Uno zaino pieno di vita, coraggio e amicizia
Cari genitori, lo zaino sembra leggero, anche se è pieno, e altri in cui pesa come un macigno, non per la fatica del cammino, ma per la consapevolezza che forse senza accorgercene siamo arrivati all’ultima tappa.
Adesso le parole mi sembrano improvvisamente fragili per contenere tutto quello che abbiamo vissuto. Questo Campo è stato davvero una benedizione, abbiamo visto i vostri figli cambiare, le spalle farsi più larghe, gli sguardi farsi più sicuri, le paure trasformarsi in coraggio. Ma il segreto che porto con me è che, mentre cercavo di insegnare loro a orientarsi con una bussola, erano loro a indicare la rotta a me. Mi hanno insegnato la forza di una risata quando tutto va storto e la bellezza di restare umani anche nella fatica.
A voi dico Grazie per avermi affidato la cosa più preziosa che avete. Non è scontato lasciarli partire per un bosco, permettere che tornino stanchi, graffiati, magari con il fango fin dentro casa. Grazie perché avete capito che quel fango non era sporcizia, ma il segno tangibile di una vita che morde l’avventura, di ragazzi che stanno imparando a non aver paura del mondo. In un’epoca che ci vuole isolati e veloci, voi avete scelto per loro la lentezza del passo condiviso e la fatica del servizio.
Oggi più che mai credo che lo Scoutismo sia qualcosa di prezioso. In un mondo che spinge alla velocità, alla superficialità e all’individualismo, il Riparto è uno dei pochi luoghi dove si impara ancora a camminare insieme, ad aspettarsi e ad aiutarsi, a mettersi al servizio del prossimo.
Per questo vi chiedo una cosa: continuate a crederci.
Continuate a credere nello Scoutismo anche quando sembra scomodo, anche quando il mondo fuori corre in una direzione opposta. Anche quando la sera sarete stanchi e dovrete recuperarli alla Riunione di Squadriglia, trovate il modo. Trovatelo perché vi accorgerete presto del dono che lo Scoutismo darà alle vite dei vostri figli. Loro hanno bisogno di un luogo dove è permesso sbagliare, dove si impara ad aspettare l’ultimo della fila, dove si scopre che la vera felicità non è avere, ma darsi agli altri.
Gabriele Criscione
