Vita Cristiana

Pubblicato il 9 Maggio 2014 | di Silvio Biazzo

125 anni fa nasce l’Istituto delle Suore del Sacro Cuore

Una presenza viva in città e nel mondo iniziata 125 anni fà per opera di una nobildonna: Maria Schininà. E noi tutti ventiquattro anni addietro abbiamo avuto la fortuna e la gioia di assistere al grande evento della sua Beatificazione avvenuta il 4 novembre 1990: Suo Maria Scininà è conosciuta come la Madre ragusana dei poveri che, come S. Francesco, lascia gli agi e gli onori di una preminente casa patrizia del luogo per dedicare la sua vita agli ultimi ed ai diseredati, una decisione che all’epoca fece scalpore perché andava contro tutti gli schemi sociali. Quel giorno Piazza S. Pietro a stento è riuscita ad accogliere le migliaia di fedeli che hanno voluto partecipare allo storico evento.
Le suore dell’Istituto Sacro Cuore con trasporto e devozione rievocano il ricordo della Fondatrice il prossimo nove maggio alle ore 10,30 con una solenne celebrazione eucaristica nella Cappella della “Casa Madre” di Ragusa in Piazza Cappuccini: sarà anche il momento della rinnovazione dei voti per le Suore juniores confortate dalle presenza del vescovo mons. Paolo Urso che presiederà il sacro rito. In serata poi alle ore 18 al teatro don Bosco dei Salesiani si terrà il concerto offerto dalle giovani suore e la presentazione del “fumetto sonorizzato” in onore della Beata.Il programma poi sarà ripreso la sera dell’11 giugno con il convegno – nel salone della Casa Madre – “Vitalità di un Carisma”, a relazionale P. Salvatore Fiumanò S.d.P. e Sr. Mara Campagnolo ssc. Le celebrazioni si concluderanno il 12 giugno – festa liturgica della Beata – allorquando la sera in cattedrale si potrà assistere alla solenne celebrazione eucaristica presieduta dal vescovo Urso.
Maria Schininà nasce a Ragusa il 10 aprile 1844: il padre è il Cav. Giambattista Schininà dei Marchesi di Sant’Elia e dei Baroni di San Filippo del Monte, la madre la N.D. Rosalia Arezzo Grimaldi dei Duchi di S.Filippo delle Colonne, è la quinta di otto figli. Cresce in un ambiente familiare dove venivano professati i principi cristiani, ricevendo un’educazione integerrima con l’aiuto del sacerdote Vincenzo Di Stefano suo precettore, figura usuale nelle famiglie nobili.
Seguendo l’istinto della sua età frequentò, sempre con liceità, la danza, la moda, soprattutto la musica cui aveva una particolare predilezione; al punto che nel 1860, a 16 anni, divenne l’animatrice della costituenda banda musicale di Ragusa e in occasione dei festeggiamenti per l’Unità d’Italia ebbe il privilegio da parte del maestro della banda, di battere il tempo con la bacchetta, durante il concerto in piazza S. Giovanni. Ma questo mondo effimero non appaga l’animo di Maria: i suoi momenti più veri li vive nella ricerca interiore dell’Onnipotente cui si sente sempre più attratta.
La morte del padre segna la svolta della sua vita: abbandona ricevimenti e mondanità, si veste con umiltà, visita i bisognosi e la povera gente, i “tuguri” diventano la “sua nova casa”, viene così soprannominata la “madre dei poveri”. Fu una scelta, diremmo oggi scioccante, per la società dell’epoca, perché infranse un muro esistente fra ricchi e poveri, nobili e popolo, per servire personalmente nei loro tuguri i poveri e gli ammalati, la cui situazione critica si era acutizzata con
tutte le problematiche di quella che all’epoca venne definita “ questione meridionale “. Maria li chiamava ‘” la pupilla di Dio “’ e in loro vedeva il volto di Gesù.
La successiva morte della madre nel 1884 rafforza la sua decisione di entrare in clausura: sarà mons. Benedetto La Vecchia Guarneri, arcivescovo di Siracusa a dissuaderla e a convincerla a continuare il suo apostolato all’esterno, come prima direttrice della Pia Unione Figlie di Maria. E poi il 9 maggio 1889 il grande evento: nasce la prima cellula dell’Istituto Sacro Cuore della quale è la Superiora, missione primaria il ricovero delle orfane abbandonate e povere e degli anziani invalidi. Da allora l’ istituzione si è sparsa a macchia d’olio in tutto il mondo:si dà persino asilo ai profughi del terremoto di Messina del 1908. Dopo la sua morte la sua opera sarà proseguita e potenziata dalle consorelle: l’impronta indelebile della Fondatrice rimane ancora oggi nelle decine di Istituti sparsi in Italia ed oltralpe, specie in terra di missione (Madagascar e Filippine). Ed in quei luoghi sperduti e spesso inospitali le suore – sulle orme della Fondatrice – portano avanti molteplici attività educativo-assistenziali, ospedaliere, assistenza domiciliare, ospitalità per gli anziani, presenza viva nelle scuole e nelle parrocchie. Ed in questi ultimi anni lo spirito della Beata ha trovato riscontro in tante giovani vocazioni provenienti appunto dalle terre di missione, giovani ragazze che hanno abbattuto le frontiere nazionali per dedicarsi agli insegnamenti della loro Prima Madre Generale, nuova linfa per una Istituzione che tanto lustro continua a dare a questa terra di Sicilia.
Le sue spoglie mortali sono custodite nella Casa Madre di Ragusa, all’interno del Convento, e sono meta di continuo pellegrinaggio da parte dei fedeli, così come il piccolo museo che accoglie suoi oggetti, abiti, ricordi, scritti, testimonianze della Sua vita terrena


Autore

Silvio Biazzo

Giornalista Pubblicista dal 1980 , ha collaborato con Radio Insieme, Avvenire, Giornale di Sicilia e Gazzetta del Sud e tv locali, diploma di Maturità Classica, studi universitari in Giurisprudenza , dal 1993 insignito della Onorificenza di Cavaliere dell’ O.M.R.I.



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