Società

Pubblicato il 30 Gennaio 2026 | di Redazione

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Vittoria accende la speranza di pace

All’indomani della 59ª Giornata Mondiale della Pace, lo scorso 2 gennaio, la città di Vittoria ha vissuto un momento intenso e profondamente partecipato di testimonianza civile e cristiana. La fiaccolata e la veglia di preghiera per la pace, promosse dal Vicariato di Vittoria – che comprende anche le comunità di Scoglitti e Acate – hanno raccolto attorno a un unico cammino persone, istituzioni e realtà ecclesiali, unite dal desiderio di invocare e custodire il dono della pace.
Dal 1° gennaio 1968, per volontà di San Paolo VI, la Chiesa celebra la Giornata Mondiale della Pace, richiamando i popoli alla responsabilità di costruire relazioni fondate sulla giustizia e sulla fraternità. In questo solco si inserisce l’iniziativa vissuta a Vittoria, segno concreto di una “Chiesa in uscita” che percorre le strade della città, facendosi voce di speranza.
Come da programma, alle 19.30 il raduno presso la Chiesa del Sacro Cuore, situata nel centro geografico della città, ha dato avvio alla marcia‑fiaccolata. Il corteo, partendo da Piazza Daniele Manin, ha attraversato le vie Magenta e Roma, Piazza del Popolo, per poi riprendere Via Cavour, risalire fino a Piazza Vescovo Ferdinando Ricca e giungere sul sagrato della Basilica Chiesa Madre di San Giovanni Battista. Un cammino semplice, illuminato dalle fiaccole e avvolto da un silenzio eloquente, che ha trasformato le strade cittadine in spazio di preghiera e di invocazione.
Numerosa e significativa la partecipazione: sacerdoti, diaconi, religiose e religiosi, famiglie, giovani, rappresentanti delle aggregazioni laicali di tutte le parrocchie del Vicariato. Accanto a loro, le istituzioni civili, con la presenza del sindaco Francesco Aiello, della Giunta comunale e di alcuni esponenti politici locali. Molti anche i cittadini, credenti e non, uniti dal desiderio condiviso di una pace possibile, concreta, che nasce dal basso e interpella le coscienze.
La veglia di preghiera, curata da don Mario Modica, vicario parrocchiale della Basilica e nuovo Direttore dell’Ufficio Liturgico Diocesano, è stata presieduta dal vicario foraneo don Giovanni Giaquinta. Nell’omelia conclusiva della Liturgia della Parola, lo sguardo si è allargato sul dramma globale che segna il nostro tempo, per poi incarnarsi nelle ferite ancora aperte della città. In un mondo attraversato da guerre, violenze e paure, la fiaccolata è apparsa come un segno controcorrente, un atto pubblico di speranza. «La testimonianza che abbiamo voluto dare per le strade della nostra città, ritrovandoci numerosi e concordi, dice con un gesto chiaro che la pace, per noi, è un valore insostituibile e molto caro», ha affermato don Giaquinta, richiamando la responsabilità personale e collettiva.
Con realismo e amarezza, il vicario foraneo ha poi osservato: «Ci crea una grande perplessità constatare come gli insegnamenti dei profeti del Novecento siano stati così presto dimenticati», mentre il dolore dei popoli oppressi e delle vittime innocenti continua a gridare. «Davanti a tanto dolore e a tanto disordine non possiamo restare spettatori indifferenti», ha aggiunto, invitando a un coinvolgimento che sia conversione del cuore e impegno quotidiano.
La riflessione si è infine intrecciata con la storia ferita della città. Dopo l’invocazione accorata “pace nella nostra città di Vittoria”, don Giaquinta ha richiamato esplicitamente il ventisettesimo anniversario della Strage di San Basilio, avvenuta il 2 gennaio 1999 nel piccolo bar della stazione Esso, nei pressi dell’ospedale, all’uscita per Comiso. In quell’occasione persero la vita, fra gli altri, Salvatore Ottone e Rosario Salerno, vittime innocenti di una feroce guerra di mafia tra clan rivali, semplici avventori del bar che si trovarono, loro malgrado, nel posto sbagliato al momento sbagliato. Ha ricordato anche il recente sequestro di persona lampo di un giovane diciassettenne, avvenuto lo scorso 25 settembre in periferia, in contrada Marangio. Memorie dolorose che interrogano la coscienza della città e chiamano a custodire la pace con coraggio e coerenza, testimoniandola nella vita quotidiana e nella comunità.
A dare nome e orizzonte spirituale alla Fiaccolata e Veglia per la Pace è stato il Messaggio di Sua Santità Leone XIV, «La pace sia con tutti voi. Verso una pace disarmata e disarmante», per la LIX Giornata Mondiale della Pace, che ha ispirato e dato il titolo all’evento di Vittoria. Già subito dopo la sua elezione, l’8 maggio 2025, nel discorso Urbi et Orbi rivolto al popolo presente in Piazza San Pietro e al mondo intero, affacciandosi dalla Loggia delle Benedizioni della Basilica di San Pietro prima della benedizione “Urbi et Orbi”, Leone XIV aveva affermato: «Questa è la pace del Cristo Risorto, una pace disarmata e una pace disarmante, umile e perseverante. Proviene da Dio, Dio che ci ama tutti incondizionatamente».
Una pace che, come ha ricordato il Pontefice nello stesso Messaggio, è capace di vincere la violenza senza riprodurla. La Fiaccolata e Veglia per la Pace si è così rivelata non solo un momento simbolico, ma un autentico programma di vita: custodire la pace come presenza viva, da testimoniare insieme, nelle strade del mondo e della propria città. Essa diventa così un’esperienza concreta di quella chiamata universale alla fraternità e alla giustizia che il Papa ha indicato come guida per ogni comunità e singolo credente.

 

Luciano D’Amico

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"Insieme" esce col n° 0 l'8 dicembre del 1984. Da allora la redazione è stata la "casa di formazione" per tanti giovani che hanno collaborato con passione ed impegno.



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