Migranti

Pubblicato il 20 Febbraio 2015 | di Luciano Nicastro

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Emergenza immigrati, un’ipocrisia nazionale

30 luglio 2008    

I “Cento giorni” del Governo Berlusconi-Maroni sono serviti più a dividere che ad unire, a smantellare la Speranza e il filo del dialogo con l’opposizione che a ricostruire un Paese più giusto e più solidale attorno ai valori della famiglia, del lavoro non precario e della pace sociale. Hanno toccato in modo osceno e rozzo le corde sensibili dell’amor di Patria offendendo il sentimento nazionale; hanno deluso il bisogno di tranquillità del Paese con la falsa sicurezza di una politica “muscolare” che non ha reso lo Stato più sicuro e più efficiente nel controllo e nella vigilanza delle città, ricorrendo persino all’esercito.

Hanno riacceso altresì gli animi  di odio con la contrapposizione tra indigeni e immigrati, ricchi e poveri, nelle città e nelle Regioni sia con l’aumento dei CPT, veri lager della sospensione dei diritti e istituendo per ogni Regione i Centri di Espulsione e di identificazione degli immigrati e spegnendo i sentimenti di solidarietà nazionale con provvedimenti razzistici come le impronte ai ragazzi ROM e smantellando i campi rom con un accanimento degno di miglior causa.

Le radici cristiane del popolo sono state messe a dura prova. Il politichese leghista impazza e condiziona l’agenda politica del Paese. Non è più solo indecente e pericoloso ma veicolo di informazione bugiarda e alimento degli stereotipi più  xenofobi che sono brodo di coltura della ipocrisia nazionale. Ad ogni estate ci sono stati sbarchi di immigrati “poveri” in Sicilia, in Sardegna e in Puglia dal Mar Mediterraneo (in modo eclatante su Lampedusa).

Quest’anno non sono stati né prevenuti né orientati verso l’accoglienza. Come al solito il refrain è stato usato dal Centro Destra per suonare la tromba “mediatica” della invasione che ha visto Maroni, Ministro degli Interni, preoccupato più del leghismo che della vita degli immigrati. Non si  è ancora preso atto che la legge “ Bossi-Fini” è oggettivamente fallita, e si cerca la rivincita aggiungendo paura alla insicurezza.

Gli studiosi del fenomeno da tempo hanno certificato che gli sbarchi dal mare degli immigrati “poveri” che vengono dai paesi più poveri dell’Africa e dell’Asia per l’Italia sono un fatto irrilevante, in termini percentuali, rispetto agli arrivi normali e “regolari” per terra e per cielo.  L’allarme e la psicosi del Governo Berlusconi-Maroni sull’onda di un “leghismo rampante”, ha creato “uno stato di eccezione”, lo Stato dell’emergenza nazionale contro una invasione che non c’è.

Ho avuto modo di studiare il fenomeno nel recente passato e di dimostrare che l’Italia ha  urgente bisogno di adottare  ben altra politica di accoglienza e di integrazione per costruire la pace sociale tra gli immigrati e gli italiani  nelle diverse Regioni del Paese. Maroni si è affrettato ad esibire come patente di credibilità “cattolica” l’atteggiamento di “distaccato” equilibrio con cui per amor di concordia politica “Avvenire” ha affrontato i suoi provvedimenti della schedatura dei bambini rom e la proposta politica assurda sul piano del diritto umano di introduzione del reato di immigrazione clandestina. C’è in atto una preoccupante mutazione nella cultura politica e civica del Paese. Bossi continua a circolare per il Paese come il Santo del Nord, il novello Alberto da Giussano.

Con lui sono ritornati il turpiloquio politico e le minacce di stagione. Il leghismo ha incattivito il berlusconismo culturale e politico come ideologia della tutela del proprio interesse ritenuto sacrosanto e giusto e lo sta trasformando in valanga distruttiva dell’etica pubblica. Ai poveri si offre una possibilità di integrazione “perbenista” se smettono di disturbare. Si intende sempre per il loro bene e per quello del Nord.

La verità è che anni di propaganda xenofoba dei leghisti hanno cambiato il modo di vivere e di pensare nel Nord del Paese e nel resto dell’Italia ed hanno messo in crisi il senso della solidarietà umana e cristiana delle nostre terre. Una nuova evangelizzazione non potrà non porsi il compito educativo di addolcire cuore e costume degli italiani. Il Nord ricco e borghese è ancora terra di missione come ai tempi di Papa Paolo VI e da un po’ di tempo a questa parte si sta allontanando dalla antica tradizione  del Cristianesimo “sociale”.

In diversi libri e articoli di giornali mi sono occupato del problema e ho proposto vie nuove per risolverlo (cfr. “Fratello immigrato”, EdiArgo 2005; “L’invasione che non c’è” in Centonove 2006; “Un corridoio umanitario europeo nel Mediterraneo” in “Affari Italiani” 2007; “Mustafà va in prigione”, Genius Loci ediz. 2007…).

In questi giorni con l’esercito nelle grandi città (Roma, la capitale di Italia . Milano, la capitale del Nord etc..!) e leggi quasi eccezionali si è dichiarato ad alta voce lo “Stato di Emergenza” gonfiando l’allarme sociale e politico, dominando la scena mediatica e accendendo le luci della ribalta quotidiana.

Ora si dice che c’è stato un equivoco e che si è trattata di una questione di “parole”. L’emergenza non è “bellica” ma “tecnica”. Non riguarda “l’invasione che non c’è” ma l’incapacità dello Stato di accogliere nelle strutture siciliane (cfr. le dichiarazioni del prefetto Mario Morcone, capo dipartimento delle libertà civili e delle immigrazioni in Avvenire, 26 luglio 2008, p. 49). I provvedimenti tecnici e burocratici del Viminale di routine in ogni estate, sono diventati questa volta con Maroni, ministro “leghista” degli Interni «Stato di emergenza» per urgenza “politica” e  ideologica.

In questo IV Governo Berlusconi c’è la rimozione ostentata dell’ideale sociale del bene comune a vantaggio dell’interesse elettorale spicciolo come strategia del consenso “costruito”  per arrivare ad una nuova cultura nazionale del bisogno indotto di un federalismo dalle radici “anarchiche”. Perduto il comune senso del pudore e del limite, del lecito e del possibile, tutto è diventato possibile in politica,anche la fine dell’unità di Italia con prove di federalismo radicale per macro aree. Il nuovo berlusconismo “leghista” è la nuova malattia mortale dell’etica pubblica in Italia perché spegne sul nascere ogni tensione utopica e spirituale e consolida la concezione della politica come via maestra per la tutela degli interessi regionali di parte che sono stati premiati dagli elettori che lusingati da altre promesse (diminuzione delle tasse, aumento dei salari e delle pensioni….) hanno spostato il consenso verso il centro destra.

Oggi si discute e si fa altro con la regia di Tremonti. E’ ritornata la “dittatura del pensiero “unico” in economia”.Il centro destra è compatto attorno al tremontismo di nuovo conio che non ha mai nascosto le sue simpatie leghiste…. L’equidistanza culturale e politica tra Governo e Opposizione non è possibile in questo momento “drammatico” del Paese sul piano morale, economico e sociale.

Hanno ragione la Chiesa, il Vaticano e la Caritas: il Governo deve rispettare i diritti umani degli immigrati senza fariseismo e politichese di maniera. Lo stesso Giorgio Paolucci, nell’Editoriale di Avvenire del 27 luglio 2008, p. 1 dal titolo “Realismo e basta esasperazioni”, auspica un lavoro bipartisan sul tema “della immigrazione, della scuola, della sanità e del lavoro” con una visione diversa, meno ideologica e politica di parte e  più “parlamentare”, di prospettiva e di lunga durata.

Non sarà quindi ancora una volta il leghismo “rampante” la via del dialogo e della pacificazione nazionale del Paese, né della convivenza del Sud con il Nord, del Sud del Mondo con il ricco epulone del Nord Est dell’Italia. Anche se gli spiriti “bestiali” incalzano bisogna contare di più sugli uomini “spirituali” e di buona volontà, sui veri democratici,che non mancano nel Centro destra per una inversione di rotta nel Parlamento e nel Paese, nella cultura politica della società civile e nelle proposte “valoriali” offerte alle nuove generazioni per uno sviluppo compatibile con le nostre radici spirituali.


Autore

Luciano Nicastro

Laureato in Filosofia alla Cattolica di MILANO e in Sociologia alla Università degli Studi di URBINO, è stato per molti anni professore di filosofia e storia al Liceo Scientifico “E. Fermi” di Ragusa. Filosofo e Sociologo di orientamento “mounieriano”. Ha insegnato storia della filosofia e storia della sociologia. Docente di Antropologia filosofica presso l’Istituto Teologico Ibleo di Ragusa, è stato docente di Sociologia delle Migrazioni e di soc. dell’educazione alla LUMSA di Roma – sede di Caltanissetta; è stato altresì docente di Domande Filos. Contemp., di filos. della Religione e filosofia politica alla Facoltà Teologica di Sicilia a PALERMO. Consigliere Nazionale delle Acli, ha fatto parte della Associazione “Agostini Semper” tra i laureati della Cattolica di Milano ex alunni del Collegio Augustinianum, militante del MEIC (movimento ecclesiale di impegno culturale), della Lega Consumatori ed Utenti. Ha pubblicato diversi libri, articoli e ricerche di filosofia, psicologia, sociologia, teologia e psicopedagogia oltre che sui temi della scuola, del lavoro, della famiglia e della condizione meridionale e sulla nuova questione giovanile…



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