Società

Pubblicato il 12 Gennaio 2016 | di Redazione

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Cattolici e Politica al tempo di Francesco

L’intervento che Padre Bartolomeo Sorge, invitato dalla Consulta diocesana delle Aggregazioni Laicali e dall’Ufficio Pastorale Sociale del lavoro , ha tenuto l’otto gennaio 2016 alla Camera di Commercio di Ragusa. Il testo riporta buona parte del suo discorso, e non è stato corretto dall’Autore.

Quando, dopo 25 anni trascorsi alla direzione della Civiltà Cattolica, i Superiori della Compagnia di Gesù mi dissero “ora torni a Milano”…mandiamo padre Santini alla Civiltà Cattolica e tu vieni a dirigere Aggiornamenti Sociali……anzi no, tu vai a Palermo”, erano gli anni in cui la mafia puntava direttamente allo Stato.

L’ho vista in faccia. Arrivando a Palermo, andai a trovare il Cardinale Pappalardo, che mi disse: la situazione è drammatica, ma noi non siamo la Polizia, non abbiamo i fucili, e non possiamo neppure amministrare la giustizia, non siamo magistrati, noi abbiamo solo il Vangelo, nessun’altra arma.

Con il Vangelo siamo andati nelle piazze, nelle scuole, in televisione. Quando mi chiedono: quale ricordo forte hai di 11 anni a Palermo? Rispondo che “ho imparato che il Vangelo è vero”, Palermo è l’esperienza più bella che ho fatto.

Quando ho visto la Primavera di Palermo, in cui la gente gridava basta con la mafia, io ebbi conferma che il contributo del Vangelo può essere determinante. Per la prima volta la mafia ha avuto paura della chiesa. Per questo padre Puglisi fu ucciso.

Dico questo perché, quando mi è stato chiesto dagli amici ragusani di parlare di  Papa Francesco e la politica, ho pensato che lui è il Vangelo, che oggi la Chiesa è chiamata a tornare al Vangelo.

È curioso che, di fronte al panorama della crisi della politica, questo Papa conclude un periodo di storia (si veda il suo discorso a Firenze), chiude un’epoca e ne apre un’altra. Forse, dopo un periodo che, dopo il Concilio, era rimasto fermo.

Vangelo vivo. È il caso della Evangelii Gaudium, carta programmatica del pontificato di Francesco. Quattro paragrafi di questo documento sono sulla crisi della politica, ma esso non è una lettura fatta sulla base delle scienze politiche; infatti Francesco non cita nessun politico – è solo una coincidenza che alcune espressioni usate nell’annuncio del Vangelo rievochino pensieri di don Luigi Sturzo. Il Vangelo non dà una politica, ma è una luce, per i laici in particolare.

Vorrei allora commentare questi quattro paragrafi che contengono il pensiero di Papa Francesco sulla politica, una bussola con quattro punti cardinali. Il Papa non si sostituisce ai partiti, ma indica le coordinate evangeliche.

La politica è come il sangue, e se il sangue è infetto si muore. Nessuno può essere indifferente a questa crisi della politica che ci avvelena tutti.
Come cittadini che cosa facciamo? A queste domande, Francesco indicando quattro criteri generali per venir fuori dalla crisi mortale, contro il populismo e l’antipolitica, che nascono quando la politica perde l’anima.

Le ideologie politiche del ‘900 avevano almeno una carica ideale per cui si lottava, c’era entusiasmo. E per fare politica bisogna avere una vocazione, senza dedicarsi ad essa non si fa buona politica. Un medico senza vocazione è un disastro, un prete senza vocazione è un disastro, un politico senza vocazione è un disastro, se lo fa per professione è la morte della politica.

Papa Giovanni Paolo II, parlando del 1989, disse che il Comunismo è stata una risposta sbagliata a problemi veri, e che neanche il Capitalismo è la risposta ai problemi dell’uomo. Non ha visto, avendo concluso prima la sua vita, che nel 2007 è di fatto crollato il capitalismo.

E l’Italia, se non invertirà la sua deriva, sarà solo il tacco d’Europa.
Esistono quindi quattro elementi che possono dare impulso nuovo per la nascita di un nuovo mondo:
– tensione etica e ideale
– laicità positiva
– bene comune
– stile del servizio
Si percepisce in questo l’esperienza fatta da Francesco a Puebla: sono molti i vescovi che la pensano come il Papa…

1) Tensione etica e ideale

Caratteristica di oggi è la ricerca di spazi sempre più grandi di potere per ottenere risultati immediati, la febbre di portare a casa al più presto i frutti di questo potere, ma facendo così c’è il pericolo di introdurre una rottura con l’urgenza di avere un programma ideale di riforma. Coprire le buche è bene ma non è bene per un programma ideale di riforme che vogliano assicurare il futuro. Si fa perché la gente batte le mani, ma – dovremmo invece chiederci – serve per lo sviluppo futuro?

Bisogna saper comporre l’urgenza dei problemi immediati con la necessità prevalente di dotarsi di un programma, e questa capacità è messa in difficoltà dalla crisi dei valori, che porta a far prevalere la quantità sulla qualità.
Una buona politica impone invece un cambio di mentalità. E Francesco non scrive per i cattolici, ma per tutti. Il Papa è preoccupato della malattia della politica, e parla anche ai non credenti. Il tempo è per Francesco superiore allo spazio: i valori trascendenti non si possono sacrificare ai risultati immediati, alla logica economica….serve una nuova mentalità politica.

I partiti sono morti che camminano, perché ormai abbiamo in essi i residuati bellici della lotta ideologica. I partiti devono cambiare forma; sono essenziali, ma la forma è superata. Essi dicono una cosa e la gente va per conto proprio. Servono partiti come collegamento vero, con una mentalità economica diversa, che aiuti a superare la rottura fra economia e dimensione sociale, altrimenti l’economia è solo tecnica, e fallisce. Con le nuove tecnologie crediamo di essere diventati onnipotenti, si vedano le tecnologie informatiche, quelle applicate alla medicina, quelle che prefigurano la possibilità della clonazione umana.

I valori trascendenti, che dovrebbero essere luce della politica e dell’economia, sono attaccati. In altre parole, con un decreto legislativo non si cambia la natura, che richiede ben altro. Serve impostare la politica su valori veri, che considerano il fatto che la natura si evolve ma non cambia….ad esempio, la Cina imponeva un solo figlio, ora ne accetta due. Serve che il programma non sia in contrasto con i valori assoluti, perché altrimenti prima o poi il meccanismo democratico e sociale si inceppa.

Apertura alla trascendenza richiede allora formazione a una nuova mentalità politica. Su questo oggi concorda larga parte della cultura laica….la tesi illuministica era quella che la democrazia si autoalimenta, non ha bisogno di apporti esterni, è un autorigeneratore…ma già Norberto Bobbio ha scritto un libro per dimostrare la falsità di questa tesi…secondo lui la democrazia si deve alimentare a fonti esterne…Habermas stesso dice che lo Stato non può generare da se stesso le condizioni della propria esistenza, e arriva a dire che la politica e lo Stato hanno bisogno della spiritualità per civilizzare la modernità.

Traducendo politicamente la dimensione religiosa dell’uomo in termini laici si può aiutare l’Europa a recuperare le proprie radici morali. La verità è che siamo fatti per Dio, e siamo così grandi come persone umane che possiamo dire no a Dio. E Dio non è uno spauracchio, non è un volto che bastona mandando all’Inferno, ma è la fede che può ispirare la comprensione fraterna, l’attenzione agli ultimi.

Il problema più urgente è aiutare la democrazia a trovare la sua fondazione etica: Croce dice….la società poggia sul senso religioso, nessuna società sta in piedi senza un fondamento etico, e l’etica non nasce se non sul senso religioso. Strappare la dimensione religiosa dal cuore dell’uomo significa strappargli il Cuore.

La “religione civile” dei liberali, invece, non mi piace….il dare soldi alla Chiesa…non è questa la religione, non è una religione civile, è una fede….e qui Papa Francesco ci richiama al Vangelo puro, contro le strumentalizzazioni della fede, evidenziando tante cose che non vanno.

In un incontro con Spadolini, questi mi disse: padre, come storico non capisco, finiscono gli imperi, crollano le ideologie, finiscono le vicende degli uomini, e la Chiesa sembra a volte che stia per morire eppure ogni volta ritorna giovane.

La Chiesa si può misurare anagraficamente, ma anche archeologicamente, ma anche economicamente, ma se si dimentica di aggiungere la X nell’equazione – il divino nell’umano – i conti non tornano, e la Chiesa perisce. Non è vero che la politica è sporca, sporchi sono i politici, la politica è anche la forma più alta di carità. Il Papa dice, in sintesi, che senza una spiritualità la politica non rinasce.

2) Laicità

Il Papa ribadisce che la politica è laica, il Concilio aveva già fatto passi notevoli,  con una teologia delle realtà terrestri nel mistero della creazione. Per esempio, io sono un chirurgo…la chirurgia è un arte, ma la chirurgia è laica. Sono professore, insegno matematica, ma la matematica è laica, così anche l’economia, anche la politica. Il cristiano deve quindi essere esperto nell’arte specifica da lui svolta. La professionalità è laica, la tecnica è laica, la gestione di un’impresa è laica. Bisogna rispettare quindi l’autonomia delle scienze.

Avere, come comunità cristiana, personalità nella tecnica e nella ricerca scientifica che siano davvero competenti è importante perché nel mondo globalizzato, per vivere uniti, abbiamo bisogno di una laicità positiva.
La Chiesa è stata invece, per molto tempo, la negazione della laicità, e ciò per colpa di Costantino, che ha trasformato la Chiesa in un altro Stato.

Il Papa non è successore di un imperatore, ma successore di un pescatore. La Chiesa non può andare addobbata come un imperatore. Se vogliamo realizzare una famiglia europea o mondiale, dobbiamo essere laici, in senso positivo, superando dogmatismi non solo confessionali sul rapporto chiesa-stato, ma confessionali anche in senso ideologico. I muri che vediamo costruire ovunque indicano una mancanza di laicità. I muri ideologici non consentono l’unità della famiglia umana.

Ecco allora che il Papa insiste dicendo: muoviamoci in ciò che ci unisce, per crescere nell’unità rispettando le differenze. Umanità è capacità di fare unità con il diverso. Sono caduti i muri di separazione nonostante il terrorismo e siamo ormai tutti collegati. Non esistono problemi nuovi che non siano planetari. Se piglia fuoco un angolo della terra prende fuoco tutta la terra, finché non c’è pace a Gerusalemme c’è guerra in tutto il mondo. Siamo uniti, siamo una cosa sola, siamo costretti a fare nella storia ciò che è inevitabile: vivere uniti rispettando la diversità degli altri. Se non faremo questo, non potremo costruire un mondo migliore.

3) Bene comune

Se la laicità viene rispettata, non c’è più un ostacolo ai rapporti con gli altri. Serve rispettare i problemi locali tenendo presenti i problemi globali.
Tempo fa, incontrando giovani siciliani, dissi: a prescindere dall’accento siciliano, che non è lo stesso di quello piemontese, le cose che ho sentito qui le potevo sentire anche a Torino; voi avete gli stessi problemi dei ragazzi del nord. Il limite è che i siciliani hanno letto i problemi della Sicilia con gli occhi dei siciliani, non riuscendo a leggerli e comunicarli in italiano quando peraltro si parla ormai in europeo. Cambiare la Sicilia è possibile ma solo se la sua testa sa pensare in grande, in italiano e in europeo. Pensare in grande mentre agiamo nel locale (glo-cale).

4) Spirito di servizio

Il Papa invita a servire e non ad essere serviti. Un servizio politico non è per essere serviti ma per servire. C’è uno stile, in politica, che stimola i cittadini a concorrere.  Intuizione profonda del Papa è il suo rivolgersi ai cittadini e non ai politici. La crisi nasce dal quartiere, dalla famiglia, dalla scuola, dalla formazione. Il Papa intende dire: non aspettate da Roma che risolva i problemi, datevi da fare! Chi è chiamato ad esercitare il potere deve tenere presente che la realtà è più importante dei sogni ideologici. Confrontiamoci coi problemi della gente, non con gli schemi. Alla crisi bisogna opporre la vivacità delle basi. Mi viene da citare il Vangelo di Gesù: “Quando uno ha servito, dica sono servo inutile, ho fatto il mio dovere”. In realtà, non esiste un servo inutile, un politico che fa il suo dovere non può dire di essere inutile. Allora cosa vuol dire in realtà Gesù? Leggendo in greco la parola a-kreios, essa non vuol dire “servo inutile”, ma sono “servo che ha fatto il suo dovere senza averne utile”, che non ha cercato il suo interesse, perché ha servito solo il bene comune.

Per concludere: Francesco ci offre una bussola, e ci ricorda che, per la Chiesa, il problema della politica è stato mancanza di laicità. La Chiesa faccia quindi educazione, non tocca ai preti o ai vescovi fare politica, tocca ai laici maturi che, dopo avere acquisito una coscienza formata, e conoscendo le regole della politica e dell’economia, prendono in autonomia le necessarie decisioni e fanno in coscienza le loro scelte. Alla Chiesa, solo il compito di formarli al Vangelo!

a cura di Gian Piero Saladino

 

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"Insieme" esce col n° 0 l'8 dicembre del 1984. Da allora la redazione è stata la "casa di formazione" per tanti giovani che hanno collaborato con passione ed impegno.



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