L’Alter Christus di Giotto
La figura di San Francesco è tale da riempire pagine intere di letteratura e storiografia ma vi è forse un linguaggio ancora più coinvolgente che ha accolto il santo d’Assisi come suo soggetto: l’arte. Nei precedenti articoli si è detto che San Francesco si può considerare all’inizio della letteratura italiana. Eppure, in seguito al suo rinnovamento spirituale che portò l’arte a una maggiore rappresentazione realistica, può essere posto all’inizio dell’arte occidentale. Tra tutte le rappresentazioni che la storia dell’arte ricorda è da citare il ciclo che Giotto realizzò all’interno della Basilica di San Francesco ad Assisi. Giorgio Vasari, nelle sue Vite, racconta la vicenda di quegli affreschi. Giotto, infatti, venne chiamato da fra’ Giovanni di Muro della Marca, allora Generale dell’Ordine francescano, con il compito di affrescare la Basilica Superiore d’Assisi. Giotto ideò, tra il 1288 e il 1292, un ciclo di “trentadue storie della vita e fatti di S. Francesco” (Vasari)disposte in numero di sedici per ogni lato della chiesa. L’artista, a quell’altezza storica, poteva contare sulla Legenda Maior di San Bonaventura e sui suoi tituli, come fonti sulle quali stabilire quali fossero le scene da rappresentare. L’idea di fondo era quella di presentare Francesco come colui che doveva risollevare la Chiesa di Cristo, così come papa Innocenzo III (1198-1216) aveva visto in sogno. In questo senso, tra le scene rappresentate da Giotto è da ricordare quella di Santa Chiara piange la morte di san Francesco. Giotto esalta la figura del santo quale Alter Christus così come san Bonaventura l’aveva delineata. Infatti, la costruzione della scena in cui figura santa Chiara richiama una tradizionale deposizione di Cristo: santa Chiara si china sul corpo senza vita di Francesco con un moto di devozione e di affetto, mentre un’altra clarissa bacia una mano del santo con un gesto che ricorda la classica raffigurazione della Maddalena nelle scene della deposizione. Giotto tuttavia non si fermò alla Basilica Superiore: il suo lavoro, o forse quello di un suo allievo, continuò all’interno della Basilica Inferiore dove, in corrispondenza della tomba del santo, affrescò le vele della volta con il trionfo di Francesco e le Allegorie delle virtù francescane, Povertà, Ubbidienza e Castità. Giotto non è ovviamente l’unico pittore che dipinge su San Francesco. Vi è uno scopo a cui l’arte deve ubbidire che non è solo quello decorativo, bensì vi è una storia ufficiale della vita del santo che deve essere presentata e alla quale anche l’arte deve accostarsi. L’arte, che è sicuramente uno dei linguaggi più immediati, affascina, educa e suscita ammirazione e il maestro Giotto è riuscito a riscrivere, in pittura, la storia di uno dei più grandi santi che la cristianità può annoverare.
Emanuele Francesco Cascone
