Zaino di Speranza: il Giubileo vissuto dai giovani
Durante un incontro di preparazione alla partenza per il Giubileo della Speranza, mi è stato chiesto cosa portassi nello zaino, quali emozioni avevo e con quali mi aspettavo di tornare.
In realtà, dopo un anno intenso, mi sentivo indisposta, timorosa e irrequieta. Mi sono chiesta più volte perché stessi andando: perché quattro giorni in compagnia di un gruppo di sconosciuti, nella confusione e nel caldo di Roma, avrebbero potuto aiutarmi e lasciare un segno positivo nella mia vita?
Invece, questo Giubileo mi ha stupita. Ho trovato un gruppo di amici e sacerdoti che mi hanno accolta. Non pensavo che nella mia Diocesi, Ragusa, ci fossero così tanti giovani e realtà parrocchiali giovanili attive. Ho incontrato persone che hanno fede e ne danno testimonianza. Mi sono sentita parte di una grande comunità.
Per me, il momento più intenso è stata la veglia tenutasi con papa Leone XIV il sabato sera. Durante l’adorazione, tutta la folla presente a Tor Vergata (più di un milione di persone) era in silenzio. Non pensavo fosse possibile, e invece abbiamo pregato insieme con questa quiete intorno a noi. È stato emozionante: mi sono resa conto di vivere un importante momento storico, in mezzo a tanta gioventù.
Secondo me, per un giovane non è facile testimoniare la propria fede. Spesso la Chiesa viene percepita solo come istituzione politica e quindi si viene giudicati perché se ne fa parte. Ma il Giubileo mi ha fatto capire che la Chiesa è comunità, un popolo, anche di giovani, in cammino.
La partecipazione giovanile deve crescere ancora: eravamo tantissimi, ma potevamo essere molti di più! Per attrarre i giovani, la Chiesa dovrebbe porsi dal loro lato, dovrebbe ascoltarli, comprenderne i problemi e accompagnarli nella loro crescita.
Credo che i sacerdoti giovani abbiano un ruolo chiave: sanno stare con i ragazzi, li comprendono meglio perché vivono loro stessi le nuove sfide sociali e possono usare i social per comunicare con i giovani. Inoltre, penso che per un giovane sia rilevante sperimentare che la fede rende possibili relazioni vere, autentiche e piene di vita: un aspetto sempre più raro nella nostra società in cui si vive di digitale e di velocità, spesso, è il non avere del tempo da spendere in relazioni vere o avere paura di instaurarle.
Il Giubileo ci ha insegnato che noi giovani portiamo freschezza, spensieratezza e gioia: i canti, i balli e i cori che abbiamo fatto (ovunque a Roma!) lo hanno reso evidente.
Il Giubileo ci ha anche fatto vivere nel motto “Fidati e Affidati”: se non lo facciamo da giovani, quando allora?
Da questa esperienza porto con me la consapevolezza di non essere sola e la certezza di poter fare parte di un gruppo di giovani con cui condividere il cammino di fede.
Sono tornata a casa con lo zaino pieno delle emozioni che speravo di vivere, ma anche con due desideri: il primo, ricordarmi più spesso del motto “Fidati e Affidati”, per fidarmi di più di Dio e del progetto che ha per me, così da vivere bene la mia vita; il secondo, portare ai giovani che conosco la testimonianza di ciò che ho vissuto, e cioè una Chiesa giovane, viva e accogliente.
Giulia Gulino
