Approfondimenti

Pubblicato il 30 Giugno 2017 | di Luca Farruggio

La possibile utopia scientifica di Bacone

L’utopia moderna è un tentativo (non solo immaginario) di scioglimento da tutte le vicende e le tradizioni della terraferma, cioè una sorta di liberazione dal tempo storico. Sono famose le utopie politiche di Moro e Campanella, ma in questo articolo ci si vuole soffermare su una nuova forma di utopia: quella scientifica di Bacone. La volontà è quella di rompere con la tradizione, col passato. E’ una logica che manifesta il tentativo di fondare un buon luogo senza contraddizioni, dove la felicità scaturisce dal dominio sulla natura e dal sapere scientifico. Niente di troppo fantastico: l’utopia è un modello, una sorta di idea platonica sulla quale rimodellare la realtà. Come ha scritto Alberto Savinio: “utopia non è creazione di utopisti”.

E’ proprio la grandezza di quel sapere (che è potere) che Bacone intende mostrare con la sua Nuova Atlantide. Il libro comincia col classico tema del viaggio per mare. Un viaggio che non è senza speranza e senza meta, perché avviene un provvidenziale naufragio. Su questa “terra” (Bensalem) i naufraghi, ricordando l’episodio del profeta Giona, possono affermare: “veramente Dio si è manifestato in questa terra”. E si mostrano meravigliati perché hanno incontrato “gente cristiana piena di pietà e umanità”. L’isola è fuori dalla storia (utopia è anche non luogo), ma vuole dare inizio a una nuova storia.

Qual è la felicità che regna nell’isola? L’uomo della Nuova Atlantide contribuisce al progresso generale della società ed è chiamato a conoscere i segreti più intimi della natura e del cosmo, sostenuto sempre dalla carità. La gioia degli uomini deriva dalla conoscenza della natura e delle sue cose, dalla quale scaturiscono nuove scoperte e nuove opere utili per tutta l’umanità. In questo modo, Bacone teorizza proprio il “sentire” dell’uomo della rivoluzione scientifica. Il nuovo sapiente non è un mago rinascimentale, né un aristotelico chiuso in una logica-fisica pre-scientifica. Tutti gli uomini sono chiamati a cooperare per un grande progetto! Perciò le tradizioni e i costumi dell’isola sono legati a questa grande visione. La fondazione del “Collegio delle Opere dei Sei Giorni”, eseguita dal re dell’isola, è un faro luminoso che consacra tutti gli abitanti allo studio della natura creata da Dio.

Ma il vero miracolo che accade a Bensalem è il superamento di tutte le differenze nell’accoglimento universale del Libro. Reductio ad unum: L’Uno che tutto supera e tutto abbraccia. Avviene la pace tra il Vecchio e il Nuovo Testamento: “vivevano allora in questa terra ebrei, persiani, indiani oltre agli indigeni; ed ognuno di loro lesse nel libro e nella lettera come se fossero scritti nella propria lingua”.

Quindi la Nuova Atlantide è la testimonianza di un umanesimo tecnico scientifico che vede nell’homo faber il centro razionale ed operante dell’universo. L’uomo è padrone del mondo e del proprio destino soltanto con una scienza nuova e utile per il benessere e il progresso di tutti. La tecnica perciò è la chiave di lettura dell’unità del mondo e l’isola, con la sua “politica” e i suoi valori, segue semplicemente il progresso della scienza.

La scienza della Nuova Atlanbdite, è quella descritta da Bacone nel Nuovo Organo. E’ soprattutto un metodo, una via. Solo dall’unione della facoltà sperimentale e della facoltà razionale si può ottenere una filosofia-scienza utile che si liberi da tutti i pre-giudizi e da tutti gli “idoli”.

L’utopia baconiana, però, sembra mostrare una contraddizione: nel pensare il perfetto Stato, non contaminato dalle controversie politiche e sociali (per questo gli abitanti di Bensalem “vedono senza esser visti”, contagiano senza esser contagiati), come conciliare il continuo carattere rivoluzionario delle scoperte scientifhce con l’ethos ben saldo e perfetto dell’isola?

La Nuova Atalantide è proprio l’immagine del perfetto Stato, e soprattutto della conciliazione tra rivoluzionarie scoperte ed ethos. Questo perché la scienza, esercitata dagli inventores e dai monstratores, tende a realizzare opere che sono imitazioni di quelle divine. Con questa conciliazione il nuovo metodo scientifico viene predicato come nuovo Annuncio pienamente conforme con Vangelo, perché in un certo senso lo rivela, lo rende esplicito. Tutto ciò permette di pensare la possibile armonia tra “volontà di potenza” della tecnica ed ethos. Per questi motivi le nuove scoperte possono viaggiare tranquillamente dall’isola verso la terraferma, senza traumatizzare l’ethos.

Tuttavia, nel corso del XVII secolo, le cose non andarono proprio così. Le nuove scoperte scientifiche sconvolsero drammaticamente l’ethos dell’Europa. Un caso su tutti è quello di Galileo. E non è un caso che mentre Bacone si interessò di problemi teorici e finì per non fare nemmeno una scoperta scientifica di rilievo, Galileo, invece, mostrò nuove scoperte che misero in crisi le certezze dei filosofi e dei teologi del suo tempo.

Nonostante questo, l’utopia baconiana resta, ancora oggi, il sogno dell’Occidente! Solo una società accogliente, tollerante e basata su un forte e innovativo sapere scientifico, non in totale contrasto con le tradizioni sapienziali e religiose, può produrre pace e benessere per tutta l’umanità. E’ un sogno impossibile! Ma è anche una impossibilità che invita sempre l’uomo moderno a renderla possibile!

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Autore

Luca Farruggio

(Catania 1984). Filosofo e poeta, si è laureato al San Raffaele di Milano nel 2011. È allievo di Massimo Cacciari ed Enzo Bianchi. Tra le sue pubblicazioni ricordiamo Bugie estatiche (Il Filo 2006, prefazione di Manlio Sgalambro) e Del pessimismo teologico (Il Prato 2017, prefazione di Giuseppe Girgenti). Si guadagna da vivere insegnando in Veneto e ogni tanto, come pubblicista, dice la sua dove gli capita.



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