Vita Cristiana

Pubblicato il 21 Gennaio 2026 | di Redazione

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Cor ad cor loquitur

La conferenza “Cor ad Cor loquitur”, che si è svolta a Ragusa Ibla per iniziativa dell’associazione Novum 1693, e che sarà replicata venerdì 30 gennaio alle 18.30 presso la Biblioteca Diocesana Mons. F. Pennisi, grazie all’interessamento del direttore don G. Di Corrado, nasce dall’esigenza di riscoprire una figura centrale dello sviluppo filosofico e teologico del cattolicesimo del XIX, che ha avuto una profonda influenza nel XX secolo. Di fatti la proclamazione di John Henry Newman Dottore della Chiesa, avvenuta il 1° Novembre 2025, è la conferma dell’importanza che tale figura riveste anche oggi. A Newman bisogna riconoscere il merito di porre al centro della questione morale, ma anche e soprattutto della riflessione filosofica, la centralità della coscienza, che lui ha avuto la capacità di esporre non solo nella forma di una riflessione rigorosamente concettuale, e di conseguenza astratta, ma assumendo anche un approccio personale. Di fatti la sua stessa esistenza è di per sé un elogio della coscienza.
Newman, guardando il mondo che lo circonda, prova un sentimento di angoscia, come di chi guarda lo specchio e non ci vede il proprio volto, perché constata che il mondo in cui vive è privo di Dio. Il problema non è solo di natura morale, ma anche di natura filosofica: un cambiamento intellettuale che stava avvenendo nella società del XIX secolo. La riflessione di Newman inevitabilmente si misura con gli interrogativi che scaturiscono dal confronto con il contesto culturale, ormai mutato, segnato dalla definitiva e inarrestabile affermazione della modernità. Ma a ben vedere alcuni degli interrogativi che si pose Newman nello scenario dell’Inghilterra del XIX secolo, sono gli stessi che ci possiamo porre anche noi di fronte alle problematiche del nostro tempo. Oggi, come al tempo di Newman, possiamo constatare la tendenza dell’uomo a liberarsi da quelle che considera le catene dell’autorità e della superstizione, per assicurarsi indipendenza, libertà e progresso.
Newman avvertiva che la principale controversia dell’epoca moderna non era solo una questione morale o sociale, ma riguardava i principi, i fondamenti stessi del sapere, nella forma in cui si stava strutturando la razionalità moderna. Così quella che sostiene Newman è una dialettica critica, che non vuole rinnegare la ragione, piuttosto si pone come obiettivo quella di collocarla nella giusta posizione in rapporto alla fede e alle questioni ad essa connesse.
In questo scenario la riflessione sulla coscienza diventa centrale. Essa innanzitutto per il Santo Cardinale inglese è ciò che sancisce la presenza e il permanere della religione nello spirito dell’uomo, mettendolo in relazione con un tribunale su cui non ha alcun potere, di conseguenza essa non può essere un principio di soggettività. La coscienza, così, lungi dall’essere la “verità del soggetto”, è la sanzione del tutto invisibile della “Verità nel soggetto”: non si può identificare la coscienza con il fondamento che fa del soggetto il criterio di scelta tra il bene e il male; essa è piuttosto la presenza percepibile e invisibile della voce della Verità all’interno del soggetto.
Newman si rende conto che, se pur le nozioni del bene e del male possono variare a seconda degli individui, il senso profondo di una particolare sanzione nel cuore dell’uomo permane invariato, e questa è parte dell’esistenza stessa degli uomini. Così Newman non si dedica ad analizzare gli atti particolari che i singoli individui possono compiere, ma intende mostrare l’esistenza di questa sanzione o comando nel cuore di ogni persona.
Per Newman, così, la coscienza non ha la forma della norma del buon comportamento, ma è “una sanzione del buon comportamento”, ed è questo il suo aspetto peculiare e più importante. In questo modo la coscienza ci impone sempre il dovere di seguire il bene e di evitare il male; ed in questo senso essa è la stessa nella mente di ogni persona, per quanto i suoi errori particolari possano mutare da mente a mente rispetto agli atti che essa ordina di fare o di evitare. Ed è interessante constatare nelle parole di Newman questa concezione di universalità della coscienza.
La Coscienza è intesa come la legge di Dio percepita dal cuore dell’uomo, l’affacciarsi della legge di Dio nell’interiorità di ogni singolo uomo, e se pur questa legge può subire rifrazioni, essa rimane la stessa in tutti gli uomini.
Newman si rende conto che la sua riflessione sulla coscienza porta ad un concetto di essa assai lontano da quello dell’immaginario comune del suo tempo, come d’altronde lo è del nostro. Troppo spesso la coscienza finisce per essere ritenuta una mera “creazione dell’uomo”. La coscienza non assume per Newman la dimensione di criterio decisivo del soggetto di fronte alle pretese dell’autorità, piuttosto è “la presenza percepibile ed imperiosa della voce della verità all’interno del soggetto stesso; la coscienza è il superamento della mera soggettività nell’incontro tra l’interiorità dell’uomo e la verità che proviene da Dio”.
Il richiamo di Newman dovrebbe far tremare i polsi all’uomo contemporaneo, il quale troppo spesso preferisce una contraffazione alla coscienza autentica di cui il Santo Dottore inglese si è fatto autentico paladino.

Angelo Micieli


Autore

"Insieme" esce col n° 0 l'8 dicembre del 1984. Da allora la redazione è stata la "casa di formazione" per tanti giovani che hanno collaborato con passione ed impegno.



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