Cultura

Pubblicato il 20 Marzo 2015 | di Silvio Biazzo

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“A Bammina”, un tempio sopravvissuto al cataclisma del 1693

A Palazzo dell’Aquila la Giunta Municipale ha approvato l’autorizzazione alla stipula del contratto preliminare d’acquisizione della Chiesa di Santa Maria dei Miracoli a Ragusa Ibla, nota come “a Bammina”, attualmente di proprietà privata.

Al centro di un iter iniziato nel novembre dello scorso anno, l’acquisizione del tempio cristiano, una delle poche testimonianze pre-terremoto del 1693, era stata inserita nel piano di spesa 2014 della Legge su Ibla, approvato in maniera definitiva dal Consiglio Comunale lo scorso 18 dicembre. “Da questo punto di vista – afferma l’assessore comunale alle risorse patrimoniali, Stefano Martorana – scontiamo ancora il mancato trasferimento, da parte della Regione, delle somme economiche previste per la Legge su Ibla 2014. Un dato preoccupante, specie alla luce dei numerosi interventi già programmati nel piano, e che rischiano di essere ritardati per l’ennesima assenza di risposte da Palermo”.
Sul futuro del tempio cristiano, il vicesindaco con delega ai Centri Storici, Massimo Iannucci, dichiara: “La tutela del patrimonio artistico e culturale della nostra città – afferma il vicesindaco con delega ai Centri Storici Massimo Iannucci – in particolare a Ragusa Ibla, non può prescindere dal pieno recupero di un edificio, come la Chiesa di S.Maria dei Miracoli, il cui valore storico ed architettonico è fuori discussione. L’obiettivo, al termine dell’iter di acquisizione, è quello di valorizzare il tempio cristiano, ad esempio, vista l’originale forma architettonica e la struttura interna, per iniziative di carattere culturale”.
Fa bella mostra di se sulla Panoramica del parco, ma solo per l’aspetto esterno: la chiesetta di Santa Maria dei Miracoli è da tutti soprannominata “A bammina” per una tradizione secondo la quale sorse con il contributo popolare sui luoghi dove era stata trovata un’immagine della Madonna con in braccio il Bambino Gesù (fatto avvenuto agli inizi del XVII secolo se non prima). Un anonimo cronista di quel secolo sostiene che non è ancora completa anche se in un atto pubblico del 1656 le si assegnano benefici. Per la prima volta è annoverata in una sacra visita del 1683 da Monsignor Fortezza: non si sa se fu danneggiata dal terremoto e se avesse particolari arredi sacri. Oggi colpisce l’osservatore solo per la caratteristica forma ottagonale allungata (forma non frequente in Sicilia ma pur sempre classica del barocco) e per i suoi tre ingressi; gli spigoli sono ravvivati da paraste che abbelliscono e limitano i prospetti.

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Autore

Silvio Biazzo

Giornalista Pubblicista dal 1980 , ha collaborato con Radio Insieme, Avvenire, Giornale di Sicilia e Gazzetta del Sud e tv locali, diploma di Maturità Classica, studi universitari in Giurisprudenza , dal 1993 insignito della Onorificenza di Cavaliere dell’ O.M.R.I.



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