Attualità

Pubblicato il 21 Ottobre 2015 | di Gian Piero Saladino

Aule sempre più piccole e sovraffollate in una triste rassegnazione generale

In questi giorni di inizio anno scolastico, stiamo toccando con mano la realtà drammatica di un sovraffollamento delle aule in numerose scuole della nostra provincia, fenomeno che molti chiamano delle “classi pollaio”, perché vede gli studenti stipati, in numero crescente, dentro spazi limitati e spesso fuori legge.

Sono i nostri figli, i nostri alunni, i nostri compagni dimenticati e reclusi nelle aulette di una provincia che non c’è più e di un consorzio di comuni che non c’è ancora, con grave pregiudizio per la loro vita quotidiana e per lo stato di non pochi edifici adibiti a istituti scolastici.

Il problema nasce dal fatto che, a causa di una schiacciante “spending review” l’amministrazione scolastica riduce il numero delle classi che assegna a ciascun istituto.

Si produce così una riduzione del personale docente impiegato, e si determina una lievitazione spropositata del numero degli alunni per classe, che supera di gran lunga il tetto di 25, necessario ad assicurare spazi e tempi sufficienti per un insegnamento efficace e personalizzato.

Le classi esplodono – con alunni, banchi, professori, cartelle stipati in meno di 1.96 metri quadrati ciascuno,  limite di spazio minimo imposto dalle leggi sulla sicurezza e salubrità dei locali scolastici – a causa di una disposizione dell’ex ministro Gelmini, che ha ritenuto di dover “ingrassare il pollaio” fino a raggiungere e superare il numero di 30 unità, a costo di bloccare o restringere pericolosamente le vie di fuga in caso di calamità naturali (terremoti, incendi, alluvioni, e ogni altro  motivo di allarme).

La situazione di Ragusa, purtroppo, non fa eccezione: non sono rari i casi di classi con 29 alunni compressi dentro aule che non possono, per legge, contenerne più di 24, e non si comprende, nelle sedi preposte, il pericolo che la situazione comporta, mentre i cittadini – genitori, professori, compagni di scuola, mass-media – sembrano tristemente rassegnarsi, assumendo atteggiamenti di delega, che liberano dalle responsabilità ma non risolvono i problemi.

Capita invece di vedere genitori scagliarsi contro l’intera categoria degli insegnanti, colpevoli di non insegnare al meglio ai propri figli (non si capisce se perché troppo severi o troppo lassisti), costretti a operare in condizioni logistiche asfittiche o pericolose oltre ogni limite di legge.

Vi sono laboratori ancora più ristretti, pericolosi o inutilizzabili per la scarsa capienza che costringe a turni di fruizione che in un’ora di lezione non sempre si riescono a concludere.

Ma il problema maggiore è l’ipocrisia di certe amministrazioni scolastiche, non incalzate da comunità educanti e consigli d’istituto rassegnati al peggio, che restano sorde dinanzi a questo tipo di obiezioni, ragionando solo con la calcolatrice e confidando nell’indifferenza degli organi di controllo.

Non c’è da sorprendersi se questo incentiva, di fatto, il proliferare delle scuole private a pagamento, il cui costo si aggiunge alle tasse che i cittadini già pagano per finanziare, giustamente, la scuola di tutti.

L’idea che “non ci siano soldi”, e che per questo “non si possa far nulla”, rischia di assumere il valore morale di una bestemmia, coincidendo sempre più con una falsità che copre l’incapacità dello Stato di cercare i soldi dove sono – e ci sono – e quella delle famiglie di aprirsi all’impegno sociale – e il vescovo Urso è stato chiaro su questo – per assicurare diritti universali costituzionalmente garantiti e leggi dello Stato utili per tutti, specie per i più poveri.

In questa battaglia, i professori – compresi quelli di religione – dovrebbero riflettere e far riflettere, non escludendo la mobilitazione non violenta insieme ai colleghi e ai propri alunni, per educare i ragazzi alla difesa dei diritti, ed evitare di rispondere per incidenti gravi che possono verificarsi in caso di calamità naturali.

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Autore

Gian Piero Saladino

(1961) Responsabile della Formazione e Comunicazione di Sicindustria Ragusa e Direttore della Scuola "F. Stagno D'Alcontres" di Modica (sede di un Corso di laurea in Scienze del Servizio Sociale e di un Corso di perfezionamento per “Manager del Terzo Settore”), è anche Presidente dell’AVIS provinciale di Ragusa. Già Dirigente della Comunicazione Istituzionale del Comune di Ragusa e, per 9 anni, Direttore dell’Ufficio per le Comunicazioni Sociali della Diocesi di Ragusa, ha fatto parte del Consiglio Nazionale dell'A.I.F. - Associazione Italiana Formatori ed è stato Presidente del MEIC diocesano di Ragusa. Scrive articoli e piccoli saggi di argomento sociale, politico, economico e religioso per varie testate giornalistiche locali.



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