Vita Cristiana

Pubblicato il 30 Marzo 2017 | di Mario Cascone

Abbiamo visto la tua gloria!

Stiamo per entrare nella settimana santa, che ci fa rivivere, attraverso le celebrazioni liturgiche i misteri centrali della nostra salvezza. Vi propongo una riflessione su tre momenti del cammino di Gesù verso la croce, che è il cammino verso la manifestazione piena della sua gloria.

Gesù entra a Gerusalemme

In groppa a un asinello Gesù fa il suo ingresso trionfale a Gerusalemme. La folla lo acclama Re d’Israele ed egli si presenta sopra un’umile bestia da soma, che ben si addice a ciò che il nostro Signore sta per compiere: il suo sacrificio d’amore sulla Croce, servizio massimo reso all’umanità per ottenerne la salvezza dalla schiavitù del peccato. “Osanna!”, dunque, al nostro Re, che non entra nella Città santa sopra un’imponente cavalcatura, ma montando su un animale di servizio. È divino il servire, non il comandare. Si addice a Dio l’amore, non il potere. Servo per amore si è fatto il nostro Dio. Servo regale, che incede maestoso verso la Croce, dove risplenderà per sempre la sua gloria. «Nessuno ha un amore più grande di questo: dare la vita per i propri amici» (Gv 15,13).

Gesù lava i piedi ai discepoli

Nell’ambito di una cena familiare, in un clima sereno e festoso, «Gesù sapendo che il Padre gli aveva dato tutto nelle mani e che era venuto da Dio e a Dio ritornava, si alzò da tavola, depose le vesti e, preso un asciugatoio, se lo cinse attorno alla vita. Poi versò dell’acqua nel catino e cominciò a lavare i piedi dei discepoli e ad asciugarli con l’asciugatoio di cui si era cinto» (Gv 13,3-5). Compie questo gesto con la consapevolezza di essere il Figlio di Dio, colui al quale il Padre «ha dato tutto nelle mani», colui che viene da Dio! Un Dio che si pone in ginocchio di fronte all’uomo! Inaudito! Un Dio che si mette a lavare i piedi alle sue creature. Impensabile! Tanto che Pietro vorrebbe sottrarsi: «Non mi laverai mai i piedi!». Ma Gesù, che aveva già lavato i piedi perfino a Giuda, il quale stava per tradirlo, come potrebbe non lavarli anche a Pietro, e a me, a te, a tutti noi? Per questo Egli è venuto nel mondo: per “lavarci”, per purificare la nostra coscienza dal peccato e consentirci di partecipare al suo banchetto eucaristico.

È difficile non solo lavare i piedi agli altri, ma anche lasciarseli lavare. È  difficile amare, ma anche farsi amare. Lasciamoci lavare dal Signore, permettiamo a Lui di porsi al nostro servizio, facciamoci salvare dalla potenza del suo amore! E imitiamolo in questo suo atteggiamento: «Se io, il Signore e il Maestro, ho lavato i vostri piedi, anche voi dovete lavarvi i piedi gli uni gli altri» (Gv 13,14).

Gesù prega nel Getsèmani

Appare irriconoscibile il Cristo che prega nell’orto degli ulivi. Colui che dominava perfino la potenza dei venti e guariva ogni sorta di infermità è ora ridotto a una larva d’uomo: tremante, angosciato, agonizzante…Perché, Signore, dici che la tua anima è triste fino alla morte? Perché implori il Padre che ti sottragga dal bere il calice amarissimo della passione? Il motivo è che questo calice è “la coppa della vertigine” (Is 51,22), che i peccatori devono bere “fino alla feccia” (Sal 75,9). E invece sei Tu a doverlo bere, Signore Gesù, questo “vino dell’ira di Dio che è versato puro nella coppa della sua ira” (Ap 14,10). Questo calice contiene tutti i peccati di tutti gli uomini di tutti i tempi. E Tu, Dio-uomo, lo bevi al posto nostro, accettandone tutte le conseguenze: la passione, l’umiliazione, la morte. All’atto di disobbedienza consumatosi nel giardino dell’Eden, Tu ora opponi un atto di perfetta obbedienza, consistente nella piena conformazione della volontà umana con quella divina: «non ciò che io voglio, ma ciò che vuoi tu» (Mc 14,36). In Te, mio Signore, l’uomo obbedisce divinamente e Dio obbedisce umanamente! Mistero grandioso della nostra salvezza: «come per la disobbedienza di uno solo tutti sono stati costituiti peccatori, così anche per l’obbedienza di uno solo tutti saranno costituiti giusti» (Rm 5,19).

 

 


Autore

Mario Cascone

Sacerdote dal 1981, attualmente Parroco della Chiesa S. Cuore di Gesù a Vittoria, docente di Teologia Morale allo studio Teologico "San Paolo" di Catania e all'Istituto Teologico Ibleo "S. Giovanni Battista" di Ragusa, autore di numerose pubblicazioni e direttore responsabile di "insieme".



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