Vita Cristiana

Pubblicato il 26 Marzo 2026 | di Mario Cascone

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GIUSEPPE E MARIA: l’obbedienza che genera vita

Con la morte nel cuore Giuseppe aveva appreso della gravidanza di Maria. Deluso, amareggiato e ferito, da uomo giusto e buono quale era, aveva deciso di licenziare la sua promessa sposa in segreto, senza troppa pubblicità e, soprattutto, senza esporla al pubblico ludibrio e alla pena prevista in questi casi. Maria, da parte sua, aveva scelto la strada del silenzio, decidendo di non spiegare a Giuseppe quello che le era accaduto. Fa questa scelta perché si fida di Dio e sa che ci penserà lui a mettere a posto ogni cosa. E così di fatto accade: l’angelo del Signore appare a Giuseppe e lo invita a prendere Maria come sua sposa, spiegandogli che quello che è accaduto in lei è opera dello Spirito Santo. E Giuseppe si fida, accettando il compito di fare da padre terreno al Figlio di Dio e di continuare ad amare Maria accogliendola come sua sposa.

Tutto questo avviene nel silenzio. Quello di Giuseppe e quello di Maria. Non ci sono parole dei due protagonisti, ma solo accettazione obbediente del progetto di Dio, senza porre alcuna obiezione e senza chiedere garanzie. La madre di Gesù conserva nel suo cuore tutto quello che sta accadendo, meditando e contemplando il mistero che si compie in lei. Giuseppe, da parte sua, adora il frutto che è nel grembo verginale della sua sposa e si pone in un atteggiamento di fedele servizio alla sua sposa e al bambino. Tenerissimo è il suo amore per Maria, a cui egli si lega con casto affetto; e dolcissimo è il suo legame col bambino Gesù, che egli accoglie come se fosse suo figlio e accudisce con mille premure.

Giuseppe e Maria sono l’emblema dell’uomo e della donna che si impegnano a servire Dio non a parole, ma con i fatti; non esibendo sfacciatamente il loro operato, ma nel silenzio e nel nascondimento; non pretendendo di comprendere pienamente quello che accade, ma non finendo di stupirsi del mistero che gradualmente si compie. Essi sono l’esempio della fedeltà quotidiana al disegno di Dio, che si dispiega in un servizio umile e generoso, che non conosce soste e non cerca gratificazioni, ma solo la volontà di obbedire a quanto il Signore chiede.

Abbiamo molto da apprendere da questi due Santi, che hanno un ruolo fondamentale nella storia della salvezza. Da loro possiamo imparare anzitutto la virtù dell’obbedienza, che si associa alla fede intesa come abbandono fiducioso nella volontà di Dio, come “consegna” del proprio essere e del proprio operare all’Onnipotente, sapendo che in questo consiste il nostro vero bene. Possiamo apprendere la generosità di un servizio, che consiste nello spendersi senza risparmio per i compiti che il Signore ci affida: da quelli più grandi a quelli più umili. Impariamo, infine, a vivere il quotidiano come la dimensione concreta della nostra obbedienza a Dio, la quale non si dispiega in genere nelle grandi opere, ma nelle piccole concrete azioni di ogni giorno.


Autore

Sacerdote dal 1981, attualmente Parroco della Chiesa S. Cuore di Gesù a Vittoria, docente di Teologia Morale allo studio Teologico "San Paolo" di Catania e all'Istituto Teologico Ibleo "S. Giovanni Battista" di Ragusa, autore di numerose pubblicazioni e direttore responsabile di "insieme".



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