Vivere l’Avvento: un cammino di luce e speranza nella comunità
L’Avvento è molto più di un semplice periodo di attesa e preludio delle feste. E’ un invito profondo a rinnovare il proprio cuore e a lasciarsi trasformare dalla luce della Parola. In questo tempo speciale, siamo chiamati a guardarci dentro, a migliorare noi stessi e a costruire relazioni autentiche con chi ci circonda. La preparazione al Natale di S.E. Mons. Giuseppe La Placa, quest’anno, si è snodata lungo temi esperienziali che toccano le vicende della vita di tanti di noi e di tutte le nostre comunità.
Il messaggio chiaro e forte che attraversa la catechesi del Vescovo è di immediata comprensione: non basta cambiare le abitudini o intraprendere nuove attività; il vero cambiamento nasce dall’accogliere Dio nella propria vita quotidiana, “nel deserto di ciascuno”. È Lui che porta pace, gioia e speranza, doni che si riflettono nelle nostre azioni e nei nostri rapporti. La presenza di Dio si manifesta concretamente quando viviamo insieme con amore, ci sosteniamo a vicenda, ci perdoniamo e ci impegniamo a costruire comunità accoglienti e solidali.
Le piste lungo le quali il Vescovo ha orientato la catechesi, in tutte e quattro le zone pastorali, sono disegnate sulla parola biblica di Isaia che, già nella preghiera introduttiva, ha indotto alla riflessione ciascuno dei presenti
Il Vescovo ci ha condotto, innanzitutto, nel ‘deserto’ luogo di preparazione e di incontro, luogo dove cadono le maschere e le difese nell’esperienza della solitudine, della fatica, della paura e della sfiducia. E’ lì che “Israele diventa il Popolo del Signore”, è lì che Dio apre una strada verso il cuore umano e i deserti di ognuno, “i nostri deserti diventano grembo di rinascita”.
Ci ha fatto ascoltare la voce che invita alla conversione: preparare la via al Signore, sia interiormente che nella vita quotidiana, è grido che induce verso la purificazione delle intenzioni, la sincerità e la riconciliazione.
Ci ha rivelato il modo come fare dell’Avvento il tempo dell’interiorità: coltivare il silenzio e l’ascolto, spazi ideali in cui nasce la parola autentica e si ascolta la voce di Dio. Da qui l’invito a riscoprire tempi e luoghi del silenzio, a cominciare dalla nostre chiese aperte più a lungo, e ridurre parole inutili: “diminuire le parole parlate per aumentare le parole parlanti che arrivano al cuore delle persone”.
Ci ha fatto mettere mano all’opera di colmare ogni valle e abbassare ogni colle e monte, raddrizzando i sentieri tortuosi dell’incoerenza. Le valli da colmare sono, in un esempio non certo esaustivo, la sfiducia, la stanchezza, la solitudine, la paura, la delusione. E nella vita delle nostre comunità, le famiglie ferite, i giovani disorientati, le relazioni violente e giudicanti. E, allo stesso tempo, abbassare i monti delle nostre difese, dell’autosufficienza, dei giudizi duri e degli atteggiamenti ostili, “il Bambino che nasce in una mangiatoia ci insegna una verità paradossale: solo chi sa abbassarsi può accoglierlo”.
E, infine, ci ha fatto riposare in una culla, la comunità e la misericordia, richiamando la necessità di comunità aperte e accoglienti, capaci di ascoltare e sostenere chi è in difficoltà, di promuovere la riconciliazione e il perdono. “C’è un luogo dove la gloria di Dio si manifesta: è la comunione e la fraternità della comunità”. Sempre sulla profezia di Isaia “tutti insieme vedranno la gloria di Dio”, il nostro Pastore ci ha anticipato il dono di Natale: una visione ecclesiale e comunitaria della gloria di Dio che solo attraverso la fraternità, la condivisione e la testimonianza di una speranza vissuta, diventa visibile nella vita di tutti i giorni. L’Avvento, dunque, occasione preziosa per “far fiorire i nostri deserti”, ritrovare la comunione e la comunità, impegnarsi nella costruzione di relazioni più vere e profonde e chiedere al Signore pace, gioia e speranza
