Don Franco Ottone ai giovani maturandi
Cari giovani,
anche quest’anno ci siamo ritrovati all’alba, prima degli esami, prima delle domande, prima dell’ansia, prima di quella corsa che vi avrebbe portato tra i banchi a scrivere una pagina importante della vostra vita. Una colazione insieme, un cornetto, un sorriso, una parola scambiata quasi sottovoce, una benedizione, una penna con scritto “Dio ti benedica”.
Qualcuno potrebbe pensare che siano gesti semplici. E forse lo sono. Ma il cuore sa che le cose più grandi di Dio passano quasi sempre attraverso le cose più semplici. Ieri una delle tracce dell’esame parlava di stupore e meraviglia.
E sapete una cosa?
Se dovessi dire che cosa, dopo tanti anni di sacerdozio, continua a stupirmi e a meravigliarmi, non parlerei di grandi eventi, di grandi opere o di grandi successi.
Parlerei di voi.
Sì, proprio di voi.
Mi stupiscono i vostri occhi quando guardano il futuro con timore e speranza.
Mi stupiscono le vostre paure, che spesso cercate di nascondere dietro un sorriso.
Mi stupiscono le vostre domande, le vostre inquietudini, i vostri sogni.
Mi stupisce la vostra capacità di rialzarvi dopo una delusione.
Mi stupisce la vostra voglia di amare, di cercare la felicità, di credere ancora che la vita possa essere bella.
Mi stupisce perfino la vostra spensieratezza, quella leggerezza che a volte gli adulti perdono e che invece è un dono prezioso.
Don Bosco diceva:
“Mi basta che siate giovani perché io vi ami.”
E io, ogni anno che passa, comprendo sempre di più la verità di queste parole.
Vi ho amati quando eravate ragazzi e vi amo mentre diventate uomini e donne.
Vi ho amati nei corridoi della scuola, nelle aule, in parrocchia, durante un incontro, una confessione, una chiacchierata improvvisata.
Vi ho amati quando sorridevate e quando soffrivate.
Quando avevate fede e quando avevate dubbi.
Quando vi sentivate forti e quando vi sentivate fragili.
E forse non ve l’ho detto abbastanza, ma oggi voglio dirvelo con tutto il cuore: la forza più grande della mia vita l’ho ricevuta dai giovani.
Più che dai libri studiati.
Più che dai titoli.
Più che dai riconoscimenti.
Più di tante persone che, per logica umana, avrebbero dovuto sostenermi.
Voi siete stati e continuate ad essere una delle più grandi benedizioni che Dio mi abbia donato.
Dai vostri occhi ho imparato a sperare.
Dalle vostre ferite ho imparato a pregare.
Dalle vostre lacrime ho imparato a comprendere.
Dai vostri sorrisi ho imparato a ringraziare.
Dalla vostra presenza ho imparato a non arrendermi mai.
Per questo, quando preparo una colazione alle sette e mezza del mattino, non sto facendo un favore a voi.
Sto ricevendo un dono.
Perché ogni volta che vi incontro, Dio rinnova in me la gioia di essere sacerdote.
Ogni volta che vi guardo, ricordo perché ho detto il mio “sì”.
Ogni volta che vi vedo partire verso il futuro, ritrovo il coraggio di credere che il bene è ancora possibile.
Cari giovani,
non permettete mai a nessuno di spegnere la luce che portate dentro.
Custodite i vostri sogni.
Difendete la vostra capacità di stupirvi.
Non smettete di meravigliarvi davanti alla bellezza, all’amicizia, all’amore, alla fede, alla vita.
Perché un cuore che non si meraviglia più è un cuore che smette lentamente di vivere.
E se oggi posso dire di essere un uomo felice, un sacerdote felice, è anche grazie a voi.
Voi siete le mie lacrime e i miei sorrisi.
Siete le mie preoccupazioni e le mie speranze.
Siete la mia corona e il mio vanto.
Siete la mia forza e la mia gioia.
E ogni giorno ringrazio Dio per il dono immenso di avermi messo accanto a voi.
Con affetto di padre, di amico e di sacerdote, don Franco.
