Relazioni rinnovate
Dopo quattro anni di cammino (2021-2025) nel processo sinodale convocato da Papa Francesco, e la stesura del Documento finale del Sinodo dei Vescovi (27.10.2024), che ne contiene i frutti, siamo invitati a riflettere e a dare concretezza a quanto vissuto insieme. Si è trattato di un’esperienza formativa per tanti di noi, ci ha portato a riscoprire le radici del mistero della Chiesa, “segno e strumento dell’intima unione con Dio e dell’unità di tutto il genere umano” (LG1), consegnatoci dal Concilio Vaticano II, e a condividerne la chiamata ad essere il “germe più forte di unità, di speranza e di salvezza” (LG9).
La prospettiva di Papa Francesco, di una Chiesa in continua conversione, ce ne ha fatto scoprire tre dimensioni: comunitaria, personale, e strutturale. Una delle istanze emerse con chiarezza dal Cammino sinodale italiano nel Documento di sintesi (DS), intitolato Lievito di pace e di speranza, prodotto dalla Terza Assemblea sinodale delle Chiese in Italia (25.10.2025), che trovano ampio riscontro nel Documento Finale, è la centralità delle relazioni, che porta con sé la corresponsabilità differenziata nella Chiesa. “Ciò implica- cito- relazioni autentiche, capaci di generare comunione, nell’accoglienza reciproca, in una condivisione che valorizza le differenze come dono e arricchimento, e attraverso confronti che non temono il conflitto ma sanno viverlo nella libertà e nel rispetto” (DS 16). Come abbiamo sperimentato in questi anni di cammino, per chi si è voluto mettere in gioco, la comunione non è appiattimento, ma armonia nella pluralità tra le generazioni, fra uomini e donne, tra le diverse competenze e sensibilità, e nelle fragilità di ciascuna esistenza. Ciascuno ha una responsabilità legata alla propria vocazione, da vivere in relazione agli altri in una prospettiva di corresponsabilità differenziata. Unica è la missione, molteplici le vie in cui essa è realizzata (cfr. LG 32).
A dare sostegno a questa prospettiva sta l’invito di Papa Leone XIV ai Vescovi italiani, affinché «ogni comunità diventi una “casa delle pace”, dove si impara a disinnescare l’ostilità attraverso il dialogo, dove si pratica la giustizia e si custodisce il perdono. La pace non è un’utopia spirituale: è una via umile, fatta di gesti quotidiani, che intreccia pazienza e coraggio, ascolto e azione. E che chiede, oggi più che mai, la nostra presenza vigile e generativa» (17.6.2025).
Immaginiamo allora le nostre comunità costruite da relazioni nuove, basate su dialogo, giustizia, perdono, umiltà, pazienza, coraggio, ascolto e azione: chiediamo questi doni a Gesù che viene, Lui che ha sperimentato la fragilità e la chiusura. ChiediamoGli, per questo Natale, che ci aiuti a costruire ogni comunità come casa della pace, in cui nessuno si sente escluso e ciascuno è un dono per gli altri, profezia di una nuova umanità, che risponde al male con la fraternità.
Maria Dolores Doria
