Società

Pubblicato il 9 Febbraio 2026 | di Francesca Cabibbo

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Una voce che unisce, non che divide

«Quante divisioni ha il Papa?» La celebre frase di Stalin a Yalta ottant’anni fa è rimasta nella storia.

L’Europa e il mondo uscivano da un conflitto durato sei anni che aveva fatto a pezzi le nazioni, lacerato i rapporti, creato tensioni e divisioni, seminato morte con più di 80 milioni di vittime. Pio XII aveva fatto arrivare a Yalta i suoi suggerimenti, le sue proposte per una pace duratura e mondiale.

Quanto conta la forza del pensiero, l’apporto delle idee, la proposta di valori umani universali e condivisi, siano essi cristiani o provenienti da altre culture? Chi vive in un mondo lacerato da ingiustizie e sopraffazioni può considerare “utopia” parlare di idee, di proposte, di positivo. Chi vive nel mondo della comunicazione sa che la cronaca, la fredda cronaca, soprattutto quella che racconta particolari pruriginosi consente di vendere più copie del giornale o di acchiappare più like sul web. È la dura legge dei numeri che talvolta condanna o mette in riga chi continua a coltivare idee positive, chi si ostina a guardare il mondo «con i piedi per terra e la testa tra le nuvole». Che – al di là della metafora letteraria – significa «continuare ad avere la capacità di coltivare un sogno e di perseguire ideali».

È questo l’orizzonte della stampa cattolica, una stampa destinata certamente a non sfondare i numeri dei lettori, ma che può essere – e certamente lo è – apporto insostituibile per continuare a reggere le fila della storia delle nostre comunità.

La sfida della stampa cattolica è oggi quella di superare la logica dell’appartenenza, delle barriere ideologiche ed ecclesiali, che purtroppo continua a segmentare una parte delle nostre comunità locali, per riuscire a essere non solo «stampa cattolica», ma soprattutto «stampa laica di ispirazione cristiana».

I settimanali cattolici (190 in tutto il territorio nazionale) sono una voce autorevole in Italia. Basti pensare a cosa hanno rappresentato – e ancora oggi rappresentano – alcune autorevoli testate cittadine nel Nord Ovest, come «Il Biellese», «Il Corriere di Saluzzo», «Il Popolo», «Vita diocesana pinerolese» o «La Gazzetta d’Asti». Alcuni tra questi giornali sono stati fondati nel XIX secolo, e sono stati negli anni e continuano a essere il “giornale cittadino”, (o “di comunità”,) autorevole, riconosciuto e rispettato. Tutti insieme, in maniera capillare, raggiungono centinaia di migliaia di lettori. Raggiungono numeri impensati oggi per tante testate. Sono la rete più numerosa di giornali locali nazionali. Il Piemonte ne è stato la culla e lo stesso accade in altre zone d’Italia. Molte testate sono poi nate nel secondo dopoguerra, negli anni della ricostruzione e della grande spinta verso il futuro, dopo il ventennio fascista e le macerie della Seconda guerra mondiale. In Sicilia, possiamo ricordare la forte tradizione della stampa cattolica agrigentina e «L’Amico del Popolo», nato nel 1955.

Questi giornali, ancora oggi, raccontano la vita delle persone, delle parrocchie e delle diocesi con passione e professionalità. Raccontano quei tanti momenti di vita che altrimenti sarebbero misconosciuti, ma sono soprattutto uno sguardo e una proposta. Consentono di allungare lo sguardo oltre i piccoli confini dell’appartenenza, talvolta angusti, che anche il mondo cattolico spesso si dà, per guardare a un orizzonte di senso che supera il contingente e diventa capace di gettare il cuore oltre l’ostacolo. Continuando a mantenere «la testa tra le nuvole»: cioè guardando alla meta che tutti ci attende e al «dover essere dell’umanità».

Lo fanno «mantenendo i piedi per terra», camminando sui sentieri della storia, «uomo accanto a uomo», nelle nostre città dove si vive la sfida di una democrazia incompiuta, di meccanismi di formazione del consenso spesso deviati o condizionati da pratiche clientelari. Lo facciamo continuando a offrire ai lettori una proposta coraggiosa e ideale, ma non utopistica o irrealizzabile.

«Mantenendo i piedi per terra»: consapevoli di non possedere le divisioni di Stalin, ma il coraggio delle idee e di una vita cristiana che sulla terra a volte viene derisa e misconosciuta. Chissà quante divisioni avrà trovato Stalin nell’aldilà quando – esattamente come Pio XII – si è presentato al cospetto del Padre!

Il rischio per la stampa cattolica – lo ripetiamo – è quello di coltivare la logica identitaria, la logica dell’appartenenza, della contrapposizione culturale. Un rischio che questo giornale, INSIEME, che oggi saluta e accoglie la nuova condirettrice Gabriella Chessari, non ha mai corso. Fin dagli anni della fondazione, nel 1984, che ha visto grandi e appassionati protagonisti, come Gaetano Trovato e monsignor Carmelo Tidona (solo per citarne alcuni …) lo sforzo è stato sempre quello di essere un giornale al servizio della comunità locale, delle città della nostra diocesi. Ha raccontato storie di vita e di parrocchie che oggi restano negli archivi di questo giornale e che senza di esso sarebbero andati perduti. È stato fucina di idee e di cultura. Ha avuto la fortuna e l’onore di accogliere e ospitare firme importanti e autorevoli, come l’ex presidente della provincia Emanuele Giudice, come Luciano Nicastro, Carmelo Lauretta, Carmelo Depetro, solo per parlare di alcuni che non ci sono più, ma senza dimenticare le altre autorevoli firme che negli anni ha ospitato e che ancora oggi popolano le pagine di questo giornale.

Negli ultimi anni questo giornale è cambiato. È dapprima diventato “free press” e viene distribuito gratuitamente in tutte le chiese della nostra diocesi. Ha poi scelto di raccontare di più la vita della diocesi, le iniziative del vescovo e delle parrocchie. Ma non ha mai smarrito la propria identità di motore culturale e ideale nella vita delle nostre città. Scegliendo di raccontarne la storia, ma soprattutto di coglierne quei tratti che talvolta rischiano di rimanere nascosti e che invece danno un’anima alle comunità.

Gabriella Chessari raccoglie oggi il testimone da Alessandro Bongiorno, come condirettrice di questo giornale, affidato da decenni alla firma di don Mario Cascone, direttore e opinionista di punta della testata. A lei spetta il compito di coordinare una redazione composta da un gruppo di persone autorevoli, ma anche di giovani che portano con sé una già chiara vocazione giornalistica. Sono essi la maggiore risorsa, la capacità di guardare al futuro, sono la spinta ideale che consente a tutti, anche a chi è più âgé, di non fermarsi. Negli ultimi anni, ha avviato e rafforzato la collaborazione con Radio Karis, altro media di riferimento della diocesi di Ragusa, dove il dibattito e la forza delle idee trovano sempre casa.

Il rischio che talvolta ci attraversa è quello della narrazione apologetica, che vuole esaltare oltre il dovuto la vita di alcune realtà, o di difendere idee e posizioni quasi in un clima di guerra fredda, in una logica di contrapposizione rispetto alla cultura dominante. È accaduto anche al mondo cattolico nei momenti storici che hanno segnato i referendum sul divorzio e sull’aborto e il dibattito collegato a queste tematiche, o quelli sulla procreazione assistita. Non dobbiamo mai farci invischiare in logiche da «guerra di posizione». Il cattolicesimo non è «contro», il cattolicesimo è «per». Combatte il male, ma soprattutto propone il «bene», anche quel bene con molti considerano «utopia», magari con un pizzico di sarcasmo o di canzonatura per idee considerate datate e fuori moda. La cultura cattolica, oggi minoritaria in Italia, vuole continuare a porsi e a proporsi con forza, con autorevolezza, senza arretrare di un millimetro, ma con mitezza, all’interno di una società multiculturale. Siamo minoranza e coscienti di esserlo, ma coltiviamo la forza di una proposta che vuole dare il proprio contribuito continuando a camminare «uomo accanto a uomo, donna accanto a donna».

Un settimanale diocesano vuole essere la casa di tutto questo. Vuole essere sguardo vigile e attento sulle nostre città, cuore pulsante delle nostre comunità locali, capace di cogliere e di accogliere le istanze e le esperienze più belle che esse esprimono. L’obiettivo è anche quello di rafforzare sempre di più questo rapporto che deve saper diventare anche “simbiotico”.

Su questa sfida e su questo crinale si pone oggi la nuova avventura di Gabriella Chessari. Primo direttore donna di questo giornale. Gabriella vi lavora da molti anni, ne conosce le pieghe più nascoste, ne incarna le istanze migliori. La sua guida autorevole farà crescere questo giornale e può fare crescere la sua identità e la sua proposta all’interno delle nostre città. Che saranno sempre più belle se sapranno far casa a tutte le istanze culturali, religiose e sociali. Nessuna esclusa!

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