Vita Cristiana

Pubblicato il 16 Gennaio 2026 | di Lettera in Redazione

0

Tra necropoli e battisteri: le grotte rupestri di Licodia Eubea

Riceviamo e pubblichiamo un’integrazione di Giuseppe Scollo all’articolo di Saro Distefano “La devozione non ha limiti di tempo” pubblicato sul numero di dicembre di Insieme https://www.insiemeragusa.it/2026/01/09/la-devozione-non-ha-limiti-di-tempo/.

In contrada Alia inferiore tra Monterosso Almo (RG) e Vizzini (CT), ma in territorio di Licodia Eubea (CT) c’è un sito archeologico rupestre molto interessante, ma ancora non inserito nell’elenco dei siti archeologici di rilievo di questa zona.
Negli anni ‘40 del secolo scorso il sito è stato scoperto dall’archeologo siracusano Giuseppe Agnello, con il quale ho avuto l’opportunità di fare un sopralluogo negli anni ‘70.
Il sito consiste in una serie di grotte, alcune delle quali contengono delle tombe a baldacchino scavate nella roccia. Nella volta di una di esse c’è un affresco che rappresenta un Cristo crocifisso con ai lati S. Giovanni Evangelista di cui si legge il nome in latino e la Madonna o la Maddalena. Di quest’ultima figura infatti si leggono appena due lettere: una “M” e un “Delta greco” che lasciano dei dubbi sulla sua identità. In alto ci sono una luna e un sole. Dallo stile di questo affresco e dalle scritte sopra indicate si può dedurre che questo sito risalga agli inizi del periodo normanno, tra i sec. XI e XII, quando in Sicilia l’antico rito bizantino stava cedendo il posto a quello latino. A ulteriore dimostrazione dei legami di questo sito con il rito bizantino, a circa una cinquantina di metri da questa necropoli ci sono altre due grotte di cui una più piccola, a forma di croce greca e con una vasca battesimale, che doveva essere il battistero perché nel rito bizantino il battesimo avviene per immersione. L’altra grotta vicina è molto spaziosa, perciò si può dedurre che fosse una chiesa.
Questo sito si trova in una contrada appartenente al comune di Licodia Eubea, ma molto distante da esso e più vicino a Monterosso Almo. Per questo motivo non c’è alcun interesse a valorizzarlo adeguatamente. Alcuni anni fa sono state ripulite solamente le grotte dove si trova la necropoli, ma non sono stati effettuati lavori nelle altre due grotte, quella del battistero e della chiesa che sono rimaste rifugio di animali e piene di sterco. Accanto e intorno a queste grotte ce ne sono altre di epoche diverse che andrebbero esaminate meglio. Tra il XVIII e il XIX secolo queste grotte erano adibite a ovili per le pecore, tanto è vero che fino ad alcuni anni fa i muri di recinzione erano forniti dei cosiddetti “paralupi”, cioè lastroni di pietra sporgenti, per evitare che i lupi vi saltassero dentro. I lupi infatti erano presenti anche in Sicilia fino agli inizi del Novecento.

Giuseppe Scollo

Tags: ,




Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.

Torna Su ↑