Società

Pubblicato il 27 Giugno 2016 | di Vito Piruzza

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Tanti amici virtuali su Facebook ma estranei anche ai nostri vicini

Una fanciulla di 22 anni strangolata, uccisa e data alle fiamme dal giovane ventisettenne che diceva di amarla, una giovane vita spezzata nel fiore della giovinezza con brutalità, in preda a un’ossessione di possesso assurda; può esistere una notizia più triste?

Scoprire che diverse persone sono transitate in quella strada mentre si consumava la tragedia e hanno tirato dritto perché “la cosa non li riguardava” …

Scoprire che nella nostra società ciascuno ha centinaia di “amici” su facebook, ma che nella vita reale si trova maledettamente solo tra l’indifferenza generale.

Ma questo ovviamente può succedere a Roma, in una grande e anonima periferia metropolitana, questo ci fa sentire il problema lontano, alieno rispetto al nostro modo di vivere, rispetto alla nostra rassicurante cittadina di provincia, dove bene o male immaginiamo che ancora persista un radicamento di cultura di solidarietà contadina …

Ebbene purtroppo non è così, purtroppo la diffidenza e l’indifferenza si sono diffuse a macchia di olio in tutte le latitudini, in tutti gli strati della società e in tutte le condizioni urbane grandi e piccole.

Qualche giorno fa ho raccolto lo sfogo di una mia amica (non solo) in facebook che nel centro di Marina di Ragusa si è scontrata con l’indifferenza e la diffidenza che possono regnare in un piccolo paese qual è Marina di Ragusa nei mesi diversi da quelli estivi, dove tutti pensiamo che la comunità interagisca molto più che in una città.

Si tratta di una splendida signora di mezza età, che a poche decine di metri da casa sua, a causa di una buca nell’asfalto è caduta in via Sampieri, alle spalle della chiesa di Marina, in pieno centro, e per il forte dolore non è riuscita ad alzarsi per qualche minuto, ebbene un’auto l’ha evitata tirando dritto e una signora anziana non solo è andata dritta per la sua strada, ma ha anche richiamato la ragazza adolescente che l’accompagnava e che stava dirigendosi verso la mia amica … alla fine un commerciante della zona l’ha aiutata a rialzarsi … immaginate l’amarezza di questa persona: «Non avrei mai pensato che a 50 metri da casa mia potessi sentirmi così estranea nella mia città».

Non voglio puntare il dito contro nessuno, semplicemente mi chiedo: cosa ci sta succedendo? Come è stato possibile che abbiamo perso il senso di appartenenza a una comunità?

Intanto è importante prendere consapevolezza dello sfilacciamento delle relazioni interpersonali, evitando di rimuovere il problema.

Coloro che continuiamo a sentirci invece membri di una comunità come possiamo fare a ricostituire questo senso di appartenenza estendendolo a tutti?

Credo che raccogliendo questa sfida aumenteremmo enormemente il livello di qualità della vita della nostra città.

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