Vita Cristiana

Pubblicato il 23 Dicembre 2016 | di Luca Farruggio

Il Natale, la speranza e il suo paradosso

Ogni anno con il Natale tutti i cristiani intendono celebrare la nascita di Gesù. Non la nascita di un uomo qualsiasi, ma di un uomo che certamente solo Dio poteva donare all’umanità. Erroneamente pensiamo che ogni anno Gesù nasca nella notte della grande festa. In realtà, con il Natale si vuole ricordare un evento avvenuto una sola volta nella storia, e che potrebbe dare sempre un senso profondo ad ogni vita ed elargire una conversione alla storia degli uomini. Ma non bisogna dimenticarlo: in quella notte è nato un bambino nella totale povertà di una stalla, figlio di due poveri sposi ai quali venne negata anche l’ospitalità. Eppure, ecco sempre la paradossalità del cristianesimo, questo povero bambino è riconosciuto come Messia-Cristo! Il senso del Natale è proprio questo rapporto incredibile tra la povertà e la gloria.

Il Natale è l’annuncio di un mistero: un uomo povero e umile che nasce per trascorrere tutta la sua vita in mezzo alle persone (specie le più dimenticate) con l’intenzione di raccontare in tutto e per tutto l’infinito amore del Padre per gli uomini. Pertanto, l’invito di questa festa è sicuramente quello di stare con gli altri con la stessa gioia con cui Dio sta per sempre con gli uomini.

Solo così il Natale non diventa una magia di poche ore segnata da un buonismo sterile e dal consumo breve di tanti beni e di molti regali, ma si può espandere nell’essere un segno di una vita più umana, piena di senso e capace di esprimere quella luce che brillò nella notte fonda di Betlemme. E tale luce non può essere solo un privilegio di pochi, ma deve essere un impegno concreto per tutti i cristiani: la speranza della salvezza di Dio annunciata e offerta a tutti i viventi.

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Autore

Luca Farruggio

(Catania 1984). Filosofo e poeta, si è laureato al San Raffaele di Milano nel 2011. È allievo di Massimo Cacciari ed Enzo Bianchi. Tra le sue pubblicazioni ricordiamo Bugie estatiche (Il Filo 2006, prefazione di Manlio Sgalambro) e Del pessimismo teologico (Il Prato 2017, prefazione di Giuseppe Girgenti). Si guadagna da vivere insegnando in Veneto e ogni tanto, come pubblicista, dice la sua dove gli capita.



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