Quando l’amore diventa trappola
“Il ragno assassino della tela ad imbuto…” potrebbe essere l’inizio di un testo di entomologia o un’inquietante metafora di un libro giallo, ma, invece, a questo simpatico aracnide è stato paragonato dal dr. Andrea Giostra, psicologo clinico e criminologo, il soggetto umano del narcisista patologico all’incontro del 10/4 scorso nella Sala Avis intitolato “Quando l’amore diventa trappola” proposto dal “Progetto Amorù”. Il ragno dispone la sua tela ad imbuto, larga e accogliente all’inizio poi sempre più stretta fino a quando la vittima non riesce più ad uscire e cade preda del suo carnefice.
Analogamente il narcisista patologico si presenta di aspetto gradevole ed elegante, garbato e rassicurante, pieno di attenzioni: telefonate, messaggi. Poi le telefonate si moltiplicano, i messaggi arrivano da ogni canale possibile, si presenta all’uscita del lavoro fino a controllare la vittima (Dove vai? Con chi vai?) isolandola da amici e parenti o dai propri interessi (svago, palestra, studio) fino a provocare depressione ed un sequestro consensuale.
Per far riconoscere i segnali il dr. Giostra si è deciso con altri autori tra cui magistrati inquirenti, giudicanti e di sorveglianza e avvocati, a scrivere un saggio o meglio un manuale di sopravvivenza (siamo già alla sesta edizione), o come l’ha definito più precisamente, di prevenzione primaria ovvero che predispone azioni e comportamenti per riconoscere ed evitare sul nascere il fenomeno della violenza di genere che sfocia nel femminicidio. Illuminante il paragone col diabete mellito: se si è familiarmente esposti si evitano cibi e stili di vita che lo potrebbero scatenare (prevenzione primaria), se poi si sviluppano sintomi o la malattia è conclamata allora si ricorre ai gradi successivi di intervento (secondario e terziario).
La natura di servizio pubblico è confermata dal fatto che il saggio non è un libro da comprare, ma è liberamente consultabile: basta fare una ricerca su un motore di ricerca, ma non bisogna andare chissà dove è presente anche nel sito del comune di Ragusa, rappresentato all’evento dal Sindaco e dalle assessore Adamo e Pasta.
La necessità di questo approccio preventivo sta anche nei numeri, ricavati dal rapporto della Commissione Bicamerale d’Inchiesta sul Femminicidio (2023): circa 100-120 l’anno nei dieci precedenti, impermeabili a tutte le misure nel frattempo messe in atto. E rappresentano solo la punta dell’iceberg: 15.000 accessi al Pronto Soccorso denunciati (e le denunce sono in aumento) dalle donne, a cui si aggiungono i non denunciati sia per le violenze fisiche, che per quelle economiche, psicologiche o nei confronti dei figli (cosiddetti “vicarie”).
«Non è vero che lo Stato manca – ha aggiunto Giuseppina Tesauro, sociologa e giornalista, esponente della Rete Antiviolenza Amorù – se il fenomeno è sociale è la società che deve cambiarlo» e qua si inserisce il lavoro della Rete che intende fornire ai giovani (infatti un’anticipazione dell’incontro si è svolta la stessa mattina con gli studenti dell’I.I.S. “G.B. Vico – Umberto I – R. Gagliardi”) «strumenti per riconoscere i segnali di pericolo, sviluppare consapevolezza emotiva e costruire relazioni sane basate sul rispetto reciproco» e lo si può fare creando «connessioni, promuovendo cultura, sostenendo percorsi educativi».
Che cosa ci lascia questo incontro? Due compiti: educare per prevenire, ma non solo a scuola ma anche in famiglia, sul lavoro ed attorno a noi e, negli stessi ambiti, distogliere le vittime dalla sirena fatalista dei social ed indirizzarle verso le strutture dello Stato, i Centri Anti Violenza e le associazioni che operano nel territorio e possono “risolvere”.
