Approfondimenti

Pubblicato il 21 Settembre 2016 | di Luca Farruggio

La poesia è morta?

Con un pizzico di fantasia possiamo immaginare che quell’uomo che un giorno andò al mercato e proclamò la morte di Dio, un altro giorno visitò una libreria e disse che anche la poesia era morta. Uno scenario che ci invita a pensare che solo ciò che è utile per il mercato sia realmente esistente.

Infatti, negli immensi scaffali delle grandi librerie, nel reparto dedicato alla lirica, ormai si trovavano pochi libri e prevalentemente di grandi autori del passato. Ma la poesia è davvero morta?

Mentre essa non ha più mercato, allo stesso tempo dilagano migliaia di libri in versi pubblicati da piccole case editrici o con la modalità self-publishing. Pubblicazioni che comportano sempre spese per gli autori. E non mancano nemmeno infiniti concorsi di poesia. Un fenomeno che ci ha portati al paradosso in cui appaiono più scrittori che lettori.

Quindi, se da un lato il mercato ne ha decretato da qualche tempo la morte, dall’altro lato c’è un bisogno naturale di continuare a scrivere versi per esprimere i propri pensieri e le proprie emozioni.

Ma è anche vero che l’importanza che ha avuto la poesia è ormai stata sostituita dal ruolo della canzone. E la canzone ha mercato! Infatti, è innegabile che è più facile lasciarsi trasportare da una melodia di quattro minuti ben cantata e ben suonata. Tuttavia, anche se alcune canzoni sono delle vere e proprie poesie, non basta una rima o un urlo stilisticamente perfetto per comporre una poesia.

Forse, anche se per ora il mercato ha decretato l’inutilità della poesia (decidendo che è meglio pubblicare un libro di un calciatore o di una velina), essa non è totalmente morta, ma si aspettano solo tempi migliori.

Così, mentre alcuni poeti continuano a scrivere guardando con sgomento il tramonto del sole della poesia, altri ancora sperano in una nuova stagione poetica, non dimenticando però – come scrisse Manlio Sgalambro – che “non si fa poesia impunemente”.

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Autore

Luca Farruggio

(Catania 1984). Filosofo e poeta, si è laureato al San Raffaele di Milano nel 2011. È allievo di Massimo Cacciari ed Enzo Bianchi. Tra le sue pubblicazioni ricordiamo Bugie estatiche (Il Filo 2006, prefazione di Manlio Sgalambro) e Del pessimismo teologico (Il Prato 2017, prefazione di Giuseppe Girgenti). Si guadagna da vivere insegnando in Veneto e ogni tanto, come pubblicista, dice la sua dove gli capita.



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