Attualità

Pubblicato il 27 Gennaio 2017 | di Gabriella Chessari

WhatsApp sì o WhatsApp no?

Tutti siamo a conoscenza degli enormi progressi fatti dalle nuove tecnologie e tutti siamo consapevoli del miglioramento qualitativo che essi hanno apportato nella nostra vita quotidiana. Sono rimasti in pochi ad evitare le tecnologie,  mentre quasi tutti ne fanno uso e a volte anche abuso.  Ed è proprio su questo aspetto che voglio focalizzare l’attenzione.

Per quanto riguarda WhatsApp, che  è un’applicazione di messaggistica istantanea multipiattaforma per smartphone GRATUITA,  un uso irrazionale e non controllato può causare diversi problemi sia a livello personale che nei rapporti sociali.

Spesso questa applicazione viene utilizzata come mezzo di controllo sugli altri: “l’ha letto e non mi risponde”, “è online e non sa cosa rispondere”. Vedere se l’amico è online, se ha letto il messaggio, e quando si è collegato l’ultima volta, sono tutte cose che generano ansia, insicurezza e desiderio di controllo.

Accade anche di litigare su WhatsApp e in particolare nei vari gruppi (scuola, lavoro, amici). Ma vi siete chiesti mai perché? Perché attraverso un messaggio scritto non viene percepita la comunicazione non verbale, cioè i gesti, gli sguardi, la postura, a differenza di quello che invece accadrebbe durante una comunicazione se avreste la persona in questione di fronte a voi.

Se questo sembra già tanto, manca ancora il pezzo forte: il meccanismo della cosiddetta “Catena di S. Antonio” con il quale si invita a diffondere a tutta la lista di amici e contatti un messaggio accattivante e che attira l’attenzione, ma che è assolutamente FALSO.

Ovviamente la cosa giusta da fare sarebbe quella di eliminare questa tipologia di messaggi e non contribuire in tal modo alla diffusione di informazioni fuorvianti, talvolta del tutto false e  puramente allarmistiche. Purtroppo, però, la maggior parte delle volte questo non accade anche a causa della gratuità della condivisione di tali messaggi e si contribuisce in tal modo ad una disinformazione totale.

In questi giorni siamo stati letteralmente travolti da due messaggi whatsapp “virali”: il primo che riguardava la chiusura delle scuole a Ragusa a causa della neve e il secondo quello di ieri sera in cui una signora ha raccontato un episodio di adescamento minori vissuto da lei personalmente e da suo figlio. Nel primo caso è possibile sottolineare la grande utilità e potenzialità comunicativa di WathsApp, che in pochissimo tempo ha raggiunto tutte le famiglie interessate; mentre nell’altro caso si è procurato solo allarmismo inutile, considerato che non è stato ancora accertato il fatto.

Allora approfittiamo delle nuove tecnologie, ma non dimentichiamoci delle persone e della loro presenza fisica, ma soprattutto stiamo molto attenti alle conseguenze che questo tipo di messaggi possono avere su di noi e nella nostra società.


Autore

Gabriella Chessari

Nata a Ragusa il 5 dicembre 1978; moglie, mamma e collaboratrice dal 1998 dell'Ufficio Comunicazioni Sociali della Diocesi di Ragusa.



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