Il farmaco dello Spirito
Si intitola “Il farmaco dello Spirito” la catechesi che il Vescovo monsignor Giuseppe La Placa ha tenuto nei quattro vicariati durante la Quaresima e in preparazione alla Pasqua.
È un invito alla conversione e alla santità per celebrare e vivere in pienezza il mistero pasquale e andare incontro a Cristo Risorto. Prima occorre però purificarsi e fortificarsi opponendosi, come Gesù nel deserto, alle tentazioni. «Il deserto – ci ricorda il Vescovo – è il richiamo al saper stare soli, a trovare spazi di silenzio per riconciliarci con la nostra essenza profonda, per purificarci dalle nostre ipocrisie e ambiguità e giungere a una pace interiore più autentica e duratura». Il rifiuto di un impiego egoistico dei beni, l’umiltà e la sincerità del cuore «nella costante ricerca di un’intimità con Lui» contro le apparenze, l’umiltà ancora e la logica del servizio contro le perversità e i richiami del potere sono le “medicine” contro le malattie spirituali con le quali Satana prova a disseminare di tentazioni il nostro cammino.
«Preghiera, digiuno e carità – dice in conclusione il Vescovo – sono i tre pilastri capaci di sostenere la nostra vita di fede e farci compiere un autentico itinerario di santità, costituendo un antidoto potente contro le tentazioni che si presentano sul nostro cammino, sia a livello personale che comunitario. Anche come Chiesa, come comunità di credenti, non siamo esenti da diverse forme di tentazioni». Il potere, il clericalismo, la chiusura nelle proprie sicurezze, l’autoreferenzialità possono infatti sedurci. Per questo, «come Gesù nel deserto, anche noi siamo chiamati a discernere e a rimanere fedeli alla nostra missione di annuncio del Vangelo». E più avanti: «Il cammino sinodale ci chiede di ascoltarci reciprocamente, di camminare insieme, di aprirci alla novità dello Spirito. Questo significa anche accettare la fatica dell’incontro, il peso delle differenze, la difficoltà di trovare strade comuni. Ma, come Gesù ci insegna, la comunione si costruisce nella fedeltà alla verità, nella preghiera e nell’ascolto sincero. Non dobbiamo avere paura delle difficoltà, perché è proprio attraverso il deserto che si giunge alla terra promessa. La Quaresima, allora, è un’occasione preziosa per percorrere questo itinerario di santità con cuore rinnovato, per guardare dentro di noi, per riconoscere le nostre fragilità e affidarle a Dio, sapendo che la Pasqua è già all’orizzonte. Come comunità cristiana, siamo chiamati a sostenere chi è più debole, a camminare insieme senza lasciare indietro nessuno, a vivere la fede non come un’abitudine, ma come un incontro vivo e trasformante con Cristo. Le tentazioni nel deserto ci insegnano che non siamo soli nel nostro cammino: Gesù le ha affrontate prima di noi e ci mostra la strada per vincerle. Fidiamoci di Lui, nutriamoci della Sua Parola e camminiamo insieme, come popolo di Dio in pellegrinaggio verso la Pasqua della risurrezione».
Prima di giungere a questa conclusione, la Catechesi del Vescovo si sofferma sulla conversione e sulla santità. Il primo passo per una vera conversione è «individuare con chiarezza il punto di debolezza che ostacola la nostra crescita spirituale». Due sono i rischi principali: la mancanza di fiducia e la presunzione. La mancanza di fiducia «minaccia – spiega il Vescovo – di spegnere la speranza e di farci credere che i nostri sforzi siano inutili. È la tentazione della sfiducia nella forza trasformante della grazia di Dio. Chi è prigioniero della “disperazione” si accontenta di una vita spirituale mediocre, rinunciando alla ricerca della santità. Se ci troviamo in questa situazione, è ora di svegliarci. Non arrendiamoci! Abbiamo peccato, ma Dio è misericordia infinita. La battaglia non è ancora finita, e noi dobbiamo decidere di vincerla. La nostra felicità dipende da questa scelta. Dall’altro lato, esiste la “presunzione”, che ci fa pensare di non avere bisogno di nulla».
La conversione non riguarda solo la sfera personale ma ha anche un valore di testimonianza. A questo proposito, monsignor La Placa ricorda le parole del beato cardinale Schuster ai seminaristi poco prima di morire. «Voi desiderate un ricordo da me ma l’unico ricordo che posso lasciarvi è un invito alla santità. La gente sembra non lasciarsi più convincere dalla nostra predicazione; ma di fronte alla santità, ancora crede, ancora si inginocchia e prega. La gente può sembrare ignara delle realtà soprannaturali e indifferente alla salvezza, ma quando un autentico Santo, vivo o morto, passa, tutti accorrono al suo passaggio. Non dimenticate che il diavolo non teme i nostri campi sportivi o i nostri cinema: teme la santità».
