volti espressivi e le gestualità enfatizzate richiamano la tradizione iconografica bizantina e medievale, dove la prospettiva non è realistica ma simbolica, volta a esaltare il messaggio spirituale. Cascone utilizza una tavolozza di colori intensi e contrastanti, con una predominanza di tonalità dorate, verdi e rosse, che donano profondità e vivacità alla scena. L’effetto di luce sembra provenire direttamente dal Cristo, simbolizzando la sua divinità e il suo ruolo di portatore di verità e salvezza. La sua forza espressiva e il suo impatto emotivo rendono il dipinto un potente strumento di meditazione e di elevazione spirituale.
Alleniamoci a guardare la vita quotidiana dalla prospettiva del cielo e, con il cardinale Martini, «chiediamo di poter giungere alla conoscenza di Cristo, la cui gloria risplende sul suo volto e vuole risplendere in noi».
don Marco Diara

