Vita Cristiana

Pubblicato il 27 Marzo 2026 | di Redazione

0

Giuseppe, uomo del silenzio e della decisione

La Chiesa onora san Giuseppe con diversi titoli. Date un’occhiata alle Litanie; viene invocato per la sua dignità e il suo ruolo nella Storia della Salvezza, ma anche per le sue eccelse virtù: “giustissimo”, “castissimo”, “prudentissimo”, ecc. E ancora: “Modello di pazienza”, “Amante della povertà”, ecc. La liturgia lo addita come “Servo saggio e fedele”. Eppure l’odierna predicazione non fa altro che soffermarsi spesso sull’espressione “Uomo del silenzio”. Non c’è libro, omelia, catechesi in cui non si parli di questo appellativo. Due errori, però, sono ricorrenti. Il primo è quello di far passare Giuseppe come l’uomo “in silenzio”; non proferisce alcuna parola nei Vangeli sarebbe dunque un uomo muto. Il secondo errore lo considera come l’uomo “nel silenzio”: è, infatti, luogo comune che di san Giuseppe non si sa quasi nulla, quindi sarebbe un uomo in ombra, nascosto, inosservato, dimenticato. L’espressione “Uomo del silenzio” riferito allo Sposo di Maria in verità, ci dice ben altro; esso non è mutismo, assenza di parole, mancanza di responsabilità. E’ invece presenza dinanzi al mistero. E’ il suo modo di porsi di fronte a Dio. Quando è Dio che parla bisogna ascoltare e lasciare che sia Lui a parlare. E’ la Parola che parla: inizialmente per mezzo della Legge, poi per mezzo dell’Angelo e infine per mezzo del Figlio; Giuseppe ascolta la Parola e obbedisce. Il silenzio di quest’uomo ci fa comprendere bene la sua giustizia, il suo essere per Dio. La giustizia egli la vive nel silenzio, nel suo ascolto di Dio. Un silenzio che lo coinvolge totalmente nell’adorazione del Verbo, nella contemplazione del Mistero, nell’amore per Gesù e Maria; un silenzio necessario a decidersi per Dio nel diventare Padre del Figlio di Dio, Custode dei Misteri di Dio, Sposo della Madre di Dio. Così il silenzio di Giuseppe più che generare parole, genera azioni: autentiche, coraggiose, determinanti e fondamentali. Diventa “l’uomo della decisione” perché Dio stesso gli ha chiesto di decidere: in quella notte, con quei sogni, in determinate circostanze, con quelle condizioni. Decidere di credere, di amare, di sperare, di muoversi. Decidere di obbedire e di dedicarsi totalmente a Dio. “E’ un silenzio che svela in modo speciale il profilo interiore di questa figura… Giuseppe era in quotidiano contatto col mistero «nascosto da secoli», che «prese dimora» sotto il tetto di casa sua… Il sacrificio totale, che fece di tutta la sua esistenza alle esigenze della venuta del Messia nella propria casa, trova la ragione adeguata nella sua insondabile vita interiore, dalla quale vengono a lui ordini e conforti singolarissimi, e derivano a lui la logica e la forza, propria delle anime semplici e limpide, delle grandi decisioni, come quella di mettere subito a disposizione dei disegni divini la sua libertà, la sua legittima vocazione umana, la sua felicità coniugale… Questa sottomissione a Dio… è prontezza di volontà nel dedicarsi alle cose che riguardano il suo servizio” (RC 25-26).

Paolo Antoci

 


Autore

"Insieme" esce col n° 0 l'8 dicembre del 1984. Da allora la redazione è stata la "casa di formazione" per tanti giovani che hanno collaborato con passione ed impegno.



Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.

Torna Su ↑