“Il mio Silvio Berlusconi”
Con Il mio Silvio Berlusconi (Blake e Pound, Milano 2025), Andrea G.G. Parasiliti compie un’operazione letteraria tanto consapevole quanto spiazzante.
Chi si aspettasse l’ennesimo racconto sull’uomo politico, sull’imprenditore geniale, sul dominus oscuro-occulto del potere mediatico o sul protagonista assoluto della Seconda Repubblica, resterà deluso. Ma è una delusione voluta, quasi programmatica.
Parasiliti, infatti, che possiede senza dubbio gli strumenti intellettuali per affrontare Berlusconi “seriamente”, sceglie deliberatamente di non farlo. Il Berlusconi di questo libro non è oggetto di analisi storica né di giudizio politico. È piuttosto il personaggio di una lunga barzelletta. E non una barzelletta qualsiasi, ma una di quelle che tanto piacevano al Cavaliere stesso: ammiccanti, lievemente oscene, sospese tra superficialità e desiderio, percorse da una vena sessuale mai davvero nascosta.
Una narrazione che ha qualcosa di estremamente onirico, di finzione, come se Berlusconi fosse meno un individuo reale e più un’immagine che riaffiora da un sogno personale e collettivo italiano.
In questo senso Parasiliti sembra dirci che Berlusconi, per molti italiani, non è mai stato davvero – o non è stato solo – l’ultimo dei grandi politici, ma piuttosto questo: un racconto, una caricatura, una barzelletta infinita che ha attraversato decenni di televisione, di cronaca, di costume. Un uomo che ha abitato l’immaginario nazionale prima ancora che le Istituzioni.
Il libro procede leggero, volutamente superficiale, e proprio in questa leggerezza trova, a mio avviso, la sua “forza”. Non pretende di spiegare Berlusconi, ma di restituirne una sensazione: quella di una presenza ingombrante e al tempo stesso evanescente, sempre uguale a sé stessa, sempre pronta a scivolare nel comico, nel desiderante, nel grottesco.
Per me che ho studiato filosofia al San Raffaele di Milano, essendo stato anche collega di Barbara Berlusconi e avendo incontrato un paio di volte di persona il Cavaliere quando veniva a trovare Don Verzé – il “manager di Dio”, Rettore dell’Università – la lettura del libro di Parasiliti è stata abbastanza piacevole.
Forse proprio perché non pretende di dire “la verità” su Berlusconi (“Basta Marco Travaglio!” sembra dirci l’autore), ma si limita a restituirne una delle immagini più persistenti – al di là del bene e del male – e più autentiche della nostra memoria a lungo e a breve termine.
Luca Farruggio
