Attualità

Pubblicato il 23 Aprile 2017 | di Luca Farruggio

L’Europa secondo Cacciari

L’ Europa è da sempre un argomento scottante. Qualche giorno fa, in un intervento tenuto durante una conferenza al Teatro Franco Parenti di Milano, Massimo Cacciari ha parlato, ancora una volta, dell’essenza dell’ Europa. Di fronte all’attuale crisi del nostro Continente, l’atteggiamento del filosofo veneziano è sempre disincantato: “non possiamo esprimere paradossi e contraddizioni senza insieme dichiararlo, perché prima dimensione della nostra arte è la diagnosi spietata. Non esiste politica di nessun genere se non è realista: anche la Repubblica di Platone è perfetto realismo politico”.

Per Cacciari, non esiste realtà politica che non sia accompagnata da miti. Il mito ha la funzione di essere un pilastro fondativo che permette a qualcuno a o qualcosa di infuturarsi. Ma qual è il mito europeo? Dopo la Seconda Guerra Mondiale “il destino che si prefigurava era un destino imperiale. I piccoli Stati o si aggregavano – e se volevano una autonomia rispetto ai due titani avrebbero dovuto costruire prima un’area economica, poiché il realismo voleva questo, ma comunque in una prospettiva di unità politica – altrimenti sarebbero rimasti schiacciati tra l’incudine dei grandi imperi e il martello della rinascita dei nazionalismi”.

Perciò, inizialmente, è stato il mito economico a guidare l’ Europa verso il futuro. Ma, una volta avvenute le inevitabili crisi economiche, non poteva che restare saldo solo il mito politico. Ma, quest’ultimo mito, su cosa era fondato realmente? I grandi statisti hanno voluto fondare l’Europa sul modello dello Stato nazionale. Il mito politico, quindi, fu la costruzione di uno Stato Europa. Il mito divenne l’unione delle nazioni. Secondo Cacciari, proprio da una vera confederazione europea si doveva e si dovrebbe partire, non dall’attuale modello statuale centralizzato.

Infatti, nel parlare dell’essenza dell’ Europa, Massimo Cacciari, ha ricordato che sulla bandiera di Carlo V c’era scritto “Sempre oltre”. Questo è il Dna dell’Europa, ma l’alzare muri e barriere sta tradendo il nostro vero carattere e le nostre radici. “Abbiamo la forza di dire che l’ Europa è questa cosa qui, e che adesso questo nostro oltrepassare non potrà essere un oltrepassare che conquista altri, ma all’interno di questo spazio comune è interscambio, accoglienza e riconoscimento?”.

Proprio dal mito politico e dalla coerenza con il proprio carattere, l’ Europa può trovare i valori per ripartire e non dileguarsi nel nulla. Ma deve anche guardare la propria storia in maniera critica; infatti, l’ Europa non è stata solo la grande civiltà dei progressi tecnico-scientifici e dei grandi valori culturali, ma è stata pure il luogo in cui sono nati fascismo e nazismo. Nel suo essere essenzialmente egemonica, l’ Europa è arrivata a toccare i punti estremi del male. Perciò, più che inventare valori a tavolino, dopo il crollo del mito economico, all’ Europa non resta che ripartire dal mito politico, ma guardando con critica il passato e la genesi del presente.

Il discorso finale di Cacciari è chiarissimo: “sbaracchiamo questi ministeri, questo centralismo statuale, muoviamoci nel senso della vera confederazione, a partire dal significati di nazioni, di città, dalle diverse identità – che sono identità europee, e cioè accoglienti, <<trasgressive>>”.

Il filosofo veneziano, con il solito realismo “spietato”, ha concluso dicendo che questa Europa è necessaria, ma non è detto che sia possibile. E, nel dichiarare criticamente il fallimento della sua generazione, ha detto che tocca ai giovani il compito di rendere questa Europa reale.

Ma, ciò che mi chiedo nell’essere un “giovane” allievo di Cacciari è: in un Continente in cui i giovani sono messi da parte in un “essere sempre giovani”, relegati alle periferie delle decisioni e al non essere mai protagonisti, ci sarà davvero qualcuno capace di cambiare coerentemente il destino dell’ Europa? Il mito economico e il mito politico, forse, devono intrecciarsi nuovamente in maniera responsabile e coerente, altrimenti sarà il collasso dell’Europa o il suo cambiamento in qualcosa di totalmente diverso da quello che è stata finora!

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Autore

Luca Farruggio

(Catania 1984). Filosofo e poeta, si è laureato al San Raffaele di Milano nel 2011. È allievo di Massimo Cacciari ed Enzo Bianchi. Tra le sue pubblicazioni ricordiamo Bugie estatiche (Il Filo 2006, prefazione di Manlio Sgalambro) e Del pessimismo teologico (Il Prato 2017, prefazione di Giuseppe Girgenti). Si guadagna da vivere insegnando in Veneto e ogni tanto, come pubblicista, dice la sua dove gli capita.



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