Vita Cristiana

Pubblicato il 16 Settembre 2016 | di Silvio Biazzo

E’ conosciuto come don Pino, storia di un martire della Chiesa

2E’ stato ammazzato il giorno del suo 56° compleanno, la sua colpa: voler cambiare la vita di centinaia di giovani vissuti fino ad allora in un quartiere, il Brancaccio, sommerso da immani problematiche, un quartiere della sua città, Palermo.
15 settembre, una data per lui emblematica, coincide con la sua nascita e il suo martirio. Giuseppe Puglisi (detto Pino, e da sacerdote anche 3 P ) nasce il 15 settembre del 1937 a Palermo, nel quartiere periferico di Brancaccio, la sua è una famiglia di umili condizioni: la madre, Giuseppa Fana, è una sarta, mentre il padre, Carmelo Puglisi, lavora come calzolaio. Nel 1953, a sedici anni, Pino entra in seminario: viene ordinato sacerdote nella chiesa santuario della Madonna dei Rimedi il 2 luglio del 1960 dal cardinale Ernesto Ruffini. Stringe forte e fraterna amicizia con Davide Denensi e Carlo Pelliccetti, che lo sostengono e lo supportano quotidianamente, nel 1961 Pino Puglisi viene nominato vicario cooperatore nella parrocchia del Santissimo Salvatore nella borgata palermitana di Settecannoli, non distante da Brancaccio. Dopo essere stato scelto come rettore della chiesa di San Giovanni dei Lebbrosi e come confessore delle suore brasiliane Figlie di Santa Macrina nell’istituto omonimo, viene nominato – nel 1963 – cappellano all’orfanotrofio “Roosevelt” all’Addaura e presta servizio come vicario alla parrocchia Maria Santissima Assunta nella borgata marinara di Valdesi.
In questo periodo don Pino è vicerettore del seminario arcivescovile minorile e prende parte a una missione a 3Montevago, paese colpito dal terremoto nel contempo si appassiona all’educazione dei ragazzi, mantenendo tale vocazione anche quando, il 1° ottobre del 1970, viene nominato parroco di Godrano, un piccolo paese della provincia di Palermo costretto, in quegli anni, a far fronte agli scontri feroci in corso tra due famiglie mafiose: famiglie che, anche grazie all’opera di evangelizzazione di Don Puglisi, successivamente si riconciliano.
Insegna fino al 1972 alla scuola media “Archimede”, e nel frattempo è docente anche alla scuola media di Villafrati. Nel 1975 è professore alla sezione di Godrano della scuola media di Villafrati, e dall’anno successivo anche all’istituto magistrale “Santa Macrina”. Dal 1978, anno in cui comincia a insegnare al liceo classico “Vittorio Emanuele II”, lascia la parrocchia di Godrano e diventa pro-rettore del seminario minore di Palermo: successivamente assume l’incarico di direttore del Centro diocesano vocazioni, per poi accettare il ruolo di responsabile del Centro regionale vocazioni. Nel frattempo, è membro del Consiglio nazionale e contribuisce alle attività della Fuci e dell’Azione Cattolica. A partire dal mese di maggio del 1990 svolge il proprio ministero sacerdotale anche a Boccadifalco, alla Casa Madonna dell’Accoglienza dell’Opera Pia Cardinale Ruffini, aiutando ragazze madri e giovani donne in situazioni di difficoltà.
4Torna a Brancaccio il 29 settembre dello stesso anno in quanto viene nominato parroco a San Gaetano, torna quindi nel suo quartiere di origine: un quartiere gestito dalla mafia. In questo periodo, quindi, comincia la lotta di Don Puglisi contro la criminalità organizzata: non tanto cercando di riportare sulla retta via chi è già mafioso, ma provando a evitare che si facciano coinvolgere dalla criminalità i bambini che vivono per le strade e che ritengono che i mafiosi siano delle autorità e delle persone degne di rispetto. Nel corso delle sue omelie Don Pino si rivolge frequentemente ai mafiosi, dimostrando di non temere eventuali conseguenze. Grazie alla sua attività e ai giochi che organizza, il parroco siciliano toglie dalla strada numerosi bambini e ragazzi che, senza la sua presenza, sarebbero stati sfruttati per spacciare o per compiere rapine, coinvolti in maniera irreparabile nella vita criminale. Per questa sua attività, a Don Puglisi vengono rivolte e recapitate numerose minacce di morte da parte di boss mafiosi, di cui tuttavia non parla mai a nessuno. Nel 1992 riceve l’incarico di direttore spirituale del seminario arcivescovile di Palermo, e pochi mesi più tardi inaugura il centro Padre Nostro a Brancaccio, finalizzato all’evangelizzazione e alla promozione umana.
Ma ecco arrivare al giorno fatale, è il 15 settembre del 1993: in occasione del suo cinquantaseiesimo compleanno, Don Pino Puglisi viene ucciso poco prima delle undici di sera in piazza Anita Garibaldi, davanti al portone di casa sua, nella zona orientale di Palermo. Dopo essere sceso dalla sua auto, una Fiat Uno, viene avvicinato al portone da un uomo che gli spara contro alcuni colpi diretti alla nuca. Le ultime parole di Don Pino sono “Me lo aspettavo”, accompagnate da un tragico sorriso. L’assassino – verrà accertato dalle indagini e dai processi successivi – è Salvatore Grigoli (autore di più di quaranta omicidi, come egli stesso confesserà), presente insieme con Gaspare Spatuzza e altre tre persone: un vero e proprio commando composto anche da Luigi Giacalone, Cosimo Lo Nigro e Nino Mangano. I mandanti dell’omicidio sono invece, identificati sempre a seguito delle indagini, i capimafia Giuseppe e Filippo Gaviano: per l’assassinio verranno condannati all’ergastolo nel 1999.

I funerali del parroco si svolgono il 17 settembre, due giorni dopo il barbaro assassinio: il suo corpo viene sepolto nel cimitero palermitano di Sant’Orsola, e sulla tomba sono riportate le parole “Nessuno ha un amore più grande di questo: dare la vita per i propri amici”, tratte dal Vangelo di Giovanni.
5 Il 25 maggio 2013, sul prato del Foro Italico di Palermo, davanti ad una folla di circa centomila fedeli, don Pino è stato proclamato beato. La celebrazione è stata presieduta dall’arcivescovo di Palermo, cardinale Paolo Romeo, mentre a leggere la lettera apostolica, con cui si compie il rito della beatificazione, è stato il cardinale Salvatore De Giorgi, delegato da papa Francesco: è il primo martire della Chiesa ucciso dalla mafia.

6Don Giuseppe Puglisi è ricordato ogni anno il 21 marzo nella Giornata della Memoria e dell’Impegno di Libera, la rete di associazioni contro le mafie: è stato insignito della Medaglia d’oro al valor civile – alla memoria – il 26 agosto 2015, nella motivazione si legge ”Per l’impegno di educatore delle coscienze, in particolare delle giovani generazioni, nell’affermare la profonda coerenza tra i valori evangelici e quelli civili di legalità e giustizia, in un percorso di testimonianza per la dignità e la promozione dell’uomo. Sacrificava la propria vita senza piegarsi alle pressioni della criminalità organizzata. Mirabile esempio di straordinaria dedizione al servizio della Chiesa e della società civile, spinta fino all’estremo sacrificio. 15 settembre 1993 – Palermo”.

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Autore

Silvio Biazzo

Giornalista Pubblicista dal 1980 , ha collaborato con Radio Insieme, Avvenire, Giornale di Sicilia e Gazzetta del Sud e tv locali, diploma di Maturità Classica, studi universitari in Giurisprudenza , dal 1993 insignito della Onorificenza di Cavaliere dell’ O.M.R.I.



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