Società

Pubblicato il 5 Luglio 2017 | di Luca Farruggio

La società del successo e (è) il problema dei giovani

Esserci! Ma non come nella filosofia di Heidegger, in cui l’uomo si trova in un contesto esistenziale di apertura al mondo e alla sua comprensione. E nemmeno come la constatazione responsabile del proprio stare al mondo. No! Esserci a tutti i costi per affermare il proprio ego e il proprio successo. Quest’ultima parola pone una grande domanda: cos’è il successo?

Il successo in sé non sarebbe nulla di negativo! Ma una cosa è il successo inteso come la ricerca-raggiungimento della propria dignità e dei propri naturali obiettivi, vissuto in un contesto umano, comunitario e di condivisione. Altra cosa è il successo come affermazione assoluta di sé, che per raggiungere il proprio obiettivo sarebbe costretto pure ad “uccidere” chiunque si volesse porre come ostacolo. Questo secondo successo è negativo! La dignità è umana, il successo è terribile!

Non è un caso che un uomo saggio come l’Abbé Pierre – che di persone famose e potenti ne incontrò parecchie – scrisse nel suo Testamento: “se volete augurare una disgrazia ad un nemico, augurategli di diventare famoso”.

Così sorge un’altra domanda: la nostra società cosa richiede? Se andiamo in una logica comunitaria, dove ogni “io” possiede la sua dignità e contribuisce al bene proprio e a quello comune, allora stiamo andando verso la direzione giusta (dove la parola “giustizia” ha soprattutto un senso di sanità). Ma se andiamo nella dimensione in cui l’io si oppone a tutto e a tutti pur di raggiungere il proprio scopo, in una solipsistica egolatria, allora la nostra società deve dirsi malata.

E tale malattia, viene fuori proprio in un momento di crisi generale in cui la società sembra apparire come la “società del successo a tutti i costi”. Mentre c’è una generazione che ha già dato tutto e un’altra che ha già avuto e che s’impegna quotidianamente per far “stare” il mondo, ecco apparire la terza generazione: quella dei giovani. Proprio quest’ultima rischia di essere ammaliata dalle sirene del successo a tutti i costi. Sirene che cantano in tv, che appaiono e scompaiono in rete, che sbirciano gli esseri umani dai muri delle città e che minano il cuore e le relazioni. Un canto che sembra voler dire sempre: “esisti tu contro tutti, raggiungi il successo, innalzati sopra tutto e tutti”. E mentre il canto invita a raggiungere questo traguardo, appare il ballo del nulla che crea infelicità. Infatti, tutto questo si rivela sempre come chimera! Sarebbe da scemi credere nella felicità che qualche velina ci racconta col suo bel sorriso…

Chiamiamola pure “società liquida” in cui trionfano “le passioni tristi”. Come si fa a non essere tristi quando non è tracciato alcun “cammino”? Di sicuro è una società instabile, che non dà a tutti la possibilità di raggiungere la propria dignità e che, quindi, attira tutti verso la cattiveria del successo a tutti i costi e contro tutti. Una società d’individui solitari nelle piazze affollate, di gruppi (di lavoro, di amici etc.) che non comunicano tra loro se non nell’ipocrisia, e di famiglie chiuse in se stesse o sempre più smembrate.

Appare così una generazione malata composta da sfruttati, da sognatori, da insoddisfatti e da cinici spietati. Come in ogni malattia si ricerca la causa: di chi è la colpa? Troppo facile sarebbe pensare a una occulta regia di pochi potenti che si arricchiscono con questo ordinato-disordine. Potrebbe anche essere, ma la storia ci insegna che le colpe non sono mai chiare e da assegnare a qualcuno in particolare (lo stesso Nerone avrà parlato, mangiato e fottuto con qualcuno nel compiacersi per l’incendio di Roma!). Potremmo dire che la colpa è di tutti!

Ma possiamo pure dire che, in tale caos, la questione di una scelta responsabile e di una seria autocritica potrebbero condurci fuori da questo inferno. Proprio in questo momento storico, con Kierkegaard, possiamo dire: “amico mio! Quello che ti ho già detto tante volte, te lo ripeto, anzi te lo grido: o questo o quello, aut-aut!”. O la società della dignità o la società del successo!

Nel frattempo, senza perdere la speranza e senza farmi cogliere dal fascino apocalittico, ascolto Battiato cantare le parole di Sgalambro: “la gente vive senza più testa, la specie è in mutazione. E non sappiamo dove stiamo andando…”.

Foto di GIULIANO DI GUIDA

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Autore

Luca Farruggio

(Catania 1984). Filosofo e poeta, si è laureato al San Raffaele di Milano nel 2011. È allievo di Massimo Cacciari ed Enzo Bianchi. Tra le sue pubblicazioni ricordiamo Bugie estatiche (Il Filo 2006, prefazione di Manlio Sgalambro) e Del pessimismo teologico (Il Prato 2017, prefazione di Giuseppe Girgenti). Si guadagna da vivere insegnando in Veneto e ogni tanto, come pubblicista, dice la sua dove gli capita.



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