Cultura

Pubblicato il 7 Novembre 2013 | di Andrea G.G. Parasiliti

Fra editoria universitaria, librerie (vecchie e nuove) e lettura (su carta e su iPad)

Eravamo dunque rimasti alla nostra conversazione digitale e sul digitale con Gino Roncaglia del quale ricordo ancora con affetto il suo «Ciao!» su Skype, un «Ciao!» di voce e di gesti visivi, di viva partecipazione sensoriale.

Mi viene quindi in mente il caro Antonio Spadaro, il direttore della Civiltà Cattolica, l’autore della famosa intervista a papa Francesco, il padre della Cyberteologia. Ricordo ancora, e sempre in maniera viva, le nostre conversazioni a Enna nell’ottobre del 2012, quando mi aprì gli occhi su alcune delle più impressionanti e meravigliose caratteristiche del mondo digitale fra le quali l’idea della presenza nel mondo digitale.

Ebbene la “Cyberteologia” da idea e da saggio (Cyberteologia: pensare il cristianesimo al tempo della rete, Milano, Vita & Pensiero, 2012) è ormai diventata materia di studio alla Pontificia Università Gregoriana di Roma. E siccome A) è sempre valido il principio per il quale un libro esiste se c’è un editore che te lo pubblica; B) l’editrice di Cyberteologia, ovvero Vita & Pensiero, è ubicata dentro l’Università Cattolica di Milano; C) la finestra della mia camera è guarda proprio su Largo Gemelli; mi incammino e vado a incontrare Aurelio Mottola, direttore di Vita & Pensiero, e parliamo dello stato dell’editoria italiana e di quella universitaria in particolare… La segretaria mi annuncia. Dopo pochi minuti si apre la porta del direttore, lui esce, ci presentiamo e lo ringrazio per la disponibilità. Mi accomodo nel suo ufficio, pieno di libri, di riviste e di fogli sparsi in ogni dove. Ci sono tanti numeri della “Civiltà Cattolica”. Gli chiedo se fosse possibile alzare un pochino la mia poltrona nera. Lui sorride, risponde alla mia richiesta e mi dice che solitamente è così bassa «per mettere in soggezione gli ospiti». A questo punto mi sento veramente a mio agio.

Dottor Mottola, lei è direttore della casa editrice dell’Università Cattolica. Come sta l’editoria universitaria e come vi muovete nel contesto digitale?

«La nostra politica è questa: ci proponiamo di avere il corrispettivo digitale per ogni volume cartaceo. Come lei sa, c’è il formato ePub e c’è il Pdf. In linea generale gli ePub vanno meglio per i saggi elementari, dove c’è solo testo. Il Pdf per quelli più complessi, con immagini e grafici, dove insomma c’è il problema di avere una forma più statica e ordinata. Il problema reale sta nei DRM, nella gestione dei diritti digitali… Non ci vuole niente a craccarli… Ma a parte questo il problema è strutturale: l’editoria universitaria è la più gravata dalla pirateria. A essere ottimisti, ci attestiamo sul 70% di copie contraffatte… Pensiamo banalmente alle fotocopie».

Ma è un fatto di ordine economico o culturale?

«Entrambi. Ma forse è soprattutto economico perché si capisce che le famiglie non possono spendere 100 euro per ogni corso universitario… Quindi anche i docenti dovrebbero, a volte, avere maggiore buon senso…»

Librerie come iTunes e iTunes University: dal suo punto di vista possono essere un’opportunità per l’editoria universitaria?

«Vede ci sono 2 ordini di motivi che non mi convincono… Nel mondo di iTunes e delle librerie on line c’è un problema culturale, se vogliamo dire americano… Spesso queste non vogliono aiutare l’editore ma sostituirlo. Ecco, sì: Tendenzialmente vorrebbero ucciderebbero l’editore. La libreria fisica ancora oggi è avvantaggiata giacché consente il colpo d’occhio… Vai in rete se già sai cosa vuoi sennò ti perdi… Mi spiego: il mondo della rete è stato creato da chi ha avuto un’impostazione di pensiero e culturale tradizionale. Pensiamo all’apprendimento di una lingua: hai delle strutture mentali. I nativi digitali, che vengono catapultati nel mondo fluido della rete, rischiano di diventare degli straordinari cazzeggiatori. Padre Antonio Spadaro è ottimista, io non particolarmente. Poi gli eReader sembrano comunque dei contenitori di cose di poco valore, di fogli non colorati, anche se indubbiamente sono eccezionalmente comodi».

Io odio  gli eReader, a tutto vantaggio dell’iPad…

«Giustamente. Io tornavo settimana scorsa dagli Stati Uniti. E sai cosa ha l’iPad? Una maneggevole luminosità. Il suo design è perfetto e autosufficiente in ogni dettaglio fino al packaging».

Io la scatoletta dell’iPad infatti non l’ho mai buttata!

«Certo che non la butti: ha un’autosufficienza semplice e perfetta. Il rischio però è uno: se tu sei sedotto dall’oggetto non te ne appropri. Pensa al libro tradizionale. Per catturare il concetto allontani il libro e pensi volgendo lo sguardo altrove. Pensa all’immagine: il Verbo, nella tradizione cristiana, ha preso una forma. Ma attenzione, ricorda Giovanni, Gesù ha messo una tenda sulla terra, una tenda… Mica ha costruito la sua abitazione. Il concetto è come immanente ma trascendente. Allora vi sono due tipi di immagini: quella che satura, propria dell’idolo, e quella che rimanda.. ecco, quell’immanenza della trascendenza. Bernard Stiegler, un filosofo che studia l’impatto del digitale in Francia parla del digitale come del phàrmakon greco, medicina e veleno assieme».

Quindi potrebbe essere interessante studiare e monitorare l’effetto del digitale e della lettura multimediale…

«Indubbiamente. Pensa che qualche anno fa ho scoperto per caso un libro, ho contattato l’autrice, le ho chiesto se potessimo tradurlo noi e pubblicarlo con Vita & Pensiero e siamo riusciti a battere sul tempo la concorrenza di alcuni altri importanti editori. L’autrice è Maryanne Wolf, direttrice del Center for Reading and Language Research alla Tufts University, che ha studiato come il nostro cervello reagisce alla lettura essendo questa un artifitio. Dall’oralità, alla lettura, alla lettura digitale. Eccole il libro in questione: Proust e il calamaro. Storia e scienza del cervello che legge».

A questo punto Mottola me lo porge e me lo regala. Io lo accetto volentieri, lo ringrazio e mi incammino sfogliandolo quando a un certo punto mi soffermo sulla sinossi che sembra anticipare dei primi contenuti interessanti, di studio e di diletto:

Anche se lo si ritiene ovvio, l’atto della lettura, come dice Proust, è un autentico miracolo.  Infatti il cervello umano non è naturalmente programmato per leggere, tanto è vero che la cultura è stata orale fin dagli albori. Solo poche migliaia di anni fa sono state inventate la scrittura e la lettura: esperienza sofisticatissima, la lettura, attivando specifici circuiti neuronali e coordinandoli in maniera stupefacente, plasma il cervello stesso e così dà forma alla cultura, alla storia e alla civiltà. […] Oggi però alla cultura creativa e progressiva del cervello che legge va sostituendosi con rapidità la cultura digitale, un mutamento di paradigma che è sotto gli occhi di tutti e che sta letteralmente segnando in profondità la testa delle nuove generazioni. Se siamo davvero ciò che leggiamo (o non leggiamo), l’enorme trasformazione di civiltà prodotta dal nuovo modello di sapere che ha in internet il suo emblema va seguita con grande consapevolezza critica.

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Autore

Andrea G.G. Parasiliti

(Ragusa, 1988). Post-doctoral Fellow della University of Toronto si è laureato in Filologia Moderna all’Università Cattolica di Milano e ha conseguito il dottorato di ricerca all’Università degli Studi di Catania. Collaboratore del Centro di Ricerca Europeo Libro Editoria Biblioteca della Cattolica di Milano (CRELEB) e, nel 2018, del PRISMES (Langues, Textes, Arts et Cultures du Monde anglophone) dell’Université Sorbonne Nouvelle – Paris 3, si occupa di Libri d’artista e Letteratura Futurista, Disability Studies e Food Studies. Fra le sue pubblicazioni: Dalla parte del lettore: Diceria dell’untore fra esegesi e ebook, Baglieri (Vittoria, 2012); La totalità della parola. Origini e prospettive culturali dell’editoria digitale, Baglieri (Vittoria, 2014); Io siamo già in troppi, libro d’artista di poesie plastiche plastificate galleggianti per il Global Warming, KreativaMente (Ragusa, 2020); Ultima notte in Derbylius, Babbomorto editore (Imola, 2020); All’ombra del vulcano. Il Futurismo in Sicilia e l’Etna di Marinetti, Olschki (Firenze, 2020). Curatore del volume Le Carte e le Pagine. Fonti per lo studio dell’editoria novecentesca, Unicopli (Milano 2017), ha tradotto per il CRELEB le Nuove osservazioni sull’attività scrittoria nel Vicino Oriente antico di Scott B. Noegel (Milano, 2014). Ha pubblicato un racconto dal titolo Odisseo, all’interno della silloge su letteratura e disabilità La mia storia ti appartiene, Edizioni progetto cultura (Roma 2014). Come giornalista pubblicista, ha scritto per il «Corriere canadese» (Toronto), «El boletin. Club giuliano dalmato» (Toronto), «Civiltà delle macchine» (Roma), l’«Intellettuale Dissidente» (Roma), «Torquemada» (Milano), «Emergenze» (Perugia), «Operaincerta» (Modica), e «Insieme» (Ragusa) dal gennaio del 2010.



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