Approfondimenti

Pubblicato il 26 Gennaio 2016 | di Luca Farruggio

Una riflessione filosofica sul dibattito mente-corpo

<<Sapere è potere>>, ovvero scienza è potenza. La nota frase di Bacone, fa pensare che alla base della potenza e del dominio ci sia la libertà: la libertà di conoscere, per poi sfruttare in ogni campo possibile la propria scienza. Per affrontare questo tema, ci si può servire del dibattito molto acceso negli ultimi decenni su mente/corpo.

Siamo soliti pensare che per Cartesio il corpo (res extensa) e la mente-anima (res cogitans), sono assolutamente separati. Ma prima di affermare questa separazione, è doveroso riflettere sul problema.
Per Cartesio, infatti, la sostanza estesa e la sostanza pensante non sono separate, ma sono immediatamente unite nell’esperienza fenomenologica. In una sua lettera del maggio 1646, scrive: << e che esiste un tale legame tra la nostra anima ed il nostro corpo da far si che i pensieri che hanno accompagnato certi movimenti del corpo sin dall’inizio della nostra vita, li accompagnino tuttora, di modo che, se gli stessi movimenti sono nuovamente eccitati nel corpo da qualche causa esterna, eccitano di nuovo nell’anima gli stessi pensieri e, inversamente, se abbiamo gli stessi pensieri, questi producono gli stessi movimenti.>>. Ciò è qualcosa di immediato, e nell’esperienza non avvertiamo alcuna separazione.

Tuttavia (lasciando fuori la questione sull’immortalità dell’anima) è ovvio che le funzioni svolte dalla res extensa (Meditazione seconda:<<per corpo intendo tutto ciò che è adatto ad essere incluso in una certa figura, ad essere determinato da un luogo, e a riempire lo spazio in maniera tale da escludere da esso ogni altro corpo>>), non sono le stesse che svolge la res cogitans. La mente, infatti, ha una sua autonomia rispetto al corpo (Meditazione seconda:<<sono esattamente soltanto una cosa che pensa, cioè un animo, un intelletto o piuttosto una ragione>>), e la dimostra essenzialmente nell’atto del pensare, del calcolare, del decidere e del progettare.

Ed è a questo punto che la filosofia deve operare una distinzione tra le due sostanze per studiarne le loro specifiche facoltà. Perché distinguerle? Perché se lo scienziato non decidesse, non progettasse, e non pensasse, non potrebbe mai dominare la materia, in quanto sarebbe anche egli un oggetto-macchina, determinato ad agire in un certo modo secondo le leggi naturali. Come potrebbe dominare la sostanza estesa? Verrebbe meno la “libertà” del soggetto, cioè non sarebbe possibile alcun progetto che vuole matematizzare l’oggetto.

Quindi la filosofia moderna, non ammette mai una assoluta separazione tra mente e corpo, ma distingue le capacità delle due sostanze, per non rendere contraddittorio ogni tipo di progetto che intende dominare qualcosa. Oltre ad essere determinato dal corpo, l’uomo ha la facoltà di pensare e di progettare, che sono il fondamento di ogni tipo di dominio.

E’ ovvio, che ogni cosa che accade nel corpo influenza la mente e viceversa, tuttavia la filosofia moderna per essere coerente deve porre l’ego (l’io) come fondamento.

Possiamo parlare ancora di libertà dopo le tesi di Darwin e del neodarwinismo? Sicuramente si, ma in modo diverso dalle idee espresse dalla filosofia moderna.

La libertà dipende in somma parte dalla nostra struttura biologica. Non c’è alcuna separazione tra mente e corpo e la libertà degli individui dipende dalla complessità dei loro circuiti regolativi, in particolare nervosi, che sottendono le loro scelte comportamentali. La libertà degli organismi complessi dipende dalla distanza, in termini temporali e causali, fra uno stimolo e una risposta, e ogni specie gode del grado di libertà che le concede il suo genoma. Negli organismi complessi le risposte agli stimoli ambientali possiedono un alto grado di gratuità, intendendo con questo termine la mancanza di un legame necessario tra uno stimolo e la corrispondente risposta.

Ed è l’evoluzione biologica (in particolare il linguaggio e la coscienza di sé) che ha consentito l’evoluzione culturale. Cioè, grazie all’evoluzione biologica, nell’apprendimento, un individuo non deve ricominciare sempre dall’inizio, ma può comprendere alcune cose che già sono state scoperte. Insomma, il neodarwinismo, pur non separando (nemmeno concettualmente) le due sostanze, deve necessariamente porre la libertà come base fondamentale, che permette agli organismi complessi di dominare gli oggetti (proprio come per la filosofia moderna).

Tags: , ,


Autore

Luca Farruggio

(Catania 1984). Filosofo e poeta, si è laureato al San Raffaele di Milano nel 2011. È allievo di Massimo Cacciari ed Enzo Bianchi. Tra le sue pubblicazioni ricordiamo Bugie estatiche (Il Filo 2006, prefazione di Manlio Sgalambro) e Del pessimismo teologico (Il Prato 2017, prefazione di Giuseppe Girgenti). Si guadagna da vivere insegnando in Veneto e ogni tanto, come pubblicista, dice la sua dove gli capita.



Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Torna Su ↑