Cultura

Pubblicato il 27 Febbraio 2014 | di Silvio Biazzo

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“Le memorie del passato è ggiustu cuntalli”

Il racconto è semplice, racconto di fatti, di personaggi che hanno fatto la storia di questa città divenuta da agglomerato rurale a capoluogo di Provincia dopo il 2 gennaio 1926, sono racconti della sua giovinezza, narrazioni vere e significative esposte spesso con un “grano” di ironia, una carrellata ampia quanto un secolo, quello passato.

Di personaggi storici ce ne sono tanti nel libro, tutti quanti hanno lasciato un segno nella città “dei tre ponti”

Tanti i personaggi che costellano le pagine del libro – peraltro ampiamente impreziosito con illustrazioni le più disparate – , personaggi vissuti in un passato prossimo ancora vivi nella mente di tanti: novello cantastorie Gambina fa riaffiorare alle memoria episodi, aneddoti, luoghi, accadimenti che come per incanto riemergono dalle ragnatele del tempo per diventare quasi contemporanei, una sorta di “amarcord” che non vuol dire tuffo nell’oblio ma rivisitazione educativa di un passato che deve essere ricordato a futura memoria delle generazioni di oggi e di domani. Oltre naturalmente a far rivivere personaggi e fatti, il libro entusiasma per le decine e decine di curiosità spesso misconosciute ai più specie quelle nell’arco temporale a cavallo tra gli anni venti e gli anni sessanta: le tariffe delle vetture di piazza a cavallo, i giornali dell’epoca, i teatri locali, le locande , i negozi in città, gli spot pubblicitari per i visitatori (pochi!), e poi gli eventi più curiosi del ventennio, e poi le tante tantissime citazioni dialettali certamente non note a tanti come a chi scrive, citazioni che hanno da sempre racchiuso la saggezza del popolo vero, quello senza orpelli e senza false appariscenze, e mille altre ancora
Tra le righe si mette in pratica il principio secondo cui “senza passato non si può costruire un vero futuro”, e passato significa tradizioni, usanze locali, ambientazioni semplici e genuini, modi di dire e proverbi – saggezza dei popoli – ne è convinto Giovanni Gambina e lo dimostra nel suo “parto” letterario da “autodidatta” , il titolo è tutto un programma, “Le memorie del passato è ggiustu cuntalli”.
Dicevamo dei personaggi molti dei quali legati ad aziende che hanno fatto anche la storia dell’economia locale: dalla “vini Mazza” alla ditta Gambina al Caffè Sicilia alla profumeria Battaglia, per passare alla pasticceria Dipasquale emblema della “Ragusa dolce”, e poi la Galleria Maione e la Leggio Ferramenta, alla gioielleria dei “vip” Mangiacarne, per passare alla moda della boutique Flaccavento, all’olio dei fratelli Scollo. E poi ancora allo sport con il suo mitico Vito Veninata, ed alla sartoria con uno tra tutti Giuseppe Schembari insignito del premio dell’Accademia Nazionale dei Sartori. Tra le altre curiosità “ngiuri” delle famiglie ragusane, l’attesa del due novembre “i murticiedi”, “ na jarduta ri furnu ossia comu si facia u pani ‘n casa”, il significato dei proverbi ragusani, “ a cina ri San Giuvanni”, e tanto tanto altro ancora legato a usanze, tradizioni, modi di dire, storie di vita, il tutto da gustare a piena mani.ù
Di personaggi storici ce ne sono tanti nel libro, tutti quanti hanno lasciato un segno nella città “dei tre ponti”: per citarne alcuni, il dottor Luigi Floridia grazie al quale Ragusa è diventata il capoluogo per eccellenza della donazione del sangue con l’istituzione dell’Avis, il mai dimenticato Mimì Arezzo conosciuto ed apprezzato da tutti per il suo incondizionato e sviscerato amore per la “sua “ Ragusa. E poi ci sono personaggi che hanno esportato con orgoglio ed onore la propria ragusanità oltre oceano: uno tra tutti è Carmelo Giuffrè, il “Paperon dei Paperoni” dei ragusani. Classico “picciotto” meccanico, parte nel luglio del 1956 , a 21 anni, per sbarcare dalla vecchia nave “Vulcania” nella grande Mela, con lui l’inseparabile compagna di vita Marianna, i soldi del viaggio gli vengono prestati da un parente. La sua prima attività è quella di lavamacchine in una stazione di servizio: dirà “lavavo non meno di trenta macchine al giorno e la mia paga era di 29-30 dollari a settimana”. Ma la sua aspirazione va ben oltre, si procura un secondo lavoro che lo tiene impegnato ben oltre la mezzanotte: poi la telefonata fatidica del rappresentante a Brooklyn della Fiat, gli si offre il lavoro di meccanico in quell’officina, la paga da “favola”, 130 dollari la settimana. La scalata al successo ha inizio, nella megalopoli statunitense, il suo nome si fa strada, ottiene le concessionarie Toyota e Nissan, arriva ad aprire ben 26 concessionarie, si apre anche alle macchine tedesche e quindi altre concessionarie, è un vulcano di idee, non si ferma al solo mondo dell’auto ma spazia in altri campi che vanno dal commercio di yacht alle vendite immobiliari in Florida, realizza attorno a se un vero impero economico. Ma non dimentica mai la sua terra, la sua Ragusa, dove ritorna sempre, le sue azioni umanitarie non si contano, accanto a lui sempre la sua signora Marianna, e poi i quattro figli, 14 nipoti, una grande famiglia che lavora nella azienda del capostipite, il “Patriarca”, esempio impareggiabile di genuina ragusanità.-

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Autore

Silvio Biazzo

Giornalista Pubblicista dal 1980 , ha collaborato con Radio Insieme, Avvenire, Giornale di Sicilia e Gazzetta del Sud e tv locali, diploma di Maturità Classica, studi universitari in Giurisprudenza , dal 1993 insignito della Onorificenza di Cavaliere dell’ O.M.R.I.



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