Approfondimenti

Pubblicato il 19 Dicembre 2016 | di Luca Farruggio

L’essenza della mentalità scientifica

La nascita della scienza fu un fenomeno culturale che destò sin dal suo inizio una certa meraviglia. Nel corso dei secoli ci sono stati pensatori che hanno difeso a spada tratta la verità che scaturisce dall’analisi scientifica, e pensatori che hanno guardato con un certo scetticismo questo fenomeno e le sue conseguenze (“La scienza non pensa” disse Heidegger).

In Europa, tra Cinquecento e Seicento, da una scienza-conoscenza asservita alla tradizione filosofica aristotelica e alla magia rinascimentale, si passò alla scienza moderna che cominciò a rivendicare la propria autonomia dalla filosofia e dalla teologia, elaborando procedure metodologiche che la caratterizzavano in maniera tecnico-scientifica.

Tuttavia, la rivoluzione scientifica nasce in un’epoca in cui non è facile distinguere la dimensione prettamente scientifica da quella filosofica. Da un lato, infatti, alcune modificazioni tecniche apportate alle rappresentazioni pratiche del mondo furono così radicali da cambiare la mentalità degli uomini, dall’altro il problema sostanziale divenne quello del metodo scientifico sicuro da adottare, quindi un problema strettamente epistemologico e filosofico.

Il concetto di “rivoluzione scientifica” è stato elaborato specialmente da Thomas Kuhn (1922-1996). Egli concepisce la scienza in due modi. Il primo è quello “cumulativo”, cioè l’accrescersi delle conoscenze scientifiche grazie ad aggiunte e ritocchi in itinere. E’ come se ogni scienziato elaborasse un tassello da aggiungere alla scienza. Questo modo di procedere forma il “paradigma scientifico”, cioè la struttura generale della visione del mondo appartenente ad un’epoca. Ma questo viene a distruggersi quando al sapere cumulativo si sostituiscono le “fasi rivoluzionarie”, cioè novità inconciliabili e incompatibili con il paradigma stesso.

Mentre il sapere cumulativo è un sapere di continuità, le fasi rivoluzionarie, invece, sono più affascinanti perché rimettono in discussione gran parte della scienza pensata come esatta. La scienza dunque, diversamente dai grandi sistemi filosofici e dalla rivelazione cristiana, è un sapere sempre migliorabile e sempre in via di revisione. Emanuele Severino, filosofo contemporaneo, scrive in Essenza del nichilismo: “Per la metafisica greco-cristiana, Dio è il creatore del mondo (e l’uomo continua nel mondo la creazione divina); per l’immanentismo moderno il creatore del mondo è l’Uomo; la civiltà della tecnica non si limita ad affermare l’assoluta creatività dell’Uomo, ma gli dà gli strumenti per operare e progettare la modificazione più radicale delle cose”.

Non a caso Bacone, uno dei padri della scienza moderna, riteneva di esser nato per una grande missione: riformare la filosofia, la scienza e la vita degli uomini prendendo la distanza da tre vizi della cultura a lui contemporanea. 1) il “sapere fantastico” tipico della filosofia magica rinascimentale; 2) il “sapere contenzioso” tipico della filosofia aristotelica e scolastica; 3) il “sapere delicato” tipico dell’umanesimo ciceroniano.

Per questo contrappose alla logica tradizionale una “logica dei fatti”, un sapere fondato sulla separazione di ciò che è razionale da ciò che è irrazionale. La natura così diventa il luogo della verità, e solo conoscendola si può instaurare un sapere che sia anche potere. La scienza non è mai disinteressata, e solo un intelletto che si libera dagli idola potrà edificare un sapere vero e costruire la felicità dell’uomo in questo mondo.

Questa è la mentalità dell’uomo moderno che sfocia sino all’epoca contemporanea. Ma può la totalità dell’uomo restare soddisfatta da questa visione? Può l’uomo essere questa unica e sola voce? Che senso dare a tutto ciò che è avvolto da essenze crepuscolari? Quali freni mettere al sapere tecnico-scientifico? Non importa, alla scienza deve interessare solo il fatto concreto, il progresso e, nei limiti del possibile, il benessere dell’uomo qui e ora. Come scrisse Dostoevskij in Ricordi dal sottosuolo: “Due più due fa quattro! La natura non viene a consultare; non gliene importa niente delle vostre aspirazioni e se vi piacciono o non vi piacciono le sue leggi. Voi siete costretto ad accettarla così com’è, e ad accettare per conseguenza anche tutto quanto ne deriva”.

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Autore

Luca Farruggio

(Catania 1984). Filosofo e poeta, si è laureato al San Raffaele di Milano nel 2011. È allievo di Massimo Cacciari ed Enzo Bianchi. Tra le sue pubblicazioni ricordiamo Bugie estatiche (Il Filo 2006, prefazione di Manlio Sgalambro) e Del pessimismo teologico (Il Prato 2017, prefazione di Giuseppe Girgenti). Si guadagna da vivere insegnando in Veneto e ogni tanto, come pubblicista, dice la sua dove gli capita.



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