Cultura

Pubblicato il 18 Ottobre 2016 | di Silvio Biazzo

Sacro e profano nelle tele di Ausilia Miceli

1A Palazzo Cosentini un interessante appuntamento con Ausilia Miceli, la brava pittrice di origini aretusee (ma da tempo oramai “iblea” ) che ha esposto una dozzina tra le sue produzioni pittoriche più emblematiche dividendole in due settori, sacro e profano.

La Miceli oramai da anni è una affermata artista che ben ha meritato e merita l’attenzione primaria degli critici e della gente comune, i suoi quadri colpiscono già al primo impatto per il loro “violento” impatto cromatico, il blu in tutte le sue multiformi sfumature è il colore che predilige la pittrice: tra le sue produzioni esposte a Palazzo Cosentini spicca un’opera inedita, una figura di donna senza veli ritratta in posizione distesa ripiegata in un fianco in un momento forse di estasi inconscia. E tra le opere esposte, divise come già detto in due sezioni, da citare una toccante ed umana “Maternità”, “Madonna” , San Sebastiano trafitto da una lancia, una rivisitazione molto originale s-giorgio2del “San Giorgio” che uccide il drago stando eretto sopra di esso cioè senza il cavallo che si osserva nella iconografia usuale; e poi il profano con, a parte l’inedito di cui sopra accennato, “Buio scarlatto”, “Attesa”, Magenta, “Ultima bramosia”.
Della Miceli è stato detto e scritto – meritatamente – tanto: inimitabile la sua cromaticità. Le sue operano trasudano luce, aria incontaminata, profumi, colori, e sono le sorprendenti figure umane, sono il cielo e il mare e il vento della nostra terra che sapientemente l’artista trasla nelle sue tele: i risultati sono di quelli che inducono lo spettatore anche il meno vocato all’arte a soffermarsi quasi incantato davanti ad un suo quadro. Il suo realismo è di quelli che penetrano nell’intimo già dal primo impatto visivo perché creano quasi un collegamento sensoriale tra la tela e chi la sta osservando: ad esempio, se si osserva un paesaggio marino si ha quasi la sensazione di aspirare dopo un po’ il profumo del mare facendosi nel contempo accarezzare da una leggera brezza . E’ una sorta di “realtà irreale” coma la definisce ella stessa, una realtà che ha il potere di far “penetrare” l’osservatore quasi all’interno dell’opera d’arte diventando egli stesso soggetto-attore del quadro. Di lei è stato anche detto: “Ausilia Miceli possiede un equilibrio segnico-cromatico ed una sicurezza dell’impianto compositivo che sono, senza dubbio, le più evidenti caratteristiche dell’attuale sua produzione artistica: ha poi una particolare inclinazione a utilizzare una tavolozza alquanto diversificata, sostenuta com’è da una notevole capacità disegnativa. Non molto tempo fa ci ha confessato: “Per me l’arte è l’alito vitale che da sempre ha permeato la mia esistenza”, un alito che continua ancor oggi a stupirci sempre con approcci sensitivi tra i più variegato, ma il filo conduttore è uno solo, l’espressione dell’arte ai suoi massimi livelli.

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Autore

Silvio Biazzo

Giornalista Pubblicista dal 1980 , ha collaborato con Radio Insieme, Avvenire, Giornale di Sicilia e Gazzetta del Sud e tv locali, diploma di Maturità Classica, studi universitari in Giurisprudenza , dal 1993 insignito della Onorificenza di Cavaliere dell’ O.M.R.I.



One Response to Sacro e profano nelle tele di Ausilia Miceli

  1. Avatar Maria says:

    Eccezionale!

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