Società

Pubblicato il 11 Marzo 2017 | di Alessandro Bongiorno

Dopo la formazione un’altra disfatta. Fallita l’Associazione degli allevatori in Sicilia

La Sicilia che va indietro. Chiudendo un’altra porta al suo sviluppo. I segnali non inducono all’ottimismo. Dopo la bancarotta della formazione professionale, che ha lasciato tantissimi giovani senza la possibilità di imparare un mestiere e costruirsi l’avvenire e tanti operatori senza più un lavoro, tocca all’agricoltura e alla zootecnia pagare un prezzo alle inefficienze della Regione.

Il Tribunale di Palermo ha infatti dichiarato fallita l’Associazione Regionale Allevatori della Sicilia (Aras) accogliendo l’istanza di sei lavoratori ai quali non era più da mesi garantito lo stipendio. A pagarne le conseguenze sono ora gli stessi dipendenti dell’Associazione allevatori (a Ragusa c’è una delle sedi più attive) e, soprattutto, gli allevatori cui mancheranno una serie di servizi e, se non si porrà rimedio al più presto, vedranno anche svanire la possibilità di accedere ad alcuni incentivi dell’Unione europea.
Sotto accusa è la Regione che spende milioni di euro per garantire stipendi, premi, incentivi a centinaia di dirigenti, che non lesina indennità ai deputati e al personale del Parlamento, che eroga trattamenti d’oro a chi compie soltanto il proprio dovere, che spreca fiumi di denaro in progetti improduttivi e non riesce a sostenere ciò che potrebbe realmente creare occupazione e sviluppo.

Ragusa è testimone, più di altre realtà, di questo sfacelo. Un’eccellenza come il Corfilac, un’altra struttura pensata per aiutare gli allevatori a migliorare le produzioni, o il Centro di ricerca applicata in agricoltura di Vittoria (mai divenuto veramente operativo) sono l’esempio di una Sicilia che abbandona al proprio destino una realtà fatta di piccole imprese zootecniche e agricole a conduzione familiare. Sacrifici che i burocrati della Regione (che guadagnano anche cifre vicine a quelle del Presidente della Repubblica) non riescono a immaginare e che vengono ripagate con il disinteresse. In questo quadro, come è ovvio che sia, anche la politica ha le sue responsabilità ma su questo pesano anche le scelte dei cittadini che questi politici si sono scelti come propri rappresentanti.

Continuare a sperare in un futuro migliore è necessario ma anche tanto difficile. Intanto, bisogna procedere a salvare il salvabile cercando di tutelare le aziende zootecniche e gli ormai ex dipendenti dell’Associazione allevatori. Spetta alla politica e alla burocrazia, che hanno creato questo danno, trovare soluzioni e rimedi, facendo in modo che non si verifichino più situazioni simili.

L’Associazione regionale allevatori della Sicilia era stata costituita nel 1950 su iniziativa di alcuni Consorzi provinciali allevatori e ha operato per tutti gli allevatori interessati ai programmi di miglioramento zootecnico della propria azienda. A partire dagli anni Sessanta e fino ai nostri giorni, attraverso una serie di attività, ha creato una efficiente rete di servizi tecnici, scientifici, di promozione dei prodotti. Questo impegno ha consentito alla Sicilia di inserire nel mercato le proprie produzioni di qualità che riescono a competere con le migliori espressioni nazionali

Possibile che nella Sicilia degli sprechi non ci sia più bisogno di una realtà simile?

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Autore

Alessandro Bongiorno

Giornalista, redattore della Gazzetta del Sud e condirettore di Insieme. Già presidente del gruppo Fuci di Ragusa, è laureato in Scienze politiche.



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