Cultura

Pubblicato il 15 Aprile 2013 | di Andrea G.G. Parasiliti

Il contrabbassista che ama Chet Baker

La prima volta che vidi Claudio eravamo in un tempio del jazz milanese, La Buca di San Vincenzo, un piccolissimo locale nascosto in una traversa di via de Amicis a Milano, dove al giovedì sera sono soliti ritrovarsi musicisti di tutto il mondo per suonare senza regole, senza conoscersi, a volte senza nemmeno salutarsi. Parlavamo solo in inglese all’inizio noi due. Mi aveva colpito questo contrabbassista dai capelli all’epoca riccissimi e lunghi, occhiali a fondo di bottiglia rossi, cravattina sottile nera.

Parlando scoprii che è originario di Chiaramonte Gulfi, e che sua zia Chiara, all’epoca stava ultimando il film su “Terra Matta” del nostro Vincenzo Rabito.

Claudio 27 anni, ragusano di nascita, adottato da tutt’Italia, ha vissuto a Roma, a Catania per approdare alla fine a Milano all’età di 15 anni.

Il jazz è la sua passione “americana”: Mi racconta dei 6 mesi passati nei localetti di New York, periodo in cui “si dormiva tutto il giorno e la sera si andava a suonare, e poi all’alba ci facevano smettere e quindi si tornava a casa”.

Ed eccolo al suo primo album: Claudio Ottaviano Trio “Notturno” nato dalla voglia di condividere un suono. “Sin da piccolino amo Chet Baker, il grande trombettista bianco che non aveva i soldi per la batteria. Ed è da questa concezione minimalista che nasce Il Notturno, omaggio a Chet Baker che ho voluto tenere presente anche in fase di scrittura con situazioni poco costrittive”.

Il suo trio con Tino Tracanna sassofonista, compositore e docente dei Corsi Jazz di Milano e Michele Franzini al pianoforte, poeti dell’interpretazione, ha voluto dar voce “a musica semplice con temi struggenti… puntando sul feeling delicato che si instaura fra i musicisti quando che manca la batteria”.

Ciascun dei tre si ritrova ad essere estremamente esposto: “Bisogna ascoltarsi molto, continua Claudio, galleggiare, ognuno con la propria percezione del tempo…” Lavorando sul suono, sui colori, sulla dimensione atemporale, aggiungo io.

Claudio che in estate viene a nascondersi in Sicilia, nella sua Cava d’Aliga, luogo già eletto a nido dal nostro Bufalino.

Anche il suo un odio e amore, con la solita tentazione di mollare tutto e starsene introvabile ai più.

“La Sicilia è il mio punto fermo – mi confessa infine al bar:

Sai quale immagine mi piace Andrea? Mi piace l’immagine dell’edera con radici nella nostra Terra, e che poi si espande dappertutto…” E per intanto ci vediamo a Milano, in attesa di lunghe passeggiate notturne, nei nostri lungomare senza luce.

 

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Autore

Andrea G.G. Parasiliti

(Ragusa, 1988). Post-doctoral Fellow della University of Toronto si è laureato in Filologia Moderna all’Università Cattolica di Milano e ha conseguito il dottorato di ricerca all’Università degli Studi di Catania. Collaboratore del Centro di Ricerca Europeo Libro Editoria Biblioteca della Cattolica di Milano (CRELEB) e, nel 2018, del PRISMES (Langues, Textes, Arts et Cultures du Monde anglophone) dell’Université Sorbonne Nouvelle – Paris 3, si occupa di Libri d’artista e Letteratura Futurista, Disability Studies e Food Studies. Fra le sue pubblicazioni: Dalla parte del lettore: Diceria dell’untore fra esegesi e ebook, Baglieri (Vittoria, 2012); La totalità della parola. Origini e prospettive culturali dell’editoria digitale, Baglieri (Vittoria, 2014); Io siamo già in troppi, libro d’artista di poesie plastiche plastificate galleggianti per il Global Warming, KreativaMente (Ragusa, 2020); Ultima notte in Derbylius, Babbomorto editore (Imola, 2020); All’ombra del vulcano. Il Futurismo in Sicilia e l’Etna di Marinetti, Olschki (Firenze, 2020). Curatore del volume Le Carte e le Pagine. Fonti per lo studio dell’editoria novecentesca, Unicopli (Milano 2017), ha tradotto per il CRELEB le Nuove osservazioni sull’attività scrittoria nel Vicino Oriente antico di Scott B. Noegel (Milano, 2014). Ha pubblicato un racconto dal titolo Odisseo, all’interno della silloge su letteratura e disabilità La mia storia ti appartiene, Edizioni progetto cultura (Roma 2014). Come giornalista pubblicista, ha scritto per il «Corriere canadese» (Toronto), «El boletin. Club giuliano dalmato» (Toronto), «Civiltà delle macchine» (Roma), l’«Intellettuale Dissidente» (Roma), «Torquemada» (Milano), «Emergenze» (Perugia), «Operaincerta» (Modica), e «Insieme» (Ragusa) dal gennaio del 2010.



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