Vita Cristiana

Pubblicato il 30 Settembre 2026 | di Gabriella Chessari

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Ragusa celebra il Patrono

Ragusa ha celebrato la festa di San Giovanni Battista, Patrono della città e della diocesi, con tre momenti particolarmente significativi: i Primi Vespri, la Solennità del Martirio e il rientro del simulacro dopo la tradizionale processione che ha attraversato le vie del centro storico. Le parole del Vescovo Giuseppe La Placa hanno offerto alla comunità un percorso unitario di fede e di responsabilità civile.

Nella vigilia, il Vescovo ha richiamato la libertà interiore del Battista, che non si lascia definire dalle attese degli uomini: «Io non sono il Cristo». Giovanni è voce che indica Cristo, non protagonista che attira a sé. Da qui l’invito alla Chiesa di Ragusa a non mettersi al centro, ma a condurre ogni persona all’incontro con il Signore attraverso Parola, liturgia, carità e testimonianza.

Nel giorno della solennità, l’accento è caduto sul discernimento tra parola e silenzio: Giovanni parla perché ha ascoltato, tace perché è fedele alla verità. Il Vescovo ha ricordato che esistono parole che feriscono e silenzi che diventano complicità, ma anche parole che edificano e silenzi che custodiscono. Una Chiesa che ama la propria terra non può scegliere l’irrilevanza: deve esercitare la propria voce profetica quando sono in gioco la dignità della persona e il bene della comunità.

Al rientro del simulacro, dopo la processione affollatissima che ha attraversato le strade della città, il Vescovo ha rivolto un messaggio intenso e profondamente civile. Ha ricordato che San Giovanni ha “incontrato le nostre famiglie, i nostri bambini, i nostri giovani, i nostri anziani e i nostri ammalati”, guardando Ragusa nella sua bellezza e nelle sue ferite. La festa, ha detto, è autentica quando lascia una parola che accompagna la vita, e quella parola oggi è una domanda: «Che cosa dobbiamo fare?»

Il Vescovo ha indicato una direzione chiara: costruire una città più umana, dove nessuno si senta solo; sostenere le famiglie, i giovani, gli anziani, i malati e i poveri; promuovere una politica orientata al bene comune; vivere relazioni fondate sulla solidarietà; non lasciare indietro chi attraversa fragilità, lutti, precarietà o solitudine. “Questa festa è anche vostra”, ha detto rivolgendosi a chi non ha potuto partecipare, assicurando vicinanza e preghiera.

La processione si è conclusa con un invito forte: trasformare la devozione in stile di vita. “La nostra città deve diventare una città dove dobbiamo volerci bene di più”, ha affermato il Vescovo, chiedendo che nessuno venga dimenticato e che la testimonianza del Battista diventi impegno quotidiano.

La benedizione finale ha affidato Ragusa alla protezione del Patrono, perché “cresca il bene, cresca la fraternità, cresca la giustizia, cresca la speranza”.

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Autore

Giornalista pubblicista e condirettrice della testata diocesana "Insieme". Moglie, mamma e collaboratrice dal 1998 dell'Ufficio Comunicazioni Sociali della Diocesi di Ragusa.



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