Cooperazione imprenditoriale e contratto di rete
Gaetano Guzzardi, Cooperazione imprenditoriale e contratto di rete, pubblicato da Cedam, 2014, pp. 178, nella collana del Centro Studi Giuridici dell’Università Ca’ Foscari Venezia, Dipartimento di Economia.
In uno scenario economico caratterizzato da un mercato sempre più globalizzato e competitivo e da imprese gravemente sottocapitalizzate e con notevoli deficit dimensionali e tecnologici, il contratto di rete rappresenta per le imprese italiane una concreta opportunità organizzativa e regolamentare per la pianificazione di attività e investimenti da condurre, senza alcuna compromissione della propria autonomia e indipendenza, in collaborazione stabile con altre imprese e finalizzati a incrementare la propria capacità innovativa e competitività.
Il modello di cooperazione delineato dall’art. 3, co. 4-ter, legge
9 aprile 2009, n. 33 appare in grado di garantire un efficiente sistema di governance delle complesse ed eterogenee istanze degli aderenti, attraverso l’istituzione di un organo comune di gestione che, nella sua diversa possibile conformazione e attraverso il conferimento di un unico e collettivo mandato con rappresentanza da parte delle imprese aderenti, consente di attribuire alla rete un’ampia rilevanza esterna anche in ipotesi di assenza di una autonoma soggettività giuridica.
La portata realmente innovativa della normativa in tema di reti di imprese è data dall’aver fornito agli imprenditori non solo un modello contrattuale in grado di organizzare in maniera coordinata ed efficiente attività e investimenti, ma uno strumento operativo, modellato sullo schema del contratto plurilaterale con comunione di scopo, con il quale partecipare direttamente alla competizione internazionale, alle gare di appalti pubblici, effettuare acquisti e acquisire commesse.
La piena operatività della rete-contratto, inoltre, è dovuta al riconoscimento di un’ampia autonomia patrimoniale, in virtù della facoltà concessa agli aderenti di attribuire alla rete un apposito fondo patrimoniale comune, dotato di realità o di costituire appositi patrimoni destinati vincolati al raggiungimento degli obiettivi comuni fissati nel contratto di rete.
Il contratto di rete rappresenta un unicum nel panorama legislativo internazionale, di difficile qualificazione giuridica e caratterizzato da una complessa contaminazione di istituti e da un precario (ma allo stesso tempo virtuoso) equilibrio tra condivisione e competizione che ne rappresenta il vero carattere distintivo rispetto alle altre forme di organizzazione dell’attività d’impresa.
I dubbi interpretativi, di contro, potrebbero infittirsi con riferimento alla tenuta logica dell’architettura reticolare prospettata dal dettato legislativo al verificarsi di un’eventuale patologia del rapporto. Infatti, al di là di un generico rinvio alle regole generali in tema di scioglimento dei contratti plurilaterali con comunione di scopo e alle regole di rifrazione del rischio dettate per i consorzi con attività esterna, il disposto normativo nulla riferisce circa la responsabilità degli imprenditori in rete.
Pertanto, all’esito di una accurata disamina del fenomeno reticolare e delle peculiarità dell’intervenuta tipizzazione normativa, si è inteso fornire un prospetto di possibili soluzioni per un’equa ripartizione del rischio d’impresa tra gli imprenditori in rete e una determinazione ex ante degli strumenti di gestione del conflitto, attraverso una articolata combinazione di rimedi legali e convenzionali.
