Una dottoressa per amica
Il 13 maggio, presso il centro pastorale di Ragusa, il gruppo donne dell’Azione Cattolica della Cattedrale di San Giovanni Battista ha ospitato la dottoressa Antonella Battaglia, oncologa, vicedirettore dell’Ufficio della Pastorale della Salute e primario del reparto Hospice dell’Ompa, accompagnata da padre Giorgio Occhipinti direttore dell’Ufficio della Pastorale della Salute.
«L’ammalato, nel tempo della sofferenza, è una persona vulnerabile», ha esordito la dottoressa, «e nella sofferenza è coinvolta anche tutta la famiglia che lo accompagna». Per questo motivo, nel reparto dell’Hospice dell’Ompa opera un’equipe multidisciplinare composta da medici, psicologi, assistenti sociali e assistenti spirituali, che collaborano per offrire un’assistenza integrata non solo al malato, ma anche ai suoi cari.
Durante l’incontro, la dottoressa Battaglia ha approfondito il tema delle cure palliative, spesso poco conosciute ed erroneamente associate esclusivamente alla fase terminale della vita; ha spiegato che queste cure non mirano né ad accelerare, né a ritardare la morte, ma piuttosto a migliorare la qualità della vita del paziente, alleviando il dolore fisico e il disagio psicologico. Accanto al reparto Hospice si trova un ambulatorio dedicato alle cure palliative, segno della volontà di estendere questo tipo di supporto anche al di fuori della degenza ospedaliera. Oggi, grazie alla legge n. 38 del 15 marzo 2010, ogni cittadino ha diritto ad accedere alle cure palliative e alla terapia del dolore. Questa legge stabilisce chiaramente che ogni ammalato ha diritto di ricevere le cure necessarie per alleviare il dolore e che è dovere del sistema sanitario fornire cure appropriate, tempestive e dignitose.
La dottoressa Battaglia ha sottolineato l’importanza della fiducia tra medico e ammalato, un legame oltre che professionale, è soprattutto anche umano perché solo in un clima di fiducia, il paziente può sentirsi accolto, ascoltato e accompagnato nel modo più autentico possibile.
Un messaggio forte e profondo ha riguardato il valore della speranza: «non bisogna mai abbandonarla, neanche quando tutto sembra perduto», ha affermato con convinzione.
La dottoressa è riuscita a coinvolgerci emotivamente, parlando con grande sensibilità e umanità, raccontando esperienze di malati, che se pur nel dolore, hanno saputo dare esempio di forza e speranza. Tra le storie condivise, ci ha toccato quella di una donna che in fase terminale ha voluto fino all’ultimo respiro, continuare a lavorare all’uncinetto per realizzare una coperta fatta di piccoli quadrati colorati. Da quel gesto semplice, ma potente, è nato il gruppo “Il Filo Della Cura”, una bellissima esperienza, nata dall’Equipe dell’Hospice, in cui gli ammalati e i volontari si dedicano alla realizzazione di lavori a maglia. Un’attività che simboleggia, l’importanza del prendersi cura attraverso i gesti quotidiani: i malati attraverso l’operosità, i volontari accompagnandoli con presenza e dedizione.
Carmela Blandino
