Il sapere che dà sapore
Carissimi, all’inizio del nuovo anno scolastico desidero rivolgere a tutti voi un cordiale saluto e la mia benedizione: agli studenti, che con entusiasmo e impegno intraprendono un nuovo cammino di conoscenza; alle famiglie, che li accompagnano e li sostengono; ai Dirigenti scolastici e ai Docenti, che con responsabilità e passione educano le nuove generazioni; e a quanti, a diverso titolo, operano con dedizione nel mondo della scuola.
A ciascuno auguro un anno sereno e fecondo, ricco di incontri significativi, di esperienze autentiche e di crescita personale e comunitaria. La scuola non è soltanto il luogo in cui si trasmettono nozioni, ma lo spazio prezioso in cui si coltivano curiosità e passioni, si imparano valori come il rispetto, la collaborazione e la corresponsabilità, e si pongono le basi della convivenza civile e della cittadinanza attiva.
Vorrei condividere con voi una parola che custodisce un segreto antico e sempre nuovo: “sapere”. In latino, infatti, questo termine possiede due accenti e due sfumature di significato. Con l’accento sulla seconda sillaba, sapère, significa “conoscere”: è lo studio, la ricerca della verità, l’acquisizione di competenze. Con l’accento sulla prima sillaba, sàpere, significa invece “avere sapore”, “gustare”: è l’arte di dare gusto alla vita, di non vivere in modo insipido, di riconoscere la bellezza e il senso profondo delle cose.
C’è, dunque, un sapere scientifico e c’è anche un sapere sapienziale. Sono due facce della stessa medaglia: da un lato la mente che indaga, dall’altro il cuore che accoglie. La scuola, se pienamente vissuta, è capace di nutrire entrambe queste dimensioni: ci insegna a comprendere il mondo e, allo stesso tempo, ci invita a custodirne il valore, a gustarne la bellezza, a orientare la nostra vita verso ciò che è vero, buono e bello.
Per questo, vi invito a coltivare entrambe le forme di sapere: studiate con impegno, ma non smettete di guardare con meraviglia, di assaporare la bellezza che vi circonda, di dialogare, di ascoltare, di vivere con passione e gusto. Non studiate solo per superare un esame o ottenere un titolo, ma per diventare uomini e donne capaci di pensiero libero e responsabile. Lasciate che la conoscenza diventi creatività e stupore; che illumini le vostre relazioni con umanità e rispetto; che vi spinga a mettere i vostri talenti a servizio degli altri. Così lo studio sarà vera preparazione alla vita: alla professione che sceglierete, alla cittadinanza attiva e alla costruzione di un mondo più giusto e umano.
So che quest’anno non potrete portare con voi i cellulari. Forse vi sembrerà un limite, ma potrebbe rivelarsi una grande opportunità. La vita è fatta di incontri veri, di sguardi, di dialoghi faccia a faccia, di silenzi che aiutano a pensare. Senza la distrazione continua dei dispositivi, potrete scoprire che la scuola è anzitutto comunità: non un luogo virtuale, ma uno spazio reale in cui crescere insieme, imparando ad ascoltare e a comunicare in profondità.
Infine, permettetemi di indicarvi il Maestro per eccellenza: Gesù. Egli non ha lasciato trattati scritti, ma ha insegnato con la vita; non ha parlato da una cattedra, ma con parabole che ancora oggi toccano il cuore; non ha imposto dottrine, ma ha compiuto gesti che hanno sapore di eternità. Guardando a Lui, lo studio acquista un senso più pieno: non semplice accumulo di nozioni, ma ricerca della verità che rende liberi (cf. Gv 8,32); non solo esercizio intellettuale, ma sapienza che illumina le scelte e apre alla speranza.
Carissimi, vi auguro che questo nuovo anno scolastico sia un cammino in cui possiate unire sapère e sàpere: il rigore dello studio e il gusto della vita, l’impegno della conoscenza e la gioia della sapienza. Così il vostro sapere non resterà un deposito sterile di nozioni, ma diventerà luce per voi e per la società, che ha urgente bisogno di giovani capaci di verità, di libertà e di amore.
Accogliete questo tempo con gioia, fiducia e speranza. Scoprite la bellezza dell’incontro con i vostri compagni e con i vostri insegnanti; affrontate con generosità la fatica dello studio; vivete con serenità anche le difficoltà che inevitabilmente incontrerete.
Siate pronti a offrire il vostro contributo unico e prezioso, perché le ferite del nostro tempo diventino feritoie di luce, attraverso le quali possa filtrare la speranza: quella speranza che illumina la vostra vita, quella delle vostre famiglie e del mondo intero.
